• 27 Febbraio 2020

Sul caso Marò
governo indiano
in imbarazzo

Cortesia formale sempre al massimo, tra sorrisi ed inchini, anche quando i due ficilieri di marina, come ogni mercoledì, andranno al commissariato di polizia di Chanakyapuri per firmare il registro dei detenuti in libertà condizionata. Ma la rabbia indignata molta sotto. E cresce la cosiddetta «diplomazia di pressione». Joachim Guack, il presidente della Germania in visita in India incontrerà il presidente Pranab Mukherjee e il premier Manmohan Singh. E nelle forme dovute, dirà loro che devino darsi una mossa e «Trovare una soluzione del caso è nell’interesse di India, Italia e Europa».

 

Che sia cambiata l’aria attoano al caso, lo colgono anche i colleghi indiani, solitamente molto nazionalisti. «The Hindu», più di un milione di copie, è il primo a sparare il titolo: «Un ritardo ingiustificato». La fotografia del caso: «Stretta tra l’indignazione di chi vede l’uccisione arbitraria di due marines dal grilletto facile e l’imperativo di un processo equo per gli indagati, l’India sembra vacillare sia a livello diplomatico che giuridico. Serve un approccio credibile e giuridicamente sostenibile per evitare battute d’arresto diplomatiche o, peggio, un’invalidazione giudiziaria».

 

Segnali di una sorta di un esame di coscienza che esprime imbarazzo». Contemporaneamente resta in piedi lo scontro nel governo di New Delhi con il ministro dell’interno Sushil Kumar Shinde che non si è ancora arreso ai colleghi di esteri e giustizia. In una versione giuridica abbastanza assurda vorrebbe ottenere imprecisate «adeguate ragioni» per di rinunciare al procedimento per terrorismo, il Sua Act che prevede la pena di morte e un processo con l’inversione della prova: non è l’accusa a dover provare la colpevolezza, ma l’imputato a dimostrare l’innocenza. Assurdo giuridico evidente.

 

Errori da tutte e due le parti, Roma e Nuova Delhi, si lascia andare un diplomatico indiano a Roma con La Stampa di Torino. Due anni da rimuovere, cancellare, se lunedì, all’udienza il ministro dell’interno ritirasse il Sua Act e la Suprema Corte dovesse decidere per un processo «equo». Anche se, dalle anticipazioni stampe, non è aria. Nella ricerca della soluzione, la diplomazia di pressione coinvolge anche gli Usa. Il New York Times scrive: «Sebbene Washington non sia coinvolta nel caso, l’interminabile dramma tra Italia e India mostra come certe controversie possono a volte durare per anni».

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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