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mercoledì 23 Ottobre 2019

Turchia autoritaria
Epurazioni in corso

Nonostante le proteste dell’Unione europea il governo Erdoğan mette fuori altri 470 uomini della sicurezza e 96 magistrati. Una legge per mettere sotto controllo la magistratura. C’è chi grida al colpo di Stato. Il premier, imitando il suo amico Berlusconi, ripete di essere vittima di un complotto

Epurazione continua. Altri 470 agenti del servizio di sicurezza nazionale sono stati spostati ad altro incarico. La linea dura scelta dal governo Erdogan ha coinvolto anche 96 magistrati fra pubblici ministeri e giudici anziani, che sono stati assegnati ad altri compiti con tanti saluti al principio della separazione dei poteri. Quasi mille i dipendenti pubblici estromessi in varie città, oltre agli otto alti dirigenti giubilati ad Ankara. Il repulisti deciso dal governo turco ormai sfiora i 2mila funzionari pubblici o licenziati o comunque rimossi da posizioni chiave. Ritorsione esplicita in risposta all’indagine contro la corruzione che ha coinvolto tre ministri e tanti figli bamboccioni. Ma non basta.

 

Fatti di recente memoria italiana. Il premier Erdogan ed il suo Ak Parti oltre a scegliere la linea dura, continuano a sventolare dinanzi al Paese la teoria del complotto ordito dal predicatore Fehtullah Gulen e dalla sua Fratellanza musulmana. Immediata la replica dell’Imam espatriato negli Stati Uniti che, in un’intervista al Wall Street Journal ha ribaltato tutte le accuse dicendo che Erdogan “ha invertito il percorso turco verso la democrazia, e non contento di mettere fuori gioco poliziotti e magistrati adesso vuole rendere organico un progetto che gli consenta di controllare il potere giudiziario”. A questo punto non esistono più margini di trattativa ed Erdogan ha deciso di giocarsi tutto.

 

 

Infatti all’ Assemblea nazionale non si ferma il percorso del disegno di legge che vuole togliere ai giudici il diritto di scegliersi i componenti nel Consiglio superiore della magistratura, l’Hysk, assegnando al ministro della Giustizia l’ultima parola sulle nomine. Le opposizioni continuano a sottolineare l’incostituzionalità della norma. “Rispettare lo Stato di diritto. Se i parlamentari si piegheranno alle prepotenze che vogliono limitare il ruolo dei giudici potrà accadere di tutto”, ha ammonito il presidente del partito repubblicano del popolo. Ma salvo qualche modifica di contorno la legge sta per affrontare un voto, venerdì prossimo, il cui esito data la maggioranza dei seggi sembra scontato.

 

Oltre all’Unione europea anche gli Stati Uniti stanno premendo perché Erdogan rinunci a questa stretta di stampo autoritario. Nei giorni scorsi, prima visita che il primo ministro turco ha compiuto a Bruxelles negli ultimi cinque anni, s’è avvitata su polemica a distanza con il presidente della Commissione europea Barroso. Erdogan ha poi dovuto incassare le critiche cortesi ma inequivocabili del presidente del Consiglio, Herman Van Rompuy. Barroso ricordato che per ottenere un riavvicinamento con l’Unione diventa condizione irrinunciabile “garantire il rispetto dello Stato di diritto”. Separazione e autonomia dei poteri ripete il catechismo elementare di ogni costituzione moderna.

 

Erdogan aveva replicato con le accuse già note modello Berlusconi. “Se uno di questi poteri diviene parassita degli altri, allora la politica deve intervenire -ha replicato il premier a Bruxelles- la giustizia non deve superare il suo mandato eppure questo è esattamente quanto è avvenuto in Turchia, e tutto il resto è solo disinformazione”. Niente di nuovo rispetto a quanto ripetuto mille volte in Turchia. Poi l’orgoglio nazionale: “Oggi la Turchia rappresenta la decima potenza economica del mondo e questo evidentemente da un po’ fastidio. Piuttosto noi torniamo a sollecitare una conclusione dei negoziati, che sono andati avanti con troppa lentezza ostacolati dalla mancata soluzione per la questione cipriota”.

 

L’Ue insiste sulle libertà e Erdogan spinge sull’economia. Il mercato Ue è l’estensione naturale ed essenziale del mercato turco. “Noi non vogliamo essere un peso , ma un motore per l’Unione europea “, ha detto . “Speriamo di continuare la nostra cooperazione per rafforzare le relazioni tra Ue e Turchia sulla base di valori comuni”. Fine delle celebrazioni. La crisi politica in Turchia intanto comincia a pesare sui mercati finanziari e minaccia gli obiettivi di crescita fissati dal governo per il 2014. Dopo la decisione della Banca centrale di non alzare i tassi di interesse, la lira turca è scesa ulteriormente e viene scambiata a oltre tre lire per un euro, nuovo minimo record rispetto alla moneta europea.

 

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