lunedì 27 maggio 2019

Nigeria martire
Crociata rovesciata
dei Boko Haram

Massacro continuo. 26 gennaio a Kawuri, Stato di Borno, 50 morti. Stesso giorno a Waga Chakawa, Stato di Adamawa, 30 persone ammazzate in chiesa. 11 febbraio a Konduga, Stato di Borno, 50 morti. 15 febbraio a Izghe, Borno, oltre 100 morti. Stesso giorno, Baga, Lago Ciad, vittime imprecisate

A volerla semplificare in una guerra di religione, saremmo nel classico di una contro-crociata. Islamisti contro cristiani. Se vogliamo lettere i fatti attraverso questa chiave di lettura, in questo inizio di 2014, tra civili, militari e guerriglieri, le vittime del conflitto che dal 2009 contrappone Boko Haram alle forze governative raggiunge e supera quota 5.000. I cultori della statistica precisano che quasi un terzo di tutte le vittime si concentra nel periodo da maggio a oggi. Quindi, una escalation dell’attività della setta islamista negli ultimi nove mesi, proprio quando il presidente Goodluck Jonathan ha proclamato lo stato di emergenza nelle province di Borno, Yobe e Adamawa.

 

Avevamo già visto il 16 gennaio scorso con l’aiuto di Aldo Madia (http://www.remocontro.it/africa/lislam-feroce-nigeria-boko-haram/) che proprio Borno, Adamawa e Yoba, i tre Stati del Nord Est nigeriano fra il Lago Chad e i confini con Niger e Camerun, sono i più poveri tra i 36 Stati che fanno parte della Nigeria. Una popolazione di 10 milioni su un totale di oltre 170 milioni con una maggioranza musulmana concentrata al Nord e quella cristiana nel Sud ricco di risorse energetiche. Qualcosa di più complesso di una feroce ma semplice guerra di religione. Ed ora la dimostrazione della fragilità e della inconsistenza delle forze armate nigeriane sconfitte su tutti i fronti. Vince la setta islamista.

 

A questo punto occorre rivedere la guerra che Boko Haram sta combattendo contro il resto della Nigeria. Certamente, interrogati sulle loro motivazioni, i fondamentalisti parlerebbero di una lotta contro i nemici dell’Islam. In una visione politica più articolata ti racconterebbero della stridente contrapposizione tra un nord, poverissimo, e un sud ricco e corrotto. Ma andiamo a vedere chi sono e come nascono questi gruppi armati. Cos’è Boko Haram? Il movimento si ispira a Usman Dan Fodio che nel XIX secolo aveva guidato una rivoluzione contro la dinastia dei re Hausa ritenuta corrotta e idolatra e creato il Califfato di Sokoto nel Nord del Paese. Rigida osservanza coranica.

 

Il ritrovato benessere durato sino all’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1960 declinò in poco meno di un decennio con lo sfruttamento energetico del Sud che favorì una forte crescita economica ma una successione di governi tra i più corrotti al mondo. Eppure la Nigeria è ricca. Basti pensare che è cresciuta nel 2013 del 6,75%, con un Pil previsto per quest’anno del 7,2 %. Ma è uno Stato in cui c’è il 23% di disoccupati, il 46% fra i giovani, e decine di milioni di abitanti vivono sotto la soglia di povertà con meno di 2 dollari al giorno. Un Paese in cui il divario tra ricchi e poveri si allarga a forbice e costituisce di fatto il terreno fertile per la ribellione estrema dei Boko Haram.

 

Sulle origini della formazione islamista rinviamo al pezzo di Aldo Madia già citato. Per collegarci al presente dobbiamo partire dal 2010, da quando i Boko Haram sono guidati da Abu Baker Shekau e da una Shura di 30 membri. Da allora si sono diffusi nell’intera regione del bacino del lago Chad arrivando a reclutare tra i 5 e gli 8 mila militanti. Il loro programma è chiaro, da far paura: Nigeria governata secondo la Sharia annullando la Costituzione; feroce anti-cristianesimo a favore della vera fede con ultimatum ripetuti rivolti agli ‘infedeli’ di lasciare il nord del Paese. Operazione di pulizia etnico-religiosa attraverso il ricorso alle stragi. Rapporti con analoghe formazioni jihadiste.

 

Potrebbe piacerti anche