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giovedì 19 Settembre 2019

In Siria c’è un despota
Ma c’è mai stata
una vera rivoluzione?

Premesse difficili per una Conferenza di pace. Pacificare la Siria in guerra con una rissa politico diplomatica non pare un buon inizio. L’Iran invitato dall’Onu; l’Iran accetta; l’opposizione dice che se ci sarà l’Iran non ci sarà lei; gli Stati Uniti provano a imporre già ora l’ipotesi di dopo Assad; la Russia ovviamente dice no. […]

Premesse difficili per una Conferenza di pace. Pacificare la Siria in guerra con una rissa politico diplomatica non pare un buon inizio. L’Iran invitato dall’Onu; l’Iran accetta; l’opposizione dice che se ci sarà l’Iran non ci sarà lei; gli Stati Uniti provano a imporre già ora l’ipotesi di dopo Assad; la Russia ovviamente dice no.

Le premesse per una grande rissa a colpi di mozione con raffiche di dichiarazioni e martellamento di comunicati stampa c’è tutta. E nel drammatico pasticcio Siria -là dove si muore e non si ciancia- sarà sempre più difficile capire qualche cosa e sopratutto sperare nella fine del massacro. Un tentativo di analisi.

 

La rivolta siriana brucia nella jihad. Alla vigilia della Conferenza di Ginevra 2 gli organizzatori americani cercano rivoluzionari laici credibili da invitare. L’Esercito Libero Siriano combatte contro i gruppi islamisti legati ad Al Qaeda prima che contro Assad. Sul fronte radicale, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante si scontra con Jabhat Al Nusra, l’organizzazione estremista che per prima ha messo in allarme la comunità internazionale sul continuare a inviare armi e rifornimenti ai ribelli e, di fatto, ad Al Qaeda.

Nella frantumazione del fronte avversario, Assad propone un cessate-il-fuoco e uno scambio di prigionieri ai ribelli. Forte dei successi militari e della debolezza sia politica sia militare degli avversari, il Presidente Assad torna protagonista.

 

Adesso sta alla Coalizione Nazionale decidere se accettare sia la proposta di cessate il fuoco sia Ginevra 2 o Montreux che dir si voglia. Un rifiuto da parte dell’opposizione di presenziare alla Conferenza potrebbe vanificare gli sforzi diplomatici compiuti in questi anni.

La reticenza dell’opposizione ad accettare la presenza di Assad al tavolo delle trattative non può essere compresa visto che per definizione i negoziati in una situazione di guerra prevedono la partecipazione dei rappresentanti di ognuna delle due parti in conflitto.

Peggio adesso, il colpo arrivato dal MIT di Boston e dal Global Security Working Group che sostengono di poter dimostrare come gli attacchi chimici della strage del 21 agosto non siano stati sferrati dalle forze armate di Assad.

 

Dunque ora sappiamo che lo scontro più feroce in Siria è interno alla rivolta. Sappiamo che l’affermazione dei gruppi jihadisti che vogliono istituire un califfato islamico in Siria ha indebolito, forse irrimediabilmente, l’Esercito Libero Siriano.

Ciò che non sappiamo chi davvero parteciperà alla Conferenza di Montreux. I veti assurdi verso la rappresentanza governativa di Damasco e quelli più facili verso l’Iran che cosa produrranno?

In realtà

Per discutere di pace servirebbero dei rappresentanti non mercenari dell’ opposizione siriana che non siano i gruppi jihadisti radicali che stanno ora dominando sul campo, mentre l’ Esercito Libero Siriano e il Consiglio nazionale appaiono sempre più due creazioni artificiali Nato.

 

La partita politica ha addirittura origini precedenti a ciò che sta accadendo nel Paese dal 2011. Siamo di fronte a una rivoluzione del popolo siriano sulla scia delle primavere arabe o si tratta di interferenze straniere e di una successiva aggressione armata etero diretta?

Discussione aperta mentre l’Esercito Libero Siriano si sta dissolvendo dopo che il suo quartier generale è stato attaccato da mercenari e i suoi arsenali sono stati saccheggiati.

Sconfitta militare col leader della rivolta interna, il generale Salim Idriss, fuggito in Turchia e il colonnello Riad el Assad nei Paesi Bassi. Ma la debolezza principale è quella politica. Rovesciare il despota Assad per un regime laico o per un regime islamico? Quale ordinamento, quale forma di partecipazione popolare o di democrazia che dir si voglia, o regole di convivenza diverse? Quale giustizia, quale istruzione, economia, lavoro, ambiente. Il vuoto.

 

Le forzature politiche sostenute dallo schieramento occidentale sono oggi evidenti. Senza sposare cause che vorrebbe l’Esercito libero siriano una creatura franco-britannica destinata a conquistare il palazzo presidenziale di Assad, quel progetto pare ormai travolto dagli errori dell’Occidente assieme a quelli ancora più grossolani del Consiglio di cooperazione del Golfo e della Turchia di Erdogan.

E lo spettro che incombe su Ginevra-Montreux è il caos di uno Stato druso, uno Stato alawita e uno Stato cristiano al posto dell’attuale Siria.

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