• 27 Febbraio 2020

La destra d’ Israele
a cercarsi l’intifada

Più che proposte politiche sembrano pure e semplici provocazioni. Tipo, progetto del Likud, di portare la Spianata delle moschee che ospita la Cupola della Roccia e la Moschea di Al Aqsa, uno dei tre lunghi cascri dell’Islam, sotto la sovranità israeliana.

Sempre Likud, il distinguere la minoranza palestinese fra musulmani e cristiani. I cristiani sarebbero cristiani a basta. Gli altri genericamente arabi. Tentativo plateale di minare la compattezza della popolazione araba.

L’essere “cristiani”, anche se palestinesi, prevederebbe un accesso al lavoro facilitato.

Proteste politiche locali e nessuna eco da parte della Comunità Internazionale.

Che anzi, aggiunge di suo.

 

Pochi giorni prima, a Parigi il Segretario di Stato americano John Kerry presentato una nuova bozza di pace israelo-palestinese ad Abu Mazen.

La proposta prevederebbe il congelamento delle costruzioni di nuove case nelle colonie più isolate e lontane dai grandi insediamenti che potranno invece continuare a espandersi in cambio dell’ acquisizione per i palestinesi di aree israeliane ad alta densità abitativa araba.

Non affrontato il tema delle 11.700 case già realizzate o in programma dalla ripresa negoziale del luglio 2013 che doveva invece fermare tutto.

Kerry o chi per lui non parla neppure della confisca del 18% di terre palestinesi in Cisgiordania per l’ampliamento delle colonie e la costruzione del “Muro di separazione”.

 

E’ stata invece riproposta al Presidente dell’Autorità nazionale palestinese la richiesta di riconoscere Israele come “Stato ebraico”.

Nabil Amro, membro del Comitato Centrale dell’Olp, la Palestinian Liberation Organization, si è dichiarato diponibile.

Contrario Mustapha Barghouti che spiega perché i palestinesi nonpossono riconoscere Israele come Stato ebraico.

Perché questo significherebbe abbandonare i rifugiati,costretti con la forza a lasciare le loro case, emarginare i palestinesi cittadini israeliani, rinunciare di fatto al diritto al ritorno.

Va ricordato che l’Opl ha riconosciuto unilateralmente lo Stato di Israele nel 1993 come parte dell’Accordo di Oslo. Mentre Israele non ha mai riconosciuto lo Stato di Palestina e si è persino opposto nel 2012 al riconoscimento dell’ANP come Stato Osservatore non membro dell’Onu.

Il riconoscimento di Israele come Stato Ebraico non è stato chiesto all’Egitto nel 1979 e alla Giordania nel 1994 quando furono firmati gli accordi di pace.

Un quinto della popolazione dello Stato di Israele sono arabo-palestinesi (cristisni o arabi a basta?) e dovrebbero accettare di essere cittadini di serie B.

 

Amnesty International” e il Relatore Speciale dell’ ONU per i Diritti Umani nei Territori Occupati Richard Falk nei loro rapporti di fine mese sono esepliciti.

ll primo rapporto, “Trigger Happy” prende in esame gli ultimi tre anni nel corso dei quali almeno 45 palestinesi sono stati uccisi e migliaia feriti quando “molti di loro non rappresentavano una minaccia immediata e diretta per i soldati israeliani”.

La pubblicazione del Rapporto ha spinto l’Organizzazione per i Diritti Umani con sede a Londra a rivolgere un appello ai Governi di tutto il mondo, compresi USA e ed EU, a cessare la fornitura di armi a Israele.

Il secondo Rapporto, quello Onu, parla di “segregazione e apartheid” del popolo palestinese e precisa che Israele ha rifiutato anche la minima cooperazione impedendogli più volte l’accesso nei Territori Occupati “in violazione dei doveri legali degli Stati membri che sono tenuti a facilitare tutte le missioni del Consiglio dei Diritti Umani nonché dell’ONU in genere”.

 

Il documento denuncia inoltre la violenza sproporzionata dell’IDF, l’Israel Defence Forces, l’Esercito, con arresto e tortura di minori, repressione di ogni movimento di protesta pacifica, esproprio di terreni e il “Muro di separazione”.

Il Relatore Speciale “chiede che la Corte di Giustizia Internazionale si esprima sulla illegittima occupazione della Palestina e proibisca il trasferimento di un alto numero di persone dalla potenza occupante nei “Territori Occupati”.

Il Rapporto conclude con frasi nette: “l’occupazione della Palestina possiede le inaccettabili e illegali caratteristiche del colonialismo, dell’apartheid e della pulizia etnica”.

 

Ovviamente Israele contesta e accusa Amnesty International di essere di parte e di ignorare le violenze compiute dai palestinesi contro gli israeliani.

E ha definito personalmente “vergognoso” il pocero Richard Falk del quale, già nel 2012 aveva ottenuto l’espulsione dal team Human Rights Watch e promosso l’adozione di una Risoluzione Onu sul suo ruolo perché “antisemita”.

Stati Uniti e Canada si sono subito accosati e hanno chiesto le dimissioni di Falk anche se il suo mandato scade a giorni.

Il presunto antisemita Richard Falk -importante dettaglio- è di religione ebraica.

 

Comunità Internazionale silente o indifferente. Troppi altri problemi attorno?

Un po’ quello, un po’ il volersi tenere lontani da quella gatta da pelare infinita e irrisolta della questione palestinese.

Nessuna reazione, neppure un blando scontento, quando il Segretario di Stato Kerry ha comunicato alla fine di febbraio che non sarà possibile concludere il processo di pace israelo-palestinese entro la data prevista, cioè il prossimo aprile.

L’ennesimo “processo di pace” a guida Usa che sembra nato per fallire.

Ma gli scontri sulla Spianata delle Moschee dovrebbero quanto meno richiamare alla memoria labile della Comunità Internazionale gli eventi del settembre 2000, che dettero avvio alla seconda Intifada, quella delle stragi.

 

 

Aldo Madia

Aldo Madia

Aldo Madia, per oltre 40 anni ha svolto attività sul terrorismo in Italia e Paesi europei e dell’opposizione armata in Medio Oriente, Asia e Africa.

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