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martedì 12 Novembre 2019

Ucraina in conto Ue
ma in uso alla Nato

Ricordate le ‘Guerre stellari’ minacciate da Ronald Reagan nel 1983 che rischiarono di far scoppiare davvero la guerra nucleare? Già di chiamava ‘Scudo spaziale’ per dare l’idea della difesa e non di una volontà d’attacco. Strategic Defense Initiative, in Italia Difesa Strategica o Scudo spaziale

Scudo antimissile europeo secondo Obama, maggio dello scorso anno da Chicago. Quattro fasi. Prima parte completata nel 2012 col dispiegamento di 29 navi dotate della tecnologia radar Aegis, missili vari, oltre a un radar già funzionante a Kürecik, in Turchia. La seconda fase terminerà entro il 2015, quando in Romania dovrebbe essere operativo il primo radar Aegis terreste Spy-1, dotato di 24 Sm-3. Il numero delle navi nel Mediterraneo -data Sebastopoli- salirà a 32, oltre all’attivazione di un’altra batteria SM-3 in Polonia. Polonia o Ucraina, disse qualcuno. Meglio tutte due è l’ovvio

 

Nel 2018 in Polonia si dovrebbe completare la terza fase con l’installazione del secondo radar Spy-1. Si svilupperanno anche nuovi missili Sm-3, i Block IIA che dovrebbero essere usati contro testate a gittata intermedia, in quanto più potenti e più veloci. In questo arco di tempo, all’arsenale antimissile dovrebbero essere aggiunti 39 Block IB e dovrebbero essere potenziati i sensori per rintracciare le testate lanciate. L’ultima fase ha i contorni meno delineati: prevede lo sviluppo entro il 2020 di missili Sm-3 Block IIB in grado di colpire missili balistici a gittata intercontinentale

 

Peccato che questi nuovi missili vadano a infrangere bellamente l’accordo sulla riduzione degli arsenali nucleari siglato da Usa e Russia nel 2010. Articoli 2, 3 e 4, “Vietato il dispiegamento da parte degli Stati Uniti, di un altro Stato o di un gruppo di Stati di un sistema di difesa missilistica in grado di ridurre significativamente l’efficacia delle armi nucleari strategiche della Federazione Russa”. La possibilità per Mosca, che si fa sempre ò più probabile, è o la denuncia dell’accordo e il ritiro dall’unico successo ottenuto dell’amministrazione Obama nella riduzione degli armamenti.

 

Vie di fuga? Poche. A Obama basterebbe annunciare un tetto alla produzione di intercettatori a lungo raggio al di sotto di una soglia “dannosa” per le armi russe ma la folta rappresentanza di repubblicani al Senato negherebbe al presidente i due terzi necessari per ratificare l’eventuale trattato. Ed ecco che l’intero scudo europeo potrebbe diventare moneta di scambio su un mercato più ampio: quello asiatico. Primi accenni già nel 2013, quando gli Stati Uniti hanno sfruttato la flessibilità dello ‘Scudo’ per schierare la flotta di navi anti-missile altrove rispetto al Mediterraneo.

 

Il ‘teatro europeo’ non è più strategico per Russsia e Stati Uniti. E l’Ucraina con le suo sommosse pilotate dalla estrema destra atlantica proprio non ci voleva, sussurrano a denti stretti sia al Pentagono sia al Cremlino. A Bruxelles, comando Nato, al contrario vedono rimotivato il Patto Atlantico proprio quando l’Alleato e Socio Fondatore Primo Azionista, iniziava a guardare ad un altro oceano. Quel Pacifico che pacioso proprio non e che impone a Washington la difficile sfida del contenimento della straripante Cina che ora, sul fronte delle forse armate, comincia a farsi grosso Dragone.

 

Dunque lo scudo non servirà a proteggere l’America da Mosca, bensì ad avvicinarla a Pechino. La Guerra Fredda del terzo millennio prevede una partita a tre. New entry, la Cina che è anche il principale creditore degli americani e assieme, il loro primo competitor in economia e nel reperire risorse energetiche. Non è un caso Obama se, nel corso del suo primo quadriennio alla Casa Bianca, ha cercato di indirizzare gran parte della sua attenzione in politica estera proprio all’ex Impero di Mezzo. Ora, fine mandato, scatta la competizione. E l’Ucraina? Un bel regalo Usa all’ Ue in uso Nato.

 

Intanto alla Russia la Crimea nessuno la porta via.

 

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