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venerdì 18 Ottobre 2019

Processo ai Balcani
chi è più assassino?

Prima udienza al tribunale dell’Aja per le accuse di genocidio che si sono scambiate Croazia e Serbia, ad alternarsi nel ruolo di vittime o colpevoli. La giustizia della generazione dopo con la tentazione di usarla come arma tra fazioni quando su certi fatto si aspetta che scriva la storia.

In molti lo hanno definito “Il processo inutile”, certamente il processo fuori dal tempo e dalla realtà. Ieri all’Aja, Olanda, Alta Corte di Giustizia, dove Croazia e Serbia si accusano vicendevolmente di genocidio per le nefandezze incrociate accadute nei Balcani dal 1991 al 1995. La prima denuncia è della Croazia, luglio 1999 , quando la Nato ha smesso con le ‘bombe umanitarie’ ma terribilmente vere, Zagabria ha lanciato la sua bomba giudiziaria. Denuncia contro l’allora Repubblica federale di Iugoslavia di Milosevic, accusandola di “pulizia etnica” e di aver attuato “una forma di genocidio attraverso lo spostamento, l’omicidio, la tortura e la detenzione illegale di un gran numero di croati”

 

Zagabria -racconta Italintemedia- nelle accuse abbonda. “Circa 20.000 persone morte durante la guerra che ha scosso i Balcani nell’ultimo decennio del 20° secolo e Zagabria, scrive, chiede ai giudici di condannare Belgrado a pagare riparazioni, di cui spetta alla Corte di fissare nell’importo, per danni a persone e cose, così come l’economia e l’ambiente della Croazia”. Erano i tempi dell’unico ‘cattivo’ quelli, per giustificare le bombe della Nato sulla Jugoslavia. Reazione come prevedibile altrettanto dura di Milosevic da Belgrado che restituisce alla Croazia l’accusa per crimini di guerra e pulizia etnica nell’operazione Tempesta del 1995 che espulse i serbi delle loro case nelle  Krajne.

 

Due mezze ragioni, affermo come testimone d’allora, non solo non fanno un ragione intera, ma soprattutto non fanno un innocente vero. Ma nelle sentenze giudiziaria pare non sia previsto il pareggio. Il problema è che siamo di fronte ad una “partita” che non si doveva proprio “giocare”. Ci avevano provato le diplomazie dei due Paesi per giungere ad un mutuo ritiro delle accuse ed evitare un giudizio che difficilmente arriverà a qualche risultato mentre nel frattempo non gioverebbe certo alla ripresa del dialogo fra i due Paesi. Ma il buon senso, come sovente accade, inciampa spesso nelle piccole stupidità. Chi comincia prima? “Tocca a te che hai iniziato per prima”, “No, tocca a te”.

 

L’entrata decisamente agevolata di Zagabria nell’Ue non ha ammorbidito le sue posizioni e Belgrado replica a tono. Il ballo, sul piano politico, svariati opportunismi di bottega di singole parti politiche nei due paesi, tutte impegnate in infinite forme di competizione elettorale. Sul piano giuridico la definizione stessa per più orrendo e indefinito reato possibile. Genocidio. La volontà di distruggere in tutto o in parte un gruppo etnico”. Scintille tra storia e filosofia. La volontà dei governi serbo e croato di prevalere l’uno sull’altro risulta indiscussa. Difficile pesare una volontà di sterminio tra popoli “cugini” La giustizia che ancora si attende su gravi fatti di allora rischia così di impantanarsi.

 

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