domenica 18 Agosto 2019

Nella Libia liberata
viceministro
assassinato a Sirte

Primo omicidio di un esponente del governo del dopo Gheddafi e dopo l’assassinio del vecchio despota. La Libia “liberata” per scelta esterna è diventata campo di battaglia tra kabile e gruppi integralisti islamici. Tra Bengasi e Tripoli l’impossibile convivenza di tribù nemiche. Petrolio a rischio

Impennata di violenza -l’ennesima- in Libia. La notte scorsa è stato assassinato a colpi d’arma da fuoco a Sirte, il vice-ministro dell’Industria Hassan al-Droui, mentre nel sud continuano sanguinosi scontri etnici tra tribù rivali, con un bilancio di quasi 30 morti. Non si hanno dettagli sull’omicidio. L’agguato di Sirte, a circa 500 km da Tripoli, segna l’ennesimo punto di svolta negativo nella tragica situazione libica: l’omicidio é infatti il primo di un membro di governo dalla caduta nel 2011 del regime di Muammar Gheddafi, scrive l’Ansa. Dalla caduta del regime e dello stesso Gheddafi.

 

Disordini diffusi che segnano pesantemente la produzione di petrolio, che è la sola risorsa del Paese. Il controllo dei giacimenti e delle città continua a essere di fatto nelle mani delle circa 1.700 milizie armate che hanno lottato per far cadere l’ex dittatore Mohammed Gheddafi e che adesso rivendicano maggiore rappresentatività politica e l’erogazione di fondi economici da parte dello Stato. Nella parte occidentale della Libia è stato bloccato un gasdotto vicino a Nalut, da cui passa il greggio che da Wafa raggiunge il terminal portuale di Mellitah, gestito dalla NOC con l’Eni italiana

 

In totale i blocchi degli ultimi mesi hanno causato delle gravissime perdite per il settore petrolifero libico, mettendo seriamente a rischio i contratti con le compagnie straniere. Da luglio ad oggi le esportazioni di greggio sono passate da oltre 1 milione di barili al giorno ad appena 110mila. Un provvedimento del governo, attraverso il quale da gennaio i lavoratori del settore avranno diritto a un aumento di stipendio del 67%, potrebbe arginare la crisi. Se invece i blocchi continueranno, la Libia non sarà in grado di sollevarsi dal pantano in cui è intrappolata dalla caduta di Gheddafi.

 

Nel Paese intanto imperversano bande di miliziani, molti dei quali di fede islamica radicale collegati con Al Qaeda nel Magreb islamico. Elementi terroristici esterni arrivano dal Centrafrica e dal Ciad. La presenza di frontiere meridionali difficilmente controllabili, rappresenta un ulteriore elemento di instabilità. Infiltrazioni dalla frontiera il sud dell’Algeria e il nord del Mali. Anche le regioni di Jebel Al-Akhdar e di Bengasi rappresentano un’area di eversione storica e di resistenza al potere centrale. Come altrove in generale e preferibilmente nelle zone montagnose verso la costa.

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