• 28 Febbraio 2020

Afghanistan 2014
un addio difficile

I Taleban hanno scelto il 6 gennaio per dare un segnale inequivocabile e preoccupante su cosa c’è da aspettarsi nell’anno dell’abbandono del contingente militare americano a Nato. Due attentati lo stesso giorno contro basi militari NATO e ISAF. Il primo nel distretto diplomatico di Kabul vicino a Camp Eggers, base militare statunitense-afghana dove un’esplosione ha investito un convoglio senza provocare vittime.

L’altro nel distretto di Ghanikhel a est di Nagharar, dove un gruppo di kamikaze ha attaccato militari della Forza Internazionale di Assistenza alla Sicurezza uccidendone uno e perdendo 6 militanti.

Pochi giorni prima, proprio all’inizio dell’anno, i rivoltosi di “The Tehreek-e-Taleban Pakistan” hanno rifiutato i colloqui proposti dal Governo fino a quando proseguirà la politica delle esecuzioni mirate.

 

Il TTP ha anche accusato i due leader della formazione Jamiat Ulema-e-Islam, Maulana Smiud Haq e Maulana Fazhul Rehman, di aver cercato di favorire il Premier Nawaz Sharif riproponendone la richiesta di avviare negoziati per una possibile pacificazione.

Brutta aria insomma quando il solo parlare di pace diventa una provocazione.

Le elezioni presidenziali di aprile, la firma degli Accordi di sicurezza USA/Afghanistan e il ritiro delle Forze USA a fine dicembre 2014 si svolgeranno in un clima di crescente instabilità che non risparmia alcun settore, neppure quello delle ONG operanti in tutti i settori del Paese sin dal 2001 dopo la disfatta dei Taleban.

 

Nel 2013 il numero dei morti fra gli esecutori dei progetti assistenziali è stato superiore a 30, con una previsione di crescita anche per l’anno successivo.

Secondo l’Aid Workers Security Database infatti sui 164 attacchi contro le ONG in tutto il mondo ben 79 sono stati compiuti in Afghanistan facendone il Paese più pericoloso di tutti.

Un altro non secondario fattore di rischio-Paese è dato dal confronto USA – CINA che a Kabul con agende diverse intendono acquisire un ruolo egemonico in un quadro regionale già gravato dalla storica rivalità con Pakistan e India.

 

Per quanto riguarda gli USA, già irritati per il rinvio della firma sugli Accordi di sicurezza bilaterali che assicurano l’immunità per le residuali Forze statunitensi destinate a rimanere nel Paese dopo il 2014, la decisione del Presidente Hamid Karzai di liberare dalla prigione di Bagram 88 Taleban ha provocato la vivace reazione del senatore repubblicano Lindsey Graham.

Nel corso dell’incontro con il Presidente Karzai il senatore Lindsey ha protestato e chiesto di rivalutare la vicenda che potrebbe avere una negativa ricaduta nei rapporti tra i due Paesi.

L’esponente USA ha precisato che i Taleban in attesa della libertà sono responsabili dell’uccisione di oltre 60 militari della coalizione NATO e 57 afghani.

Inoltre, senza fare cenno sulle vittime collaterali provocate dai droni durante i continui raid in Afghanistan e Pakistan contro terroristi – veri o presunti tali – ha rimarcato la necessità di accelerare la firma dell’Accordo bilaterale di sicurezza.

Aldo Madia

Aldo Madia

Aldo Madia, per oltre 40 anni ha svolto attività sul terrorismo in Italia e Paesi europei e dell’opposizione armata in Medio Oriente, Asia e Africa.

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