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martedì 10 Dicembre 2019

Siria armi chimiche
Cambiano i piani
Gioia Tauro in forse

La Siria a velocità alternate. Il tentativo di negoziati fra regime e opposizione a Ginevra si è di fatto arenato. Come sta accadendo per le armi chimiche da portare fuori della Siria che stanno prendendo i tempi del forse. Cambiano i piani e forse lo scalo a Gioia Tauro diventerà inutile

La Siria ha consegnato il terzo carico di agenti tossici destinato a salpare dal porto di Latakia, ma sta accadendo sempre troppo lentamente. Secondo l’agenzia Reuters, Russia e NATO starebbero progettando un’operazione navale congiunta nel Mediterraneo, per sveltire quelle che chiamano “le operazioni di distruzione delle armi chimiche siriane”. Il piano prevederebbe che navi da guerra NATO e russe proteggano congiuntamente la Cape Ray, la nave cargo della marina USA trasformata in laboratorio chimico e incaricata di distruggere in mare circa 500 tonnellate di agenti chimici.

 

Si dovrebbe arrivare alla messa a punto del nuovo piano entro la prossima settimana. Sempre fonti non ufficiali. Contemporaneamente, la nave danese Ark Futura che da settimane si porta a spasso per il mediterraneo i primi carichi di agenti chimici destinati alla Cape Ray per la distruzione, dovrebbe dirigere e fare scalo nel porto italiano di Gioia Tauro, “senza però che il materiale sia mai scaricato a terra”, precisano ancora una volta. Plateale la contraddizione di una Cape Ray che dalla Spagna, dove ora si trova, andrebbe direttamente verso il mare della Siria per prendersi le armi.

 

A che servirebbe a questo punto lo scalo di puro sbarco-imbarco dei famigerati containers tra i due mercantili scandinavi e la nave laboratorio Usa? Salvo che, nel cambio dei piani strategici causa gli imprevisti della guerra, quei containers ottimisticamente già stivati a bordo della Ark Futura e costretti in una non certo sicura e rassicurante crociera per il mare di Levante, qualcuno non li voglia depositare provvisoriamente a terra. Njon a Gioia Tauro, era stato promesso. Da prestarci attenzione. A rilento lo smantellamento dell’arsenale chimico, peggio ancora i colloqui di Ginevra.

 

Siria a velocità alternate. Il tentativo di avviare negoziati fra regime e opposizione avviato in Svizzera si è di fatto arenato, diventata una ipotesi evanescente. Come sta accadendo per le armi chimiche da portare fuori della Siria che stanno prendendo i tempi del forse. Salvo l’evacuazione dei civili da Homs, le speranze di un superamento della fase più acuta della crisi si fanno labili. Al punto da spingere il mediatore Onu Brahimi a chiedere scusa ai siriani: “In questi due round non li abbiamo aiutati molto”. Il fatto che si continui negli incontri di fatto non frena la guerra. Anzi.

 

Secondo il portavoce del Free Syrian Army, la sparuta opposizione laica, i combattenti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, l’Isis, avrebbero perso terreno da quando i ribelli hanno quasi bloccato i canali d’approvvigionamento dall’Iraq ed espulso l’organizzazione jihadista da Deir el-Zor, verso l’est del Paese. Il fronte jihadista-qaedista cede-cederebbe posizioni anche altrove: le milizie di Al-Nusra (ormai in guerra a loro volta con l’Isis) si sarebbero ritirate dal campo profughi palestinese di Yarmouk, sud della Capitale, dopo mesi di trattative fra le autorità e il regime siriano.

 

L’offensiva dell’esercito siriano e di Hezbollah si va intanto concentrando su Yabrud, città strategica lungo il confine con il Libano. Sembra l’inizio di una più vasta offensiva militare per prendere il controllo dell’intera area montuosa di Al-Qalamoun. Scontri a sfondo religioso, invece, hanno causato quasi cento vittime in diverse località nel governatorato di Hama, nella Siria centrale, in particolare a Maan, villaggio a maggioranza alawita, attaccato il 9 febbraio da ribelli jihadisti, e nei villaggi a maggioranza sunnita di Sawra e Jamala, forse attaccati dalle forze lealiste di Damasco.

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