giovedì 22 Agosto 2019

Chi a Kiev cerca
il tanto peggio
per un suo meglio?

Grida l’allarme tra i rivoltosi che, annunciando i timori di un intervento dell’esercito, sembrano quasi sollecitarlo. Al vertice sulla sicurezza a Monaco gli si sono appellati al segretario di Stato Kerry. Il ministro russo Lavrov: «Le manifestazioni sempre più violente sono forse democrazia?»

Venti della guerra civile con provocazioni contrapposte. Primo tra tutti, il capogruppo di Patria, il partito di Yulia Timoshenko che ha denunciato all’algida Catherine Ashton l’ipotesi di un intervento dell’esercito quasi ad invocarlo. Al vertice della sicurezza a Monaco gli oppositori del governo si sono appellati al segretario di Stato Usa John Kerry-. Replica del ministro degli Esteri russo Lavrov: «Le manifestazioni sempre più violente sono forse democrazia?», ha chiesto Lavrov. Scontro sul fronte diplomatico che non attenua quello sulla strade. Che somiglia sempre più ad una guerra civile

 

Il ministero dell’Interno ha accusato i manifestanti di aver torturato un poliziotto in borghese dopo averlo picchiato e trascinato nel palazzo del municipio. Sarebbe accaduto davanti a un dirigente del partito nazionalista Svoboda, Iuri Levcenko, che però ha negato le accuse. Sulla ‘Voce d’Ucraina’, la locale Gazzetta ufficiale, è stata intanto pubblicata la legge d’amnistia approvata il 29 gennaio dal parlamento e criticata dall’opposizione. La norma, infatti, prevede la liberazione dei dimostranti antigovernativi in cambio dello sgombero degli edifici occupati. 15 giorni di tempo per pensarci.

 

Infine i servizi segreti ucraini, l’Sbu, stanno indagando su un tentativo di golpe dopo aver esaminato i server sequestrati il 9 dicembre nella sede del partito di Timoshenko. L’accusa è di «proteste pianificate». Già il ministero dell’Interno ucraino aveva accusato il partito Patria di Timoshenko di aver pianificato in anticipo le proteste di massa e persino gli scontri violenti con le forze dell’ordine delle ultime settimane. Secondo gli uomini del dipartimento investigativo, esiste materiale tecnico informatico e i server sequestrati nella sede del partito in via Turivska, a Kiev che lo dimostrano.

 

L’opposizione ovviamente nega, anche alla fine ammette una irruzione e un sequestro. Per la portavoce di Timoshenko, vi fu una irruzione nell’edificio «più di 20 agenti armati di pistole». Ora la polemica si sposta sull’indirizzo dove sarebbe stata installata quella la centrale di coordinamento dei gruppi organizzati della rivolta. La polizia prima aveva cercato di tenere segreta l’operazione poi parlato di una azienda la cui sede di trova al numero 19-B di via Turivska dove furono operati i sequestri di documenti e materiale informatico. Accusa e replica sul caricaturale: la sede del partito Patria sarebbe al 13 di via Turivska, ribattino, “e non al 19-B”. La rivoluzione da numero civico.

 

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