Privacy Policy Massacro in un liceo Ancora Boko Haram Impotenza del mondo -
sabato 14 Dicembre 2019

Massacro in un liceo
Ancora Boko Haram
Impotenza del mondo

Nigeria, nuovo massacro in un liceo: 58 morti. Per le autorità, è opera di Boko Haram colpito l’istituto a Buni Yadi, nello Stato settentrionale dello Yobe. Una fonte sanitaria dalla capitale Damataru: “Colpiti solo i ragazzi, risparmiate le ragazze”. Devono convertirsi all’islam e fare figli

Nuovo massacro in Nigeria con sempre meno parole adeguate per descrivere l’orrore assurdo: 58 studenti uccisi nell’attacco in piena notte contro un liceo nel nord-est del Paese. L’azione è da attribuire alle milizie islamiste di Boko Haram. I ribelli hanno preso di mira il liceo federale nella città di Buni Yadi, che accoglie allievi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni. I miliziani hanno prima gettato all’interno del liceo materiale esplosivo, una volta penetrati nella struttura hanno aperto nelle camere, uccidendo anche a colpi d’arma bianca. Machete, coltelli evita di tradurre la fonte pietosa.

 

“Le ambulanze hanno trasportato dei corpi. Al momento sono 43 e sono composti nell’obitorio” ha spiegato un responsabile dell’ospedale di Damaturu, capitale dello Stato di Yobe. Nell’assalto al liceo sono stati presi di mira solo i ragazzi, le ragazze sono state risparmiate. L’attacco alle scuole è un marchio di fabbrica di Boko Haram, sigla di cui è ormai noto il significato: “L’istruzione occidentale è vietata”. Lo scorso settembre 40 studenti sono stati uccisi in un istituto agricolo nella città di Gujba, Stato dello Yobe, dove i miliziani di Boko Haram avevano preso di mira i dormitori.

 

Il movimento terrorista si qualifica in lingua hausa, Boko Haram, traducibile con “l’educazione occidentale è sacrilega,” oppure “vietata”, o è “peccato”. Sacrilegio o semplice peccato la punizione come vediamo è la morte. La follia. Il movimento è diviso in tre fazioni, e nel 2011 è stato ritenuto responsabile di oltre 450 omicidi in Nigeria. Con l’escalation degli ultimi mesi c’è chi valuta siano ormai oltre 1000 le vittime di massacri organizzati. Nel frattempo si discute se Boko Haram sia collegato al terrorismo straniero e in che misura si sia scontrato con il governo centrale nigeriano.

 

Forti sospetti di collusione, detto in altre parole. Il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, ha promesso di estendere la campagna militare del gruppo nel sud della Nigeria, riserva petrolifera del maggior produttore di greggio del continente e a maggioranza cristiana. La minaccia fa aumentare le pressioni sul presidente Goodluck Jonathan, già molto criticato per la mancanza di risultati nella lotta agli islamisti. Fronte dei combattimenti senza Stato la linea immaginaria che dal nord scende fino al confine orientale, tagliando fuori lo spigolo di Paese che si incunea tra Camerun, Ciad e Niger

 

Oltre quella linea, a nord, siamo nel cuore delle zone infestate dall’odio fanatico di Boko Haram, la setta integralista che ha steso su tutto un velo pesante, palpabile, di terrore soffocante. E’ terrorismo della peggiore specie, strisciante, continuo, violenza primitiva, che usa il coltello più delle armi sofisticate, si muove al buio, quando la paura allunga le grinfie, nei vicoli dei quartieri di città come nei villaggi isolati delle campagne. Questa terra, evangelizzata dai missionari irlandesi cent’anni fa, è il tragico palcoscenico di una violenza feroce che mira a dividere e imporre un odio che non c’era.

 

I musulmani devono abbracciare il credo del fanatismo, altrimenti diventano bersaglio della setta che non accetta moderazione; e i cristiani se ne devono andare, o convertirsi anche se vivono qui da generazioni, in pace con la stragrande maggioranza dei musulmani, da buoni vicini oppure come famiglie allargate con parenti di fede diversa. Tutto questo è nel mirino degli integralisti, tutto questo deve scomparire: chi non si piega viene ucciso, spiega Oliver Dashe Doeme, vescovo che regge la diocesi sotto la più pesante cappa di terrore di tutta l’Africa, e che rifiuta ogni scorta.

 

«È un fatto di povertà e mancanza di cultura: che cosa vuole Boko Haram? Vuole dire che la cultura è peccato, perché la cultura rende liberi, e loro vogliono che i giovani crescano nell’ignoranza, così sono manovrabili. I terroristi però usano le armi fabbricate in Occidente: qualcuno insegna loro come maneggiare gli esplosivi, la cultura moderna ammessa». Sacerdoti testimoni. «Bisogna raccontare il terrore alle persone non hanno gli strumenti mentali per poter comprendere». «Hanno sgozzato un ragazzino di 15 anni, poi hanno freddato la madre inginocchiata sul corpo del figlio».

 

Dopo l’ultima ondata di violenze il governo nigeriano ha ordinato la chiusura di parte della frontiera nordorientale con il Camerun nel tentativo di bloccare l’afflusso di jihadisti e di gruppi criminali. L’area di confine sigillata è situata in un territorio sotto la giurisdizione dello stato settentrionale di Adamawa, dove si è proclamato lo stato d’emergenza dal maggio 2013. Il generale Iben Nicholas, capo delle forze armate di Adamawa, ha affermato che le misure prese hanno già ridotto il numero di terroristi che entrano in Nigeria. L’allerta alta, ma per le strutture petrolifere.

 

Potrebbe piacerti anche