Il mistero delle armi chimiche siriane in viaggio verso l’Italia, protetto come un segreto di Stato. Eppure le due navi scandinave cariche di settecento tonnellate di gas nervini e altri composti killer come l’iprite, viaggeranno scortate una flottiglia di navi militari forse mai visto se non in guerra. E mai con una varietà di nazionalità coinvolte fuori da qualsiasi alleanza militare conosciuta sino a ieri. Una fregata danese, una norvegese, una cinese, e corvetta russa. Nato ed ex patto di Varsavia assieme, con un pizzico di estremo Oriente ad accompagnare quel poco simpatico carico in acque italiane. Ma dove? Scelta del segreto a tutti i costi che fa sospettare più vigliaccheria che prudenza
Il nome del porto dunque è top secret. Lo renderà noto il ministro degli Esteri Emma Bonino tra die giorni, giovedì 16, dopo l’audizione in parlamento del direttore dell’Opac, l’organismo per il disarmo chimico. Diverse le ipotesi circolate finora. Si è parlato di Augusta in Sicilia, oppure di Brindisi, Taranto e Gioia Tauro o in alternativa Cagliari. Ipotesi, quest’ultima, legata al traghetto civile Ark Futura scelto per il trasporto di una parte dei veleni e normalmente in servizio tra Vado Ligure e lo scalo sardo. A RemoContro risulta la scelta del porto di Gioia Tauro, più isolato e abbastanza lontano da un centro abitato. Intanto una certezza: alla fine quei veleni arriveranno a Civitavecchia.
In Italia le forze armate hanno, alle porte di Civitavecchia, un impianto che da decenni neutralizza i gas tossici e demolisce le bombe all’iprite prodotte in quantità colossali in epoca fascista. Ora gli americani hanno deciso di ridurre i pericoli di contaminazione con lo smantellamento dell’arsenale siriano in un laboratorio galleggiante. Un’idea maturata per l’arsenale di Gheddafi. Ed ecco la trasformazione del Cape Ray, il mercantile nella cui stiva è stato installato un impianto chimico che disinnescherà i composti assassini. Ora questa fabbrica navigante preparata a Portsmouth, sta puntando verso l’Italia per il carico. Poi si posizionerà in un punto segreto del Mediterraneo.
Dove in mare? In passato è stato gettato in mare di tutto, fronte delle coste italiane compreso. Esistono due gigantesche discariche di armi chimiche nel Mediterraneo -denuncia l’Espresso- una usata dagli americani tra il 1945 e gli anni Sessanta, nel Tirreno a nord di Ischia. L’altra discarica, sempre negata è in Adriatico, al largo di Molfetta, ed è stata impiegata anche durante la guerra del Kosovo. Qualche bomba difettosa. Fondali capaci di inghiottire qualunque ordigno senza rischi per la pesca. Ma i veleni che si diluiscono nell’acqua? Quindi grande attenzione sulla scelta della posizione dove la Cape Ray getterà l’ancora per effettuare la bonifica dell’arsenale chimico di Assad
L’operazione non si chiuderà comunque con la bonifica sulla Cape Ray. Il trattamento renderà le sostanze meno letali, ma i residui saranno ancora altamente nocivi. Alla fine bisognerà smaltire circa 1500 tonnellate di composti tossici, e si stanno cercando paesi disposti a trattare le scorie. La Germania ne accoglierà 370 tonnellate da ripulire nei laboratori della Geko. La Gran Bretagna ha dato una disponibilità non ancora formalizzata. In Europa ci sono solo tre nazioni che dispongono di impianti in grado di trattare simili veleni nelle condizioni di sicurezza richieste. Oltre all’Albania, che ha già detto no, restano la Francia e l’Italia, con la struttura nella base militare di Civitavecchia.