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mercoledì 16 Ottobre 2019

Armi chimiche
Con quelle siriane
qualcuno gioca

La settimana scorsa Damasco ha chiesto un ulteriore rinvio per il trasferimento dell’arsenale chimico alle forze internazionali. Le 1.300 tonnellate complessive di agenti chimici consegnate dal regime devono ancora raggiungere il porto di Latakia, attraverso aree con sicurezza inesistente

La richiesta siriana di posticipare il trasferimento delle armi chimiche, è stata giustificata dalle precarie condizioni sul terreno che non garantiscono la sicurezza del trasporto. Gli Stati Uniti si sono irritati eppure, nell’ultimo report firmato da Onu e Opac e pubblicato di recente, risulta che in base a quanto dichiarato dal governo siriano si sarebbero verificati due tentati attacchi ai blindati in viaggio verso Latakia. Gli attacchi -dei quali non si hanno però ancora altri dettagli- risalirebbero al 27 gennaio e potrebbero essere tra le cause del ritardo nelle operazioni. Davvero poco da ridere.

 

Ma c’è di peggio. Secondo fonti siriane, i container che avrebbero dovuto trasportare le armi chimiche, merci pericolose appartenenti alla classe 6.1 -materie tossiche- non avevano i parametri di sicurezza previsti a livello internazionale. Secondo le stesse fonti, in Siria si stanno quindi costruendo i contanier adatti, in modo da garantire la sicurezza del trasporto, con la supervisione di esperti internazionali. Una soluzione, questa, che è causa di un ulteriore ritardo e fa dunque slittare le operazioni di trasbordo dei 60 container sul laboratorio galleggiante Cape Ray inviato dagli Usa.

 

Intanto, mercoledì 26 febbraio era partito il quarto convoglio diretto al porto di Latakia contenente soprattutto gas mostarda, il più letale degli agenti tossici dell’arsenale siriano. Se si pensa che i primi tre carichi hanno trasferito a Latakia solo l’11% del materiale che dovrà essere trasferito e poi eliminato, appare evidente quanto l’obiettivo finale possa considerarsi ancora molto lontano. Nel frattempo, Gioia Tauro aspetta senza alcuna fretta il passaggio delle consegne e la Cape Ray resta ormeggiata a tempo indeterminato nel porto spagnolo di Rota, dove è scortata da navigli armato.

 

Una volta al porto di Latakia tutta quella montagna di ordigni da disattivare collocati in container a tenuta stagna, verranno imbarcati su una delle due navi da carico scandinave bloccate da mesi nel mare siriano e che aspettano i carichi al largo, in acque internazionali, prima di poter proseguire verso il porto italiano di Gioia Tauro dove dovrebbero trasferire l’arsenale a bordo della Cape Ray, il cargo militare americano appositamente attrezzato per la neutralizzazione degli agenti tossici. Una volta sulla Cape Ray, gli agenti chimici saranno decomposti e resi innocui. Ci raccontano.

 

Poche certezze si tempi e sostanza, molto dettagli a rassicurare l’opinione pubblica inquieta. grazie a un flusso di acqua calda e poi resi inoffensivi attraverso il trattamento con idrossido di sodio (soda caustica). I due sistemi di idrolisi operativi a bordo della nave americana sono in grado di processare una media di 25 tonnellate di materiale al giorno, a seconda degli agenti trattati. Si calcola che a fine processo rimarranno 5,7 milioni di litri di scorie, parte delle quali saranno ancora pericolose ma con un livello di tossicità tale da poter essere trattato in normali strutture industriali.

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