• 19 Febbraio 2020

Una storia tenebrosa di incenso e trame nascoste sotto il saio

L’ex Superiore dei “Camilliani” padre Renato Salvatore

Da vecchio cronista che come tutti ha iniziato il mestiere iniziando dalla “Nera”, questa storiaccia non so da che parte avrei cominciato a raccontarla. Impossibile persino da immaginare. L’immagine che mi si affaccia è quella di un venditore da fiera che urlando vi propone una batteria da cucina, a cui aggiunge un servizio di piatti, e poi la posateria e via a crescere, e sempre allo stesso prezzo. Quella di cui ho deciso di parlarvi, più che una storia è una escalation, un crescendo di personaggi e di malaffare. Stabilite voi una graduatoria: a) intercettazioni abusive, b) evasione fiscale, c) ricatti, d) la fatale Sabina Began o Baganovic, e) servizi segreti, f) finanzieri, g) manager pubblici, h) massoneria, i) ’ndrangheta e mafia, l) la criminalità romana, m) prelati, n) un ordine religioso, i Camilliani. Lettera “O”, che bene sta con le acca dello stupore a seguire: Ohh, il Superiore Generale dell’ordine, Renato Salvatore, che più degli infermi e delle loro anime (come da ordine sacerdotale), aveva cura di loschi affari e di interessate e lucrose amicizie.

Questo padre Salvatore custodiva nella cassaforte dei Camilliani documenti con cui il suo amico commercialista Oliverio ricattava funzionari pubblici allo scopo di ottenere l’immunità fiscale per i suoi clienti. Sempre attraverso i conti bancari dei Camilliani sarebbe transitato del denaro guadagnato illecitamente da Oliverio. Naturalmente il Superiore generale dei Camilliani dichiara di avere agito per amicizia, ignorando il contenuto dei documenti nascosti e la provenienza delle somme riciclate. Il commercialista Paolo Oliverio fu arrestato agli inizi di novembre insieme a due Fiamme Gialle e padre Renato Salvatore, per avere organizzato un sequestro, o meglio un finto interrogatorio presso una caserma della Finanza di due confratelli dell’Ordine, grandi elettori che sostenevano però un candidato alternativo a Renato Salvatore. I due nel giorno delle votazioni furono fatti sparire con la scusa di essere interrogati per garantire appunto il fallimento della scalata ai vertici dei Camilliani del confratello concorrente padre Monks.

L’episodio del sequestro di padre Antonio Puca e padre Rosario Messina fu scoperto per l’attività di intercettazioni telefoniche e ambientali. Quello dei Camilliani, dunque, è solo un piccolo capitolo della grande inchiesta che vede Oliverio al centro di una organizzazione criminale. L’impressione degli inquirenti è che Oliverio abbia messo in piedi un’industria del ricatto. Quando gli investigatori perquisirono il suo ufficio, il commercialista quasi li pregò di lasciare stare computer, tablet, smartphone e pen drive. «Non li aprite – li esortò – che qui vien giù l’Italia». Ma ora quel «tesoro» nascosto nelle memorie informatiche si sta rivelando un pozzo dal cui fondo riaffiorano fantasmi del passato. Hanno trovato persino un software per fare intercettazioni insieme a un archivio informatico impressionante. Chi intercettava e per conto di chi, il commercialista Oliverio? Tra i file clonati dai supporti informatici sequestrati al commercialista, veri e propri «report» su politici, imprenditori, forze dell’ordine. Per conto di chi venivano redatti i report?

Nell’inchiesta su Paolo Oliverio si trovano tracce di uomini dei servizi segreti, relazioni altolocate con vertici della Finanza e delle forze dell’ordine. E con prelati e imprenditori, tra cui c’è anche Paolo Berlusconi. E personaggi della massoneria deviata come Flavio Carboni, suo figlio Marco, e la banda della Magliana attraverso Diotallevi. Intercettazioni, dossier e ricatti. Vengono pilotate le verifiche di Equitalia, comprate quelle della Finanza. Quando il 6 novembre ci sono gli arresti, gli investigatori trovarono nella cassaforte del Superiore “camilliano” diversi atti giudiziari e una documentazione che proverebbe i tentativi di interferenza nell’inchiesta sulla P3. Documenti ‘in custodia’, afferma il prelato in carcere. Oliverio aveva le entrature giuste tra i vertici della Finanza e di Equitalia. Mancano solo le «barbe finte» in questa storia. Di certo, c’è anche Giuseppe Joppolo, l’uomo dalle mille relazioni particolari che l’ex numero uno del Sismi, Nicolò Pollari, presentò al senatore Sergio De Gregorio. Un autentico giro di galantuomini. Oltre la bella Began.

rem

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