domenica 18 Agosto 2019

La Libia liberata
rapisce due italiani
e si autodistrugge

Cosa sta accadendo in Cirenaica dove hanno rapito i due operai edili italiani Francesco Scalise e Luciano Gallo? Cosa sta accadendo nella Libia del dopo Gheddafi dove milizie separatiste di Benghasi hanno preso il controllo di tutti i terminal petroliferi e vogliono creare l’Emirato di Cirenaica?

Il sequestro è avvenuto nelle vicinanze del villaggio di Mrtoph, tra le città di Derna e Tobruk, nella parte orientale della Cirenaica, da mesi territorio fuori dal controllo dello Stato libico. Qui governa, più o meno, il leader separatista Ibrahim al-Jadran che con le sue milizie ha assunto il controllo dei più importanti terminal petroliferi dell’area rivendicando l’autonomia della regione dal governo centrale di Tripoli. L’Emirato di Cirenaica di cui RemoContro ha già parlato.

http://www.remocontro.it/mediterraneo/emirato-di-cirenaica-bandiera-color-petrolio/

 

Tutto questo accade una settimana dall’omicidio del viceministro dell’Industria Hassan Al Droui, ucciso il 12 gennaio a Sirte, 500 chilometri a est di Tripoli. Il rapimento dei due operai italiani è un ulteriore duro colpo al governo di Ali Zeidan. Lo stesso premier, nei giorni scorsi, ha denunciato la spaccatura tra il governo, il parlamento e i vertici militari, attribuendo a queste spaccature e lotte di potere l’attuale anarchia nella gestione della sicurezza del Paese. Difficile per il governo ottenere sempre una risposta pronta da parte dell’esercito.

 

Lo scollamento tra le tre istituzioni più importanti della nazione sarebbe dunque alla base dell’ immobilismo dello Stato di fronte alla crisi libica. Per contro, la Fratellanza Musulmana prova a sfruttare il momento di debolezza dell’esecutivo. Il 16 gennaio, il movimento islamista ha diffuso un comunicato chiedendo al parlamento di sfiduciare Zeidan e il suo governo. A questo punto risulta poco credibile la minaccia del primo ministro di ricorrere ai militari per reprimere l’escalation di violenze che ha investito il Paese nelle ultime settimane.

 

In realtà è tutta la Libia che sta esplodendo. A Tripoli, il 14 gennaio, hanno sparato contro la sede del parlamento mentre i deputati discutevano una mozione di sfiducia al governo. Lo stesso giorno, a Bengasi, sono stati uccisi un ufficiale di polizia e un membro della Brigata Saiqa. L’indomani, un altro membro della stessa milizia è sopravvissuto a un attentato. A Derna, più o meno dove è avvenuto il rapimento di Scalise e Gallo, pochi giorni fa è stato assassinato Amer Saad Abdel, attivista politico protagonista nella Rivoluzione del 17 febbraio.

 

Insomma, la Libia si dilania parlando di forme di governo e di democrazia, ma l’odore resta quello del petrolio. L’impianto di El Sharara -dopo scioperi e boicottaggi- ha raggiunto i 300.000 barili al giorno. Mentre a Sarir, nella Cirenaica meridionale, i dimostranti Tabu hanno deciso di sospendere il blocco delle autocisterne, consentendo il rifornimento della locale centrale termoelettrica. Come precisa Libya Herald, la decisione sarebbe collegata al parziale successo delle trattative con il governo. Il petrolio torna a scorrere, resta da vedere nelle tasche di chi.

 

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