lunedì 27 maggio 2019

L’islam feroce
in Nigeria
è Boko Haram

Aldo Madia ci porta in Nigeria. Il 14 gennaio in un affollato mercato di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, nel nord est è esplosa un’autobomba che ha provocato 29 morti e un centinaio di feriti. Azione rivendicata dal gruppo islamico Boko Haram che ha la sua roccaforte in quell’area

Borno, Adamawa e Yoba. I tre Stati del Nord Est nigeriano fra il Lago Chad e i confini con Niger e Camerun dove hanno le loro roccaforti gli uomini del gruppo islamico Boko Haram, sono i più poveri dei 36 che fanno parte della Nigeria. Una popolazione di 10 milioni su un totale di oltre 170 milioni con una maggioranza musulmana concentrata al Nord e quella cristiana nel Sud ricco di risorse energetiche.

Durante la crisi economica degli anni ’80 una rivolta religiosa iniziò a Kano, la più grande città del Nord, dilagando negli Stati confinanti.

Il Governo centrale reagì con attacchi aerei che provocarono oltre 5 mila morti.

Ma chi sono e come nascono questi gruppi armati? Cos’è Boko Haram

 

Il movimento si ispira allo studioso Usman Dan Fodio che nel XIX secolo aveva guidato una rivoluzione contro la dinastia dei re Hausa ritenuta corrotta e idolatra e creato il Califfato di Sokoto nel Nord del Paese.

Imponendo una rigida interpretazione del Corano riportò l’intera area alla ricchezza consentita dalle rotte commerciali che la utilizzavano come linea di collegamento fra l’interno del continente e il Mar Mediterraneo.

Il ritrovato benessere durato fino all’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1960 declinò in poco meno di un decennio da quando emerse lo sfruttamento energetico del Sud dove favorì una forte crescita economica ma anche l’emersione di Governi tra i più corrotti al mondo.

 

Uno Stato che è cresciuto nel 2013 del 6,75%, rispetto al 6,61% dell’anno precedente e con un Prodotto Interno Lordo con crescita stimata del 7,2 % nel 2014, del 6,9% nel 2015 e del 6,6% nel 2016. Uno Stato in cui c’è il 23% di disoccupati, il 46% fra i giovani, e decine di milioni che vivono sotto la soglia di povertà con meno di 2 dollari al giorno.

Un Paese in cui il divario tra ricchi e poveri si allarga a forbice e costituisce fertile terreno per ogni forma di ribellione estrema.

 

Attivo nella città di Maiduguri dal 2003, Boko Haram si sarebbe diffuso in tutto il Nord e nella capitale fino a un altro intervento dell’Esercito che nel 2009 lanciò una campagna nel corso della quale uccise oltre 800 militanti e ne arrestò il leader, Mohammed Yusuf.

Yusuf, fondatore della Jama’atu Ahlisunnah Lidda’awati wal Jihad anche detto People Committed to the Propagation of the Prophet’s Teachings and Jihad – in lingua locale Boko Haram, e in lingua Hausa Western Education is forbidden – morì nella prigione dove era detenuto.

La sua morte ha trasformato un movimento religioso opposto alla cultura occidentale in una rivolta armata in grado in cinque giorni di dilagare in quattro Stati e procurare oltre 700 vittime nonostante la feroce repressione dei militari nigeriani.

Nel settembre 2010 i Boko Haram assaltarono il carcere e liberarono la maggior parte dei loro militanti.

Da allora hanno cambiato strategia.

 

Guidati da Abu Baker Shekau e da una Shura di 30 membri, i Boko Haram si sono diffusi nell’intera regione del bacino del lago Chad arrivando a reclutare un numero di adepti stimato fra i 5 e gli 8 mila.

Il loro programma prevede: Nigeria governata secondo la Sharia annullando la Costituzione; feroce anti-cristianesimo nei cui confronti il loro portavoce Abul Kaka ha diffuso un ultimatum affinché lasciassero il Nord del Paese entro gennaio 2012; ricorso alle stragi; rapporti con analoghe formazioni jihadiste.

Nel tempo i Boko Haram si sono divisi in almeno quattro gruppi principali: i seguaci di Yusuf, meno interessati alla lotta armata e più disponibili a eventuali negoziati; il gruppo di Shekau, di orientamento qaedista; una fazione formata da jihadisti nigeriani e stranieri più intransigenti fra i quali emerge il movimento Ansaru, legati ai qaedisti di Al Qaeda in the Islamic Maghreb; Yusufiyya Islamic Movement, presentatosi nel 2011 come scissionista dai Boho Haram e noto per aver dichiarato un cessate il fuoco a Maiduguri nel gennaio 2013, svelando – come ammesso dagli stessi Boko Haram – che in effetti vi erano state trattative con il Governo l’anno precedente finiti senza esiti.

 

Gli attacchi attribuiti ai Boko Haram crescono significativamente dal 2010 passando da 21 a 186 nel 2011, a 526 nel 2012, a poco meno di 800 nel 2013, con stragi contro chiese cristiane, campi universitari, Forze armate, sequestri di persone.

Anche i rapporti con jihadisti stranieri aumentano soprattutto dopo che Abu Baker Shekau

il 29 novembre 2012 giura fedeltà ad Al Qaeda e si dichiara disponibile alla formazione di un’organizzazione globalizzata con i jihadisti impegnati in Afghanistan, Pakistan, Kashmir, Cecenia, Iraq, Arabia Saudita, Yemen, Somalia, Algeria, Libia e Mali.

Sono accertati i contatti operativi con AQIM emersi dopo l’arresto di 7 militanti dei Boko Haram in Niger dove avrebbero dovuto incontrare componenti di Aqim nel 2011.

 

Una fazione scissionista dei Boko Haram, Ansaru, nota anche come Ansaril Muslimina fi Biladis Sudan o anche come Vanguards for the Protection of Muslims in Black Africa, si è presentata ufficialmente nel gennaio 2012 con un assalto a Kanu e a livello mediatico è diventata nota nel novembre successivo in occasione del sequestro di lavoratori stranieri e di quello successivo quando nel febbraio 2013 ne sequestrò sette fra cui l’ingegnere italiano Silvano Trevisan (un britannico, un greco e quattro libanesi gli altri), poi uccisi un mese dopo durante l’assalto di Forze britanniche e nigeriane nel tentativo di liberarli.

I movimenti nati dai militanti residuali dei Boko Haram sono cresciuti in numero, capacità militare, radicamento nel territorio, livelli dei rapporti con formazioni jihadiste in Africa e Medio Oriente.

E per contrastarli non basterà solo la repressione.

 

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