domenica 21 luglio 2019

Ucraina: rabbia
dai colori incerti

Quando è che una rivolta più o meno spontanea diventa guerra civile? Domanda chiave a Kiev ora è questa. Nato e Ue denunciano l’escalation di violenze esplose in maniera molto organizzata. Si parla di 25 morti e di forse mille feriti. Il presidente Yanukovich convoca i leader dell’opposizione

Ora la guerriglia passa dalle barricate ai numeri. La conta dei morti e dei feriti, ogni parte a moltiplicare o sottrarre sulla base delle convenienze. Di fatto nessuno sa ora le dimensioni reali di cosa e quanto sta accadendo a Kiev. Secondo un lancio di Rai News, saremmo a 25 morti, “mentre il Paese sembra ad un passo dalla guerra civile”. Cosa è accaduto, e come e dove? “Martedì sera sono ricominciati gli scontri in piazza Maidan, nel cuore della capitale. Le agenzie di stampa straniere parlano di oltre mille feriti”. Decisamente numeri esagerati ma è la fotografia del clima di estrema tensione.

 

Tutto sarebbe cominciato, è la cronaca, con gli agenti sui lati della piazza occupata dai dimostranti. Ma seguiamo testualmente la cronaca da agenzie stampa. “Poi l’assalto per tentare lo sgombero, con fiammate di bombe molotov (quindi c’erano e qualcuno le tirava, NdR), e scoppi di lacrimogeni contro manifestanti da parte loro armati di spranghe e in alcuni casi anche di pistole (testuale da fonti non ucraine sul campo, NdR). Tra le vittime della giornata anche sei agenti”. Una violenza che non pare certo casuale. Ma restiamo ancora nella cronaca confusa dei fatti come ci vengono riferiti.

 

“Le proteste sono scoppiate nella mattinata di martedì, quando un cordone di agenti ha impedito a un corteo di migliaia di dimostranti di avvicinarsi al Parlamento, dove si sarebbe dovuta discutere una riforma costituzionale chiesta dall’opposizione. L’obiettivo era ridurre i poteri del presidente. In serata la folla ha occupato di nuovo il municipio di Lviv e di Kiev, dopo il segnale di distensione al governo in seguito al rilascio di 234 oppositori arrestati. Quindi, la protesta a piazza Maidan. Il presidente ucraino, si è detto disposto ad incontrare oggi anche gli altri leader dell’opposizione”.

 

Sempre da agenzie stampa internazionali. “Manifestanti catturano agente e l’espongono suL palco. I manifestanti antigovernativi hanno catturato un poliziotto e lo hanno portato sul palco di piazza Maidan, cuore della rivolta a Kiev. Lo fa sapere il Kyiv Post aggiungendo che i dimostranti hanno anche incendiato un blindato della polizia”. Troppa violenza non spontanea e politicamente incerta su quella piazza, è la preoccupazione anche europea adesso. Catherine Ashton. responsabile degli Affari esteri dell’Ue dichiara che “le decisioni politiche vanno prese in Parlamento”. Non in piazza.

 

Per Mosca, chi semina raccoglie. “Quanto sta succedendo” recita una nota del ministero degli Esteri “è la diretta conseguenza della politica di connivenza perseguita da quei politici occidentali e da quelle strutture europee, che fin dall’inizio della crisi hanno chiuso gli occhi sulle azioni aggressive delle forze radicali ucraine”. Washington replica ma è preoccupata. “Condanniamo l’uso eccessivo della forza da qualsiasi parte provenga. La forza non risolverà la crisi”, ha detto il portavoce della casa Bianca. “Invitiamo Yanukovich a ripristinare la pace e a stabilità mettendo fine all’escalation”.

 

Sia pure mantenendo le rispettive e contrapposte posizioni di schieramento le due superpotenze qualche problema su quanto sta accadendo in Ucraina se lo pongono. Stati Uniti in particolare. La stessa stampa Usa ora parla di chi ha sequestrato e preso il controllo di edifici del governo ucraino appiccato il fuoco e usato slogan razzisti, antisemiti e nazisti. Da parte statunitense resta la difesa di principio sul diritto ad associarsi “a quei partner che li aiuteranno a realizzare le loro aspirazioni”. Questione delle rispettive sfere d’influenza in Europa tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa.

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