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domenica 17 20 Novembre19

India superpotenza:
ma per i Marò
la giustizia elefante

Tra favola e presa in giro: il tribunale speciale di New Delhi ha deciso oggi di rinviare al 25 febbraio la discussione su una richiesta della polizia investigativa Nia di trasferire i marò sotto la tutela dello stesso tribunale. L’assurdo di trattare da pirati chi i pirati veri li combatteva

Prima di parlare dei Marò, una favola indiana, quella de “La volpe e il bramino”. Oppure, se volete, -nuovo titolo per la circostanza- pirateria e anti pirateria. «C’era una volta un bramino -anche in India la fiabe iniziano sempre così- Un giorno, nell’attraversare una foresta trovò una gabbia nella quale era stata rinchiusa una bellissima tigre. Il bramino provò pietà per la tigre e decise di liberarla, anche se sapeva che le tigri potevano mangiare gli uomini. La tigre gli disse: “Ti giuro che non mangerei mai il mio benefattore!”. Il bramino la liberò ed allora l’animale disse: “Come potevi pensare che giurassi il vero? Ho fame!”. Tagliamo qui, aggiungendo che alla fine il bramino si salva.

 

In tutta l’ormai infinita storia sui due fucilieri di marina scaricati dalla Enrica Lexie, e non soltanto, il problema è quello di mantenere la lucidità di fronte all’ondata di indignazione che ti monta dentro. Primo, per non finire nel calderone un po’ patetico e dannoso per i due, degli orfanelli politici in cerca di resurrezione. Tra loro l’ex ministro che per incapacità e/o clientele con gli armatori ha mandato al macello i due fucilieri senza regola di ingaggio e gerarchie di comando. Seconda ragione per contenersi, il non cadere nel razzismo nei confronti di un grande Paese e soprattutto di un grande popolo e di una grande cultura. Proviamo quindi a rimanere ancorati soltanto ai fatti.

 

Dopo l’inezia di due anni trascorsi, ancora un rinvio soltanto per stabilire l’inizio, se mai ci sarà un inizio in questa sorta di favola-incubo scritta a New Delhi. Il Tribunale Speciale -è già il nome inquieta- ha deciso di rinviare la discussione sulla richiesta della polizia antiterrorismo di trasferire i marò sotto la tutela dell’inquietante Tribunale Speciale. Forse sono scemo io, o forse lo sono altri. Parrebbe che la Polizia Speciale (Nia) si sia rivolta al Tribunale Speciale per decidere se debba essere lui, il Tribunale Speciale a riservare ai due marò italiani in trattamento speciale, tipo le pena massimo prevista che è la condanna a morte. In India la sentenza capitale avviene per impiccagione.

 

Secondo il quotidiano Indian Express, lo stesso governo indiano ha fatto presente al suo ministro della giustizia che la legge in questione è stata concepita per contrastare il terrorismo e la pirateria e che questo non è il caso della vicenda in cui sono morti i due pescatori al largo del Kerala. Un colpo di buon senso arrivato con quasi 2 anni di ritardo? Pare che a questo punto sarà chiesto alla Procura generale indiana di rivedere la sua precedente opinione. Da Delhi intanto: “Il governo sta valutando la propria strategia futura date le ramificazioni internazionali”. Sembra che la nuova grinta italiana dopo i troppi strati di morbidezza alla De Mistura aiuti. L’Ue ora in campo aiuta a sua volta.

 

Nell’attesa di fatti, al vecchio cronista viene in mente una questione giudiziaria indiana che 20 anni fa fece clamore. Quando la Corte suprema di New Delhi discusse la causa degli ex grandi re spogliati delle loro prerogative da Indira Gandhi. Parliamo dei favolosi Maharaja che hanno dominato il subcontinente per millecinquecento anni. Quei signori feudali che, ancora nel 1947, possedevano più di un 1,5 milioni di chilometri quadrati di terra, che si compiacquero di conferire alla nascente Unione Indiana in cambio del riconoscimento di un appannaggio, del mantenimento dei loro palazzi e dei privilegi del titolo. L’idea oggi è quella della giustizia dei grandi re Maharaja.

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