• 19 Febbraio 2020

Armi siriane in arrivo
Carente la sicurezza

Magazzino dove sono abbandonate le sofisticate attrezzature anti minaccia chimica
Magazzino dove sono abbandonate le sofisticate attrezzature anti minaccia chimica

Le prime miniere di carbone non avevano sistemi di ventilazione. I minatori portavano nei nuovi antri delle miniere un canarino dentro una gabbietta. Uccellini particolarmente sensibili al metano e al monossido di carbone. La morte del canarino segnalava il pericolo e l’immediata evacuazione. Neo canarini per le navi dei veleni che arriveranno a Gioia Tauro, i Vigili del Fuoco mandati a vigilare senza dispositivi di protezione individuali adeguati. Il primo che muove scatta l’allarme.

 

Ironie macabre a fare da scongiuro. Ma la situazione è grave. Dopo la grande enfasi delle minacce terroristiche nei confronti del nostro Paese, si sono spesi milioni di euro per la formazione e per l’acquisto di materiali in caso di attacchi batteriologico e chimici, ma poi tutto è stato buttato in capannoni a deteriorarsi. Sono anni che il personale non viene più formato in materia e per i mezzi acquistati per questo scopo, nessuna manutenzione perché mancano i fondi, causa spending rewiev.

 

Materiali come i filtri e le tute, sono scaduti e non idonei nemmeno per una esercitazione. Il settore, quindi, vive in uno stato vegetativo, mentre il comando si sveglia solo oggi perché si parla di armi chimiche dalla Siria. Ma il ministro Lupi non aveva spiegato che il porto di Gioia Tauro è allenato a trafficare con ben altro? Quali sostanze già sono transitate nel porto di Gioia Tauro senza che nessuno si fosse occupato della loro pericolosità? E ora tanta attenzione perché il mondo ci guarda?

 

Le autorità siriane hanno concordato un nuovo piano per l’eliminazione delle armi chimiche. Il nuovo calendario prevede che le sostanze altamente tossiche verranno rimosse dal Paese entro la fine di aprile. Col nuovo piano le autorità siriane potranno fornire la maggior parte delle sostanze chimiche rimanenti per essere trasportate al porto di Latakia il 13 aprile. Altri due lotti di armi si prevede di farle arrivare in porto entro il 27 aprile, lo riferisce il canale televisivo Al Arabia.

 

Il primo carico dovrebbe arrivare a Gioia Tauro dal porto di Latakia, a bordo della nave danese “Ark Futura”. Circa 560 tonnellate di sostanze sigillate in 60 containers, saranno quindi trasferite a bordo della nave laboratorio statunitense “Cape Ray” per essere poi lavorate con procedimenti di idrolisi separando le sostanze chimiche che miscelate formano gli ordigni mortali per poi lavorarle a terra come comuni scarichi industriali. Preoccupazioni invece sono tutte qui, e proprio a casa nostra.

 

Il trasbordo di queste sostanze dovrebbe essere materialmente eseguito in 10-24 ore secondo quanto diffuso dalla Protezione Civile. Con sicurezza per il porto, lato terra e lato mare. Sicurezza garantita da chi? Ma dai nostri sempre eroici Vigili del Fuoco. Nucleo Batteriologico Chimico Radioattivo (NBCR), sostiene nella nota della protezione civile. NBCR: letto così fa quasi paura. Fantascienza. Salvo andare poi a leggere ciò che ha denunciato l’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco.

 

Da una parte la Protezione Civile Calabria rende noto che, nel biennio 2012-2013, nelle banchine del Porto di Gioia Tauro sono stati trasbordati 3.048 container contenenti sostanze pericolose della stessa classe di quelle provenienti dalla Siria per un totale di 60.168 tonnellate. Dall’altra parte c’è la grave e circostanziata denuncia del sindacato dei Vigili del Fuoco. Qualche dubbio sulla sicurezza garantita sino a ieri nei porti e a Gioia Tauro meriterebbe l’attenzione di qualche autorità garante.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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