sabato 20 luglio 2019

I nuovi Paperoni
con occhi a mandorla

Michele Marsonet rompe definitivamente uno degli ultimi miti del comunismo realizzato. La Cina è vicina, ma ai vizi occidentali. 22 mila conti offshore alle Isole Vergini. Tra loro parenti stretti dello scomparso Deng Xiaoping, di Li Peng, dell’ex premier Wen Jiabao del leader attuale Xi Jinping

Forse corro il rischio di annoiare i lettori di “Remocontro”, ma non resisto alla tentazione di aggiungere qualche ulteriore noterella circa la presunta natura “comunista” della Repubblica Popolare cinese. L’occasione è ghiotta poiché, finora, si era parlato di singoli esponenti del partito arricchitisi a dismisura a spese dei comuni cittadini. Caso emblematico quello di Bo Xilai, arrestato, processato pubblicamente a tempo di record e condannato all’ergastolo.

Ora però è una vera alluvione, e gran parte dei dirigenti – attuali e del passato – risultano non solo straricchi, ma addirittura intestatari di lucrosi conti bancari in tipici paradisi fiscali dell’Occidente. Proprio quell’Occidente dal quale una ormai celebre direttiva del PCC invitava i cinesi a guardarsi denunciandone le malefatte.

 

Le Isole Vergini sono un territorio britannico d’oltremare, circa 40 isole nelle Antille i cui abitanti sono tuttora sudditi della Regina Elisabetta. Famose per due motivi: la bellezza naturale che hanno in comune con le altre isole caraibiche, e il fatto di essere un grande paradiso fiscale. Fin qui nulla di nuovo.

Tuttavia ora si scopre che ben 22mila dei conti offshore presenti nelle banche delle isole suddette sono intestate a cinesi. Non si tratta però di cinesi qualunque, bensì di cittadini “speciali” che fanno direttamente parte della nomenklatura del partito o che a esso sono comunque vicini.

 

Ma non è finita. Tantissimi i nomi davvero eccellenti che hanno conti diretti o, più spesso, intestati ai loro familiari. Si va dai parenti dello scomparso Deng Xiaoping a quelli di Li Peng, principale fautore della repressione di piazza Tienanmen, dai familiari dell’ex premier Wen Jiabao a quelli – si noti bene – del leader attuale Xi Jinping.

E questa è la notizia più succosa, poiché ha un conto offshore pure il cognato del suddetto Xi Jinping il quale, appena diventato l’anno scorso presidente della Repubblica Popolare e segretario generale del partito, ha lanciato una campagna di moralizzazione senza precedenti promettendo di porre termine alla corruzione dei vertici. Abbinando tra l’altro alle dichiarazioni ufficiali atti concreti, per esempio frequenti pasti consumati nelle mense popolari o negli equivalenti cinesi dei fast food (rigidamente esclusi, per ovvi motivi, McDonald’s e consimili pur presenti in gran numero in Cina).

 

Ricordo di aver provato, nel corso di un recente viaggio di lavoro a Pechino, una certa (e forse ingenua) sorpresa quando un collega italiano mi disse che eravamo invitati a cena a casa di una “miliardaria cinese”. Tutto vero. I miliardari cinesi esistono davvero, e sono pure tanti (pochi solo nel totale dell’immensa popolazione). E si ha ora la conferma che sono quasi sempre collegati al partito in modo diretto o indiretto.

Insomma i cosiddetti “principi rossi”, discendenti di coloro che affiancarono Mao nella “lunga marcia”, e i loro parenti, assomigliano tanto ai vituperati tycoons occidentali, con conti offshore e fortune stratosferiche. Lecito chiedersi fin quando potrà durare una simile situazione. Non sarebbe meglio rinunciare una volta per tutte all’etichetta “comunista” e riconoscere con onestà che la Cina di oggi, col comunismo, c’entra come i cavoli a merenda?

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