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giovedì 12 Dicembre 2019

Emirato di Cirenaica
bandiera petrol color

Il futuro della Libia si decide nella Cirenaica dove i separatisti hanno preso possesso dei cinque terminal petroliferi nell’area. Per un Paese in cui il petrolio costituisce oltre il 90% delle entrate, l’oro nero è diventata l’arma di Bengasi per le sue rivendicazioni autonomiste con Tripoli

La Cirenaica, la Tripolitania e il Fezzan. Se la Libia sarà mai uno Stato federale, queste sono le tre regioni geografiche e storiche che la compongono. La Cirenaica, che dal Mediterraneo penetra nel deserto lungo il confine con l’Egitto e arriva sino a Sudan e Ciad. Poi la Tripolitania, che occupa la fascia settentrionale costiera,dal confine con la Tunisia, fino alla fine del Golfo della Sirte. E poi l’altro entroterra, il Fezzan semi disabitato che occupa la parte sahariana a sud della Tripolitania, confine con l’Algeria. Tripolitania e Cirenaica in competizione da sempre, con la bandiera nera dell’ex Emirato di Cirenaica che è tornata a sventolare nella regione orientale della Libia dallo scorso agosto.

 

Ibrahim al-Jadran, è il leader federalista della Cirenaica che doveva fare la guardia ai cinque terminal petroliferi lungo la sua costa e che invece se li è presi per contrattare col governo centrale l’esistenza dei tre Stati federati e una partizione diversa degli introiti del petrolio. Nel novembre scorso la proclamazione unilateralmente di separazione della Cirenaica. Con l’autogoverno soprattutto del flusso di petrolio. Una mossa azzardata, visto che il petrolio è tutto quanto possiede di prezioso la Libia e il governo centrale di Tripoli non poteva certo cedere su quel fronte. Il primo ministro Ali Zeidan, attraverso la marina militare ha impedito qualsiasi movimento di petroliere.

 

Il risultato, deludente per al-Jadran e devastante per le finanze nazionali, è che scorte petrolifere del valore di 600 milioni di dollari giacciono invendute nei depositi portuali della Cirenaica. Soldi che non arrivano al Paese e risorse che mancano anche per la futura entità statale autonoma. Clienti separatisti delusi. Quanto deluse le bande di ex ribelli e guerriglieri in Cirenaica? I problemi per i secessionisti con risolvono quelli del governo centrale. In parlamento a Tripoli si allargarsi la fronda che minaccia di costringere Zeidan alle dimissioni nel giro di poco tempo. Somma di due debolezze con la Libia che ne assorbe i contraccolpi che assumono le dimensioni paurose di un nuovo conflitto

 

Al-Jadran, teme qualcuno, potrebbe minacciare di danneggiare gli impianti petroliferi, anche se è improbabile pensi incendiare i pozzi, come fece Saddam Hussein in Kuwait. Salvo scegliere la strada disperata della terra bruciata, per costringere Tripoli a fare concessioni, costi quello che costi al Paese. Per contro, il sempre minacciato duro intervento militare da parte di Tripoli innescando una nuova escalation di violenze. Washington e Mosca hanno già fatto capire di non voler mettere mani o piedi in Cirenaica. Questione interna, quindi assolutamente incontrollabile. Dall’incendio dei pozzi alla Saddam Hussein, alla fuga del mancato nuovo Emiro di Cirenaica ma con le tasche piene

 

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