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lunedì 18 20 Novembre19

La Siria palestra
per esaltati armati
Incubo sul mondo

Donne e bambini via da Homs: è il primo risultato della conferenza di pace sulla Siria a Ginevra. Si lamentano invece i rappresentanti di Austria, Belgio, Francia, Italia e Olanda che hanno denunciato il gran numero di loro concittadini che stanno combattendo in Siria. Scuola di guerra per spostati

Attualità. Donne e bambini via da Homs: è il primo risultato della conferenza di pace sulla Siria Ginevra 2. Homs è una delle roccaforti ribelli e da un anno e mezzo è assediata dalle forze lealiste. Secondo il negoziatore delle Nazioni Unite le donne e i bambini sarebbero liberi di partire immediatamente. Secondo l’Onu, una buonissima notizia in un quadro che nei giorni scorsi appariva fallimentare. “Certo -ha ammesso Brahimi, il negoziatore delle Nazioni unite- procediamo lentamente, ma qualche volta questo è il modo migliore per procedere velocemente”. I negoziati termineranno venerdì 31 gennaio per una pausa di nove giorni, affronteranno questioni estremamente pratiche per cercare di aumentare la fiducia tra le parti in causa. Ma veniamo al dettaglio che intendiamo affrontare.

La Siria come Scuola di guerra per tutte le teste calde del mondo. Leggiamo cosa ci racconta Aldo Madia

 

I volontari europei che combattono sui diversi fronti in Siria dovrebbero essere fra 1500 e 2 mila, stando alle stime dei Paesi interessati: circa 200 belgi, quasi 500 francesi e attorno ai mille britannici. Forse 50 gli italiani, ma mancano riscontri credibili.

Secondo gli accertamenti di Austria, Italia e Olanda, volontari europei vogliosi di guerra islamica, per raggiungere Damasco seguono tutti un percorso comune: centri di reclutamento in Belgio, Austria e Francia, dopo di che i volontari raggiungerebbero la Turchia per poi passare in Siria e militare nei fronti qaedisti.

A riscontro delle valutazioni sul numero di combattenti europei schierati sui diversi fronti in Siria, le vittime accertate: 20 belgi e 21 francesi e l’italiano Giuliano Delnevo, convertito all’Islam col nome di “Ibrahim”.

 

Dall’inizio della crisi siriana ad oggi la difficoltà di acquisire dati affidabili e la possibilità di verifica è via via aumentata col procedere del conflitto.

Le informazioni via via ottenute vengono incrociate con segnalazioni di arresti, morti e scomparsi in modo da raggiungere una forbice di dati con il minimo e il massimo stimato.

Questi i risultati. Nei Paesi europei e della Comunità degli Stati Indipendenti si individua il più alto numero di volontari.

Ma vediamone la distribuzione partendo dal cortile di casa nostra.

Nei Balcani, da Albania, Bosnia e Kossovo sarebbero partite dalle 40 alle 200 persone;

Belgio, Francia e Germania, da 80 a 450;

Comunità degli Stati Indipendenti e nell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, in linea decrescente Russia, Cecenia, Kazakistan, Ukraina e Kyrgystan, con 70/450 persone.

 

Fra i Paesi islamici i più alti numeri di volontari si trovano, in ordine decrescente, in Giordania con 110/1.800 persone;

Arabia Saudita con 200/900 militanti;

Tunisia che conta 150/750 reclutati:

Libano con 150/700 elementi;

Libia con 250/500 combattenti;

Turchia con 50/450 volontari.

 

I dati più vicini alla realtà indicano un flusso di combattenti stranieri provenienti da oltre 70 Paesi per un numero totale di circa 8 mila combattenti la cui maggioranza è attratta da Jabhat al Nusra e l’ISIS, mentre gruppi minori operano con gli jihadisti di Harakat Harar al Sham al Islamiyyaa, Harakat Sham al Islam, Katibat Suqur al Izz, Lawa al Umma e Jaysh al Muhajidin wal Ansar.

 

L’allarmante fenomeno del reclutamento straniero risulta in crescita dopo il coinvolgimento con il regime di Damasco di migliaia di combattenti sciiti provenienti da varie organizzazioni:

Hezb’Allah libanesi, pasdaran iraniani, iracheni delle Brigate Al Sadr. Migliaia di combattenti.

Oltre ai militanti jihadisti da formazioni palestinesi minori come il Fronte di Liberazione Palestinese/Comando Generale e il Jihad Islamico Palestinese, con più di 200 militanti: gruppi interessati a contrastare le formazioni sunnite di matrice salafita, waahabita e deobandi provenienti da Afghanistan, Arabia Saudita e Paesi del Golfo Algeria, Egitto, Giordania, Sudan, Tunisia e Turchia, presenti nell’opposizione armata al regime.

 

Sul fronte opposto, Al Nusra che intende formare un Califfato nelle aree controllate per diffonderlo nell’intero verso i Paesi musulmani confinanti; infine i gruppi minori divisi fra i trattativisti e quelli contrari a ogni ipotesi diversa dalla guerra ad oltranza.

Il totale costituirebbe meno del 10% dei circa 80 mila dell’intera area dei combattenti dell’

opposizione al regime.

 

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