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lunedì 18 20 Novembre19

La tecnica Al Qaeda
nell’attacco in Egitto

Un’autobomba all’esterno della casa delle spie al Cairo con morti e feriti. A questa prima esplosione ne è seguita subito dopo un’altra nel quartiere di Dokki. Gli attentati arrivano alla vigilia del terzo anniversario della rivoluzione del gennaio 2011 che portò alla destituzione di Mubarak

Gli attacchi arrivano il giorno prima dell’anniversario della rivoluzione di tre anni fa che portò alla destituzione del presidente Mubarak. Misura della tensione nel Paese a pochi giorni dall’esito del referendum della nuova Costituzione che passa il potere ancora una volta nelle mani dei militari. Di fatto la successione al vertici dello Stato del generale Abdel Fattah Al Sisi, capo delle forze armate e ministro della Difesa, artefice e principale protagonista del nuovo corso egiziano. Questo dopo la destituzione dell’ex presidente Mohamed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani attualmente in carcere insieme a tutti i vertici del partito islamista.

 

Ieri mattina alcuni uomini a volto coperto avevano aperto il fuoco contro un check point della polizia egiziana nel governatorato di Beni Suef, 200 chilometri a sud del Cairo. Bilancio di cinque poliziotti morti e due feriti. Solo l’ultimo di una serie di attentati contro edifici e rappresentanti delle istituzioni e delle forze di sicurezza che stanno infiammando il Paese dalla destituzione dell’ex presidente Morsi nel luglio 2013. A settembre era stato sventato un tentativo di assassinare il ministro dell’Interno al Cairo, mentre a dicembre un’autobomba ha colpito il quartier generale delle forze dell’ordine a Mansoura, nel Delta del Nilo, con 16 morti.

 

Reazione alla politica di repressione nei confronti dei Fratelli Musulmani -ritengono in molti- dopo che questi sono stati dichiarati organizzazione terroristica e messi fuorilegge. Nel mirino dell’attuale governo ad interim dietro cui c’è il potente esercito egiziano, vi sono tutti gli esponenti dell’opposizione e i media non allineati. Amnesty International ha accusato l’esecutivo di far ricorso a ogni mezzo per annientare il dissenso violando sistematicamente i diritti umani, con arresti arbitrari, limitazioni del diritto di protesta e censure sulla libertà di espressione. Journalists Against Torture, denuncia 31 casi di abusi e arresti di giornalisti.

 

Massimo allerta comunque domani, giorno dell’anniversario della rivoluzione egiziana. Intento il ministro delle Finanze, Ahmed Galal, e il primo ministro, Hazem El Bablawi, sono volati a Davos, in Svizzera, dove è in corso il Forum Economico Internazionale. Tutti schierati e sollecitare investimenti sempre più improbabili. Certamente il ministro Galal cercherà di convincere gli investitori stranieri che il pacchetto di incentivi appena varato dal governo è in grado di risollevare la stremata economia egiziana. Ma la situazione della sicurezza al momento rimane il tallone d’Achille del Paese e influirà non poco sulla fiducia dei mercati.

 

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