domenica 26 maggio 2019

I Marò, i pirati
e la petroliera greca

Una ricostruzione dei fatti e una piccola indagine di RemoContro. La stessa notte dell’incidente che ha coinvolto la Lexie, anche la nave greca “Olympic Flair”, nello stesso mare di Kochi, denuncia un sospetto attacco di pirati. La curiosità del cronista spinge a qualche telefonata e a scoprire

Nave greca e Contractors. La stessa notte dell’incidente che ha coinvolto la Lexie, anche la nave greca “Olympic Flair”, nello stesso mare di Kochi, denuncia un sospetto attacco di pirati. La curiosità del cronista spinge a qualche telefonata. Non serve molto ingegno. Chiamata satellitare al comandante della nave che si rifiuta di parlare. “Rivolgetevi all’armatore” è la risposta secca. Alla Olympic Shipping & Management S.A. di Atene, proprietà a Panama, tale signor Siganakis, responsabile sicurezza, è ancora meno gentile. Passo alle mail, inserendo la formula magica. Perché tanta reticenza? chiedo. “A meno che non si voglia nascondere la presenza bordo della Olympic Flair di personale specializzato della compagnia di sicurezza privata ‘Diaplous Maritime Service’ con armamento compatibile con quello dell’evento attribuito all’Enrica Lexie”. Calibro Nato.

 

I segreti via Internet. Le notizie oggi basta volerle cercare senza neppure viaggiare troppo. E la “rivelazione” sulla Diaplous Maritime Service, che trovi con tanto di foto di bellicosi combattenti armati di Ak-47 o FN Mag, tutti calibro 5,56 Nato, apre le porte ora ad una cortesissima risposta. Divento “Dear Mr. Remondino” e vengo informato, tra l’altro che “No guns were used..”, che loro non hanno sparato e, soprattutto, che la ‘cittadella’ isolata di comando, come da norme internazionali da adottare nella zone di navigazione ad alto rischio, impiega guardie disarmate. “Citadel and employement of UNARMED -repeat UNARMED- guards to protect our vessel..”. La maiuscole sono loro, a sottolineare che erano disarmati, quindi non hanno sparato. Disarmati? Poco credibile, ma la notizia allora era “morta”. Ora il fatto diventa semplice esempio di superficialità del Kerala.

 

Petroliera greca Olympic Flair
Petroliera greca Olympic Flair

 

“Disarmati” sino ai denti. Le regole, se ci sono. L’allora segretario di Stato Usa Hillary Clinton, nel 2011 lancia la nuova strategia dell’amministrazione Obama. “Promuovere l’utilizzo dei così detti ‘Privately Contracted Armed Security Personel’ sulle imbarcazioni mercantili”. I famigerati “Pcasp” di Iraq e Afghanistan. Più chiaro ancora (novembre 2011), Andrew J. Shapiro, consigliere per gli affari politico-militari Usa. “Recentemente incoraggiato l’imbarco di team armati [. . .] il diffuso impiego di tali team su imbarcazioni commerciali è la principale ragione del declino del numero di azioni di pirateria che si concludono con successo”. Tale consiglio, si precisa altrove, non costituisce una raccomandazione. Raccomandato invece l’impiego dei “Nuclei Militari Armati di Protezione”, gli sfortunati Marò in missione NMP. L’Italia sceglie quella strada e pasticcia.

 

Comando civile o militare? I militari possono operare sui mercantili privati in azione antipirateria grazie ad un decreto del luglio 2011. Gli armatori pagano alla Difesa per la protezione armata delle loro navi. Leggiamo che l’ex capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini attribuisce proprio a quel decreto l’inizio della catena degli errori. La questione elementare del chi comanda. Certamente il comandante civile in navigazione, ma quando si spara? E’ il quesito chiave: la Lexie al momento dell’incidente naviga in acqua internazionali. Le autorità indiane ci provano e “Ordinano” alla Lexie di far rotta sul porto di Kochi. Certamente si aspettavano un bel “Bye bye”, e invece. Chi ha deciso-ordinato alla Lexie di entrare nelle acque indiane? L’armatore, il comandante o qualche autorità marittima italiana con divisa e stellette? A RemoContro risulta un ordine militare.

 

Nome, cognome, grado e matricola, per favore. Che tanto prima o poi riusciamo a scoprirlo e a pubblicarlo.

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