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giovedì 19 Settembre 2019

La Guerra di Crimea
ripesca La Marmora
e i neonati bersaglieri

Credo che di quella guerra assurda per noi italiani combattuta in capo al mondo la sola memoria rimasta agli studenti più zelanti sia il primo cimento sul campo dei neonati e sempre di corsa bersaglieri del generale La Marmora. Per cosa si sia combattuto resta uno dei tanti trucchi di Cavour

Combat dans la gorge de_Malakoff le 8_septembre 1855
Combat dans la gorge de_Malakoff le 8_septembre 1855

 

4 ottobre 1853 – 1º febbraio 1856. Una guerriciola di 2 anni e fronzoli nella penisola russa di Crimea, frontiera russo-turca dell’Armenia e della Georgia. L’Ucraina non esisteva. Scusa formale, il controllo dei luoghi santi della cristianità in territorio turco tra Francia e Russia. Molto meno santamente si litigava, allora come oggi, sulla presenza della flotta russa sul Mar Nero verso il Mediterraneo. Allora alla Russia zarista non andò molto bene, con un pezzo di Bessarabia finito alla Moldavia. In realtà l’impero russo aveva contro mezzo mondo: Impero ottomano, Francia, Gran Bretagna e -giusto per aggiungere sapore alla minestra- un pizzico di Regno di Sardegna e di Savoia.

 

Un’esemplare storia di educate porcate diplomatiche, porte con feluca e pennacchio. La Gran Bretagna non temeva l’espansione russa verso il Mediterraneo, e assieme alla Francia, decide di difendere la Turchia che ognuno vorrebbe in realtà mangiarsi per conto proprio. Il conflitto si svolge soprattutto nella penisola russa di Crimea dove le truppe alleate mettono sotto assedio la città di Sebastopoli, principale base navale russa del Mar Nero. Esattamente allora come oggi. Salvo i bersaglieri e l’assedio. Memoria scolastica personale, le battaglie di Balaklava e della Cernaia, che hanno suoni epici. Gli italiani vincitori incassano un credito dalla Francia per la loro indipendenza.

 

I personaggi in campo sono pezzi di storia con venature da fumetto. Napoleone III in cerca di gloria e dell’appoggio dei clericali francesi. Lo zar Nicola I di Russia con analoghe aspirazioni con la sua Chiesa ortodossa. La solita esibizione di cannoniere tra l’isola greca di Salamina e lo stretto dei Dardanelli. Una splendida partita a Risiko. L’esercito turco ripiega senza combattere fino al Danubio. L’Austria, che sul Danubio ci campa, si allarma. Un pastrocchio dove gli interessi a farsi protettori dei cristiani nel regno musulmano della Sovrana Porta diventano la foglia di fico di interessi molti più terreni. Vedi le attenzioni del maliziosissimo Cavour. Ma peggio di lui fu Napoleone III.

 

Bersaglieri cartinammagine1mappacrimea sito

 

La prima offerta del presidente del Consiglio del Regno di Sardegna Cavour era del 1854. Obiettivo rompere la stretta alleanza tra Francia e Austria per mettere le mani sul Lombardo-Veneto. Ma la non belligeranza dell’Austria fa saltare i piani originari. Quando la guerra iniziò a girare male, gli inglesi chiesero truppe e Cavour accettò di corsa. I francesi, che erano con Cavour ma erano anche alleati con l’Austria, sostennero che l’aiuto piemontese era senza condizioni. Forse volevano soltanto visitare i territori che furono dell’antica repubblica marinara genovese. La Francia biforcuta firmò un accordo segreto con Vienna per mantenere lo status quo in Italia.

 

Il corpo di spedizione piemontese partì da Genova il 25 aprile 1855. 2 divisioni, 18.058 uomini e 3.496 cavalli. I bersaglieri di Alessandro La Marmora non erano ancora stati sperimentati e la carica si lanciava ancora a cavallo. Ai primi di maggio i piemontesi sbarcano a Balaklava. Nel frattempo cambio di zar: muore Nicola I e arriva Alessandro II. Cambia poco, salvo il fatto che l’Austria esita ad attaccare a sua volta la Russia e, dopo solo 6 mesi, muore l’alleanza conservatrice con la Francia. Cavour festeggia. Della guerra degli altri poco ci importa. Ma fu la battaglia della Cernaia a dare lustro al corpo di spedizione piemontese. Non la raccontiamo perché neanche un generale ci capisce.

 

In una battuta, il tentativo russo di dividere i francesi e i piemontesi fu sventato dal generale La Marmora. Un conto pesante quello della Cernaia, con 40.000 russi, 27.000 francesi e 10.000 soldati del Regno di Sardegna. Numeri dei morti ballerini. Sola certezza contabile, i 14 della formazione piemontese, con 46 dispersi e 170 feriti. La sconfitta degli zaristi russi è nell’aria e si ufficializza nel 1856 a Parigi. Peccato che allora mancavano la macchine fotografiche. Il primo delegato a sinistra tra i vincitori è Cavour. Curiosità di mestiere. Fu allora che nacquero i primi inviati di guerra, consentendo così alle popolazioni dei Paesi coinvolti di seguirne le vicende giorno dopo giorno.

 

Il mio collega William Howard Russell, primo reporter di guerra riconosciuto nella storia.
Il mio collega William Howard Russell, primo reporter di guerra riconosciuto nella storia.

 

 

Sul mio collega William Howard Russell, primo reporter di guerra riconosciuto nella storia, ho scritto pezzi di libro che ora ovviamente non ritrovo. Diciamo che il collega è nato in po’ prima di me a Dublino, 28 marzo 1820. Nel 1854 il direttore del Times, John Delane, lo inviò in Crimea come corrispondente di guerra. Il primo civile a svolgere questo compito, dopo troppi generali più bravi con la penna che con la sciabola o letterati che usavano la penna come un’arma. Nell’ottobre del 1854 Russell descrisse la rovinosa carica della cavalleria a Balaklava e le grame condizioni dei soldati inglesi. Indovinate cosa accadde? Rimpatrio immediato. Primo reporter e prima censura.

 

Lev Tolstoj che partecipò all’assedio di Sebastopoli ne ricavò “Racconti di Sebastopoli”. Il poeta britannico Alfred Tennyson scrisse “The Charge of the Light Brigade”, sulla battaglia di Balaklava. 100 anni dopo, 1983, il gruppo musicale Iron Maiden trasforma la poesia nel brano “The Trooper”. Lo scrittore Iginio Ugo Tarchetti fu autore nel 1866 di un audace romanzo antimilitarista. Sulla battaglia di Balaklava si contano almeno tre film. Un cortometraggio americano del 1912, rarissimo, il secondo, conosciuto in Italia con il titolo “La carica dei seicento”, uscì nelle sale nel 1936, probabilmente il più famoso dei tre. Il terzo, del 1968, è una produzione britannica che fece flop.

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