giovedì 18 luglio 2019

I rottamatori cinesi
macinano anche
l’ex capo delle spie

Fine della corsa per Zhou Yongkang, ex capo dell’intelligence cinese. Accusato di corruzione, abuso di potere e appropriazione indebita, l’ex leader del Partito Comunista Cinese si trova ora agli arresti domiciliari. Paga la sua vicinanza a Bo Xilai. La leadership rottama i vecchi uomini chiave

L’ex capo dei servizi di intelligence cinesi, Zhou Yongkang,
L’ex capo dei servizi di intelligence cinesi, Zhou Yongkang,

 

Dopo aver condannato all’ergastolo Bo Xilai, il vecchio leader del Partito Comunista, la nuova leadership al potere in Cina punta ora a sbarazzarsi di tutti gli uomini chiave che sono stati al suo fianco nel periodo in cui Bo Xilai ai vertici. L’ultimo purgato eccellente è l’ex capo dei servizi di intelligence, Zhou Yongkang, numero nove della nomenclatura cinese fino a ieri, coinvolto in uno scandalo per corruzione, abuso di potere e appropriazione indebita, la stessa accusa in cui qualche mese fa era finito anche Jiang Jiemin, ex numero uno della State-owned Asset Supervision and Administration Commission, l’ente statale che controlla e gestisce le società pubbliche del Paese.

 

Zhou Yongkang è stato a capo dell’intelligence durante il governo del presidente Hu Jintao. Per lui arresti domiciliari, dove sarebbe stato interrogato dai funzionari della Commissione Disciplinare del Comitato Centrale del Partito Comunista, oggi guidato da Meng Jianzhu, il successore scelto da Zhou, e una speciale unità anti-corruzione guidata da Fu Zhenghua, capo della polizia di Pechino e vice ministro della Pubblica Sicurezza cinese. Zhou paga soprattutto la sua vicinanza a Bo Xilai. Da quando quest’ultimo è finito nel mirino dei vertici del partito, Zhou è stato messo sotto sorveglianza e adesso stritolato nella nuova campagna di lotta alla corruzione voluta dal presidente Xi Jiping.

 

Non lo ha salvato l’immenso potere accumulato nella sua lunga carriera ai vertici. Affermatosi nell’industria petrolifera, ha guidato la China National Petroleum Corporation dal 1996 al 1998 e, successivamente è stato ministro delle Risorse Naturali. Estromesso dal Comitato Centrale, aveva continuato a lavorare ad alti livelli nel settore energetico prima di cadere in disgrazia. Pare che la sua fine sia stata decisa in prima persona da Geng Huichasng, attuale ministro della Pubblica Sicurezza, riuscito con questa operazione di azzeramento del recente passato, ad affermare la sua autorità all’interno dei servizi di intelligence levandosi di torno un’ombra molto ingombrante.

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