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giovedì 19 Settembre 2019

Crimea e Kosovo: due pesi, due misure, due basi militari

L’eventuale indipendenze della Crimea sarebbe illegale dice Obama, anche se fotocopia di quanto accaduto in Kosovo. Lo sostengono Usa e Ue, ma nessuno dà spiegazioni. Crimea e il Kosovo hanno molte cose in comune, ma la più importante è l’avere basi militari decisive per Russia e Usa in casa

Paese che vai, diritto all’autodeterminazione che trovi. Nel senso che come è noto, non tutti siamo eguali anche del diritto a scegliere. Ad esempio, per ObaMa, Presidente e Nobel Usa, il proposto referendum di separazione della Crimea dall’Ucraina “Violerebbe la legge internazionale e non rispetta la Costituzione del paese”. Manca la spiegazione, ma continua: “Sono fiducioso che lavoreremo assieme ai nostri alleati in Ue per reagire contro l’aggressione russa all’Ucraina”. Usa e Ue compatti, dice Obama sempre senza spiegare perché e per come la Crimea non dovrà scegliere.

Nei giorni scorsi molti hanno paragonato gli eventi in Crimea con della Nato contro la Jugoslavia nel 1999. Eventi diversi interpretati a proprio piacimento, anzi, a proprio comodo. Ad esempio l’ex ambasciatore americano a Mosca Michael McFaul ha sostenuto una presunta grande differenza tra la situazione in Crimea e quella in Kosovo nel 1999 sulla base della minaccia nei confronti della parte che se ne vuole andare. La Serbia aveva minacciato i kosovari, mentre l’Ucraina dell’eroica Maidan, non minaccia nessuno dei russi o russofoni che in Crimea sono la stragrande maggioranza?

Mi verrebbe da ricordare al disattento mister Michael McFaul le variabili della storia e suggerire prudenza. Ricordandogli, ad esempio, le parole dell’allora sui collega nei Balcani, Christopher Hill da Skopje, quando definì i ribelli kosovaro albanesi armati dei banditi e dei terroristi. Poi, pochi mesi dopo fu convinto da Washington o da altra località nei dintorni, Langley ad esempio, che quelli dell’Uck erano invece dei patrioti, dei combattenti per la libertà da sostenere a tutti i costi. Potrebbe accadere anche il contrario Mr. McFaul: scoprire che i tuoi partigiani erano banditi Nazi.

Torniamo al parallelo Crimea-Kosovo. Quesito all’incontrario. Chi minacciava chi in Kosovo? Nella Provincia autonoma del Kosovo vivevano serbi, albanesi, turchi ed altri popoli. Non esistono i kosovari. Chi hanno scelto di difendere gli Stati Uniti scendendo in campo attraverso la Nato? In Kosovo non viveva allora nessun americano, mentre in Crimea vive un milione e mezzo di russi. Questa è una grande differenza. Lo ha scritto sul Guardian Ian Traynor ricordando alcune ragioni di Milosevic durante le guerre nella Jugoslavia che, gestite per l’Ucraina da un Putin fa la differenza.

Nel dubbio oltre che politico e storico persino linguistico uno si rivolge anche al vocabolario. Si litiga su tutto. Autodeterminazione ottenuta dagli albanesi del Kosovo e chiesta ora dai Russi di Crimea. Sinonimi: autodecisione, autogestione, autonomia, indipendenza, libertà, separatismo, sovranità. Se passi al secessionismo e alla Trecani, leggi di “Separazione, distacco di una parte o di un gruppo dall’unità sociale, politica, militare di cui faceva parte, in seguito a grave disaccordo con la parte restante e come forma di aperta protesta e ribellione: fare, e/o minacciare una secessione”.

Torniamo al Kosovo e al Guardian che, essendo anglosassone, non può essere accusato di essere “filo qualcosa” anche ripete ciò che sin materia sostengo io da sempre. Milosevic non aveva la forza di resistere all’espansione della Nato verso est. L’America aveva scelto la Provincia autonoma serba del Kosovo e Metohija per creare la sua base strategica. E ha usato l’Esercito di Liberazione del Kosovo, l’Uck di cui già abbiamo detto. L’uso stupido delle forze anti-terrorismo serbe, l’inganno nel villaggio di Racak, è stato il pretesto per il bombardare la Jugoslavia senza autorizzazione Onu.

Dieci anni più tardi Helena Ranta, esperto giuridico finlandese, ha ammesso che la relazione sul presunto massacro era stata scritta sotto la pressione dell’allora capo della missione Osce in Kosovo William Walker. Galantuomini in Kosovo come a Kiev? Risultato per il Kosovo, la seconda più grande base in Europa per gli Stati Uniti. “Camp Bondsteel”, villaggio di Orahovac, permette all’Alleanza Atlantica di controllare l’area del Mediterraneo e del Mar Nero, le rotte in Medio Oriente, Nord Africa e Caucaso e il transito energetico dalla regione del Caspio e dell’Asia centrale.

Per gli Usa essersi stabiliti in Serbia è legittimo e molto vantaggioso. Gli americani non pagano nessun canone per l’utilizzo di terreni pubblici in Kosovo. La Russia, che il capitalismo furbo lo ha scoperto da poco, per la sua base paga 100 milioni di dollari all’anno. Poi c’è la storia che da una parte pesa da secoli e dall’altra semplicemente non esiste. La Flotta russa del Mar Nero si trova in Crimea da 230 anni. Gli Stati Uniti sono nei Balcani attraverso la Nato dal crollo della Jugoslavia e dopo una sommossa interna da loro favorita. Per creare un Quasi Stato riconosciuto dagli amici.

La galassia di Stati ex Urss in cerca di identità nazionale è difficile persino da ricordare: Nagorno Karabakh, la Transnistria, ora la Crimea, prima furono l’Abcasia e l’Ossezia del Sud ai confini con la Georgia. Boris Eltsin scaricò il georgiano Eduard Shevarnadze. Ora c’è Putin. Che nel 2006 ha usato il precedente Kosovo per dettare il nuovo corso della politica estera russa. Per il Cremlino il principio dell’autodeterminazione dei popoli applicato ai kosovari doveva valere anche per gli Stati non riconosciuti sullo spazio dell’ex Urss. Salva la forma di definire il Kosovo una provincia serba.

Crimea indipendente o Crimea confederata con l’Ucraina, serve il sostegno economico russo. Mentre lì attorno i problemi si moltiplicano. La Moldavia non ha rinunciato alla firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea. Mosca non ha gradito e ha rivolto la sua attenzione sullo Stato non riconosciuto della Transnistria, territorio con una vasta popolazione russa che si è staccato dalla Moldavia dopo il crollo dell’impero sovietico. Uno stato indipendente de facto governato da un’amministrazione autonoma nella città di Tiraspol. Conflitto congelato, ma non accantonato.

 

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