giovedì 22 Agosto 2019

Marò verso l’assurdo
Missione antipirateria
ma l’accusa è da pirati

Marò, missione parlamentare a New Delhi. L’Italia presenta ricorso a Corte Suprema indiana per scongiurare l’uso della legge antiterrorismo. Il Sua Act non era stato neppure considerato nelle due sentenze della stessa Corte suprema sulle imputazioni nel processo ai due Fucilieri di Marina

Tutto il Parlamento e tutti i partiti italiani in partenza per Nuova Delhi. Delegazione di Camera e Senato con rappresentanti di tutti i gruppo parlamentari per visitare a Delhi Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Una delle mosse politiche annunciata ieri sera, di fronte al rinvio della presentazione dei capi di accusa per i due marò da parte del governo indiano. L”Italia ha così deciso di presentare un ricorso alla Corte Suprema indiana. La petizione punta a scongiurare l’uso di una legge antiterrorismo, la Sua Act, che prevede come pena massima quella di morte.

 

Il ricorso sollecita una presa di posizione della Corte Suprema per ricordare agli investigatori ed al governo indiani che la Legge che New Delhi utilizza per reprimere la pirateria marittima non è fra gli strumenti (codici, leggi e convenzioni) specificate dallo stesso massimo tribunale nelle sue sentenze del 18 giugno e 26 aprile 2013 per condurre l’inchiesta e processare i due Fucilieri di Marina italiani. Una eventuale introduzione di questa legge con l’ipotesi di pena capitale, è sostenuto nel ricorso, “cambierebbe radicalmente lo scenario del processo.

 

Il Sue Act è una legge antiterrorismo che, sostiene il governo italiano, è inapplicabile a personale militare italiano imbarcato in funzioni di lotta alla pirateria. Protesta anche l’Unione europea. “Irrispettoso verso i due militari, oltre che nei confronti dell’Europa tutta, il fatto che, dopo 695 giorni, ancora oggi secondo quanto riportato da un’agenzia stampa indiana, il Ministero dell’interno indiano abbia fatto intendere di aver bisogno di qualche ulteriore giorno per stabilire i capi di imputazione”. Da far rimpiangere i tempi italiani nei processi.

 

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