venerdì 19 luglio 2019

Arsenale navigante
solo per Assad.
Azzardo col sospetto

Cari amici di Gioia Tauro, rasserenatevi. Parlo della questione delle armi chimiche siriane da trasbordare nel porto della vostra città. Non è detto che quanto annunciato e da voi temuto accada davvero. Leggo da molte fonti che lo smaltimento dell’arsenale chimico siriano è ancora in alto mare. Anzi, che è proprio a terra. E per […]

Cari amici di Gioia Tauro, rasserenatevi. Parlo della questione delle armi chimiche siriane da trasbordare nel porto della vostra città. Non è detto che quanto annunciato e da voi temuto accada davvero.

Leggo da molte fonti che lo smaltimento dell’arsenale chimico siriano è ancora in alto mare. Anzi, che è proprio a terra.

E per l’agenzia internazionale incaricata dello smaltimento degli agenti tossici i rischi sono diventati elevati. Oltre ai costi per tenere le navi cariche di nulla in attesa del materiale chimico da rendere innocuo dove, quando e come non si sa bene.

 

Ve li abbiamo mostrati più volte quei due mostri d’acciaio scandinavi, traghetti da carico enormi. Traghetti al maschile, navi al femminile: la blu, Ark Futura, danese, l’altra arancione, Taiko, norvegese. Queste due bestie galleggianti con valido e costoso equipaggio a bordo e stive vuote pronte ad accogliere i cruenti tentativi da piccolo chimico di Assad. Da quasi 2 mesi quelle due navi vanno avanti e indietro tra Limassol, Cipro, e Latakia, Siria. Cariche di nulla o quasi.

Nove container con sedici tonnellate di materiale. Fronzoli di un arsenale di oltre 1000 tonnellate.

Ma con costi da far paura, a dare retta alla Bbc. Circa mezzo milione di dollari al giorno. E senza metter4 in conto le scorte militari sia scandinave sia rosse e cinesi o quant’altro di volante o sottomarino attorno.

Oltre ovviamente alle Nave militare da carico Usa, la Cape Ray, destinata a fare da laboratorio navigante cavia. Una voglia di sperimentazione quasi sospetta.

 

E qualche dubbio su tutta l’operazione comincia ad affacciarsi.

Quali tempi e quanti soldi? Doveroso chiedersi quanto i Paesi coinvolti nell’operazione vorranno e potranno continuare a finanziarla, con tempi che sembrano allungarsi.

Il 30 giugno prossimo è la data fissata per lo smaltimento di tutto l’arsenale chimico di Assad ma le operazioni ma le operazioni sono ben lontane dall’obiettivo anche se l’OPCW, l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, ritiene che lo smaltimento in alto mare sia ancora un obiettivo realizzabile.

Ovviamente, attorno al campo di battaglia la parti in conflitto cercano di seminare sospetti, vuoi contro i ribelli che minacciano le vie di trasporto delle armi verso il porto di Latakia, vuoi contro i governativi che cercherebbero di nascondere parte del proprio arsenale.

Da Ginevra però i rappresentati dell’OPCW parlano di un governo che continua a collaborare.

 

A livello internazionale intanto inizia a prendere corpo, ancora silente, una corrente di pensiero che invoca per l’arsenale di Assad una sorta modello libico. Smaltimento degli agenti chimici in patria. Per la Libia il deserto del Sahara verso il Ciad, per la Siria sarebbe da decidere.

E c’è anche un titolato sostenitore di questa tesi alternativa.

Si chiama Hamish de Bretton-Gordon, ex alto ufficiale in forza al Reggimento RNBC, le armi radiologiche, nucleari, biologiche e chimiche del Regno Unito. Mister de Bretton-Gordon -secondo quanto riferisce LookOut- oltre che fare riferimento alla Libia basterebbe prendere esempio dell’nesperienza in Afghanistan (di cui nessuno ci aveva mai detto nulla) dove gli agenti chimici esistenti sul posto (altro segreto) sarebbero stati smaltiti in loco e in condizioni di sicurezza non peggiori di quelle siriane.

 

Hamish de Bretton-Gordon sostiene che questa ipotesi sarebbe più veloce e fattibile ed si dichiara certo del fallimento della pianificazione originale dell’OPCW con una quantità di navi da sbarco in Normandia a fare melina nel Mediterraneo di Levante.

Ultima annotazione a indurre i nostri lettori a una sempre prudente diffidenza: Hamish de Bretton-Gordon gestisce una società denominata SecureBio e una volta era il capo delle armi chimiche Counter Terror Force Gran Bretagna.

Interessante come alle SecureBio si pubblicizzano descrivendo il loro staff. «SecureBio’s operational and training teams are highly experienced CBRN users, able to adapt and flex to meet your requirements from the Board room to the Mail room. All of our operators are cleared to UK Secret, having honed their skills on CBRN operations around the world with specialist units from the British Army and Metropolitan Police Service».

Già, “UK Secret”, insomma, siamo tutti o ex spie o militari o sbirri. E uno sta tranquillo.

 

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