Privacy Policy Caro Presidente, ecco il mio piccolo messaggio di fine anno -
venerdì 13 Dicembre 2019

Caro Presidente,
ecco il mio piccolo messaggio di fine anno

Le 20,30 del 31 dicembre, sempre e comunque, su tutte le reti nazionali radio e tv. Ad ascoltare il Presidente Giorgio Napolitano che anche questa volta non ci farà sconti o indorerà la pillola. Caro Presidente, anticipo questo mio modesto e piccolo “messaggio” rivolto a Lei (che mai ne saprà nulla) e a quei quattro […]

Le 20,30 del 31 dicembre, sempre e comunque, su tutte le reti nazionali radio e tv. Ad ascoltare il Presidente Giorgio Napolitano che anche questa volta non ci farà sconti o indorerà la pillola. Caro Presidente, anticipo questo mio modesto e piccolo “messaggio” rivolto a Lei (che mai ne saprà nulla) e a quei quattro amici che mi leggono, perché sento di doverlo fare.  

C’è chi sceglie di urlare improperi in streaming nei confronti del Presidente e chi, avendo l’esperienza di altri urlatori di verità assolute incontrati negli antri bui del mondo, vuol dire semplicemente, non ci sto a questo modo aggressivo di imbarbarire la politica. Qualche amico mi rimprovererà per quanto scrivo oggi, ma prima o poi arriverà a darmi ragione.

Ovviamente, auguri di un 2014 almeno decente a tutti quanti.

 

La letterina di Natale l’ho mandata ad Enrico Letta. Per il Capodanno c’è l’obbligo della tradizione sul destinatario. Lui, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il suo bilancio su un anno difficile lo fa attraverso la tv. Io non ho altro mezzo per parlare con lui se non attraverso questo piccolo sito. Ovviamente, sia subito chiaro, con Enrico Letta, ho mantenuto l’uso del confidenziale tu. Con Lei, Presidente, non è possibile. Anche se, una volta a Genova, prima che Lei fosse eletto e assieme ad amici comuni, fui costretto (da Lei) a darle del tu nel corso di una cena mentre parlavamo di Europa, a cui Lei aveva contribuito a dare una costituzione. Fu la vigilia di due elezioni europee fa quando, ricordo, furono mandati a Strasburgo Lilli Gruber e Michele Santoro. I tempi di quando tutto, anche in politica, faceva spettacolo. Ma parliamo di cose serie. Signor Presidente, insisto sul riguardo formale, uno, perché sento profondamente di doverle, come italiano, della gratitudine; due, perché reputo intollerabile la campagna denigratoria messa in atto nei suoi confronti da certi guitti.

 

Vede signor Presidente, per pure e semplici ragioni di mestiere, ho avuto occasione di incontrare diverse personalità in giro per il mondo. Già sull’uso del soggetto ho esitato: personalità, autorità? Ho imparato il riguardo formale dovuto per opportunità e il riguardo sostanziale sentito di fronte alla statura della persona che avevo di fronte. Avendo frequentato più zone di guerra che cancellerie e più capipopolo che capi di Stato seri (sia per gli Stati sia per i Capi), i miei personaggi del passato non sono in gran parte molto raccomandabili. Pensi che una volta -confesso solo a Lei- arrivai a scambiare i tre baci slavi col pessimo Karadzic nella sua “capitale” Pale, dopo averlo costretto a parlarmi di serbitudine, nel corso di una cerimonia religiosa  in cui mi ero introdotto per sapere della sorte dei caschi blu tenuti in ostaggio. I miei Balcani non sono stati esattamente un salotto di buoni incontri, ma questo va fuori tema. Soggetto, il perché io le sono grato, e perché tutti gli italiani dovrebbero esserlo. Ovviamente a modesta opinione di un vecchio (oddio, sull’età scivoliamo), di un “non più giovane” cronista.

 

Gentile Presidente, non avendo grande dimestichezza con i complimenti per timore di piaggeria, riesco più facilmente a polemizzare con chi l’attacca senza riguardo e senza ragioni. Ad esempio il blog di Beppe Grillo. Lei, eletto due volte con il Porcellum assieme a tre diversi Parlamenti, diventa per Grillo “un Presidente incostituzionale al quadrato”. La logica non arriva sino a Sant’Ilario, come fece Bocca di Rosa. La bocca di Grillo è un po’ più mordace e insiste: «Napolitano è un dogma. Habemus papam -scrive sul blog- Il pastore quirinalizio ha acquisito motu proprio l’infallibilità papale in materia elettorale e costituzionale. Se Napoleone fu incoronato re d’Italia nel Duomo di Milano, Napolitano è stato incoronato due volte dal ‘porcellum cum gaudio’. Con il grande corso condivide il motto ‘La corona è mia e guai a chi me la tocca’». So, attraverso queste citazioni, di aver commesso l’errore del dare sostanza a parole a vanvera. Capipopolo diffusi ormai in tutti i Paesi d’Europa in questa rincorsa di destra che mette accanto i reducismi fascisti di vecchia data con i nuovi santoni dell’improperio.

 

Caro Presidente, ammettiamolo, siamo un po’ vecchi col nostro insistere sui saperi vecchi e nuovi, su una o più analisi della realtà. Grillo, dopo Berlusconi, propone la via televisiva formato web alla politica. Ad esempio, non so se lo ha letto ma, nel corso dell’incontro con i parlamentari 5 Stelle avrebbe detto: «Se andiamo a sinistra siamo rovinati». Quindi? La rotta del Nuovo da seguire affidata ai sondaggi? Sulla contestata mozione contro il reato di clandestinità ecco la spiegazione del leader-padrone: «Il 75% dei votanti grillini vuole il reato di clandestinità». Non sapeva di orecchie indiscrete ed è stato chiaro. E’ la pancia degli elettori che comanda, spiega, con la furberia del mercante. Né di destra né di sinistra -a parole- per pigliare i voti a destra senza giocarti troppo rapidamente i sostenitori di sinistra. Uno volta questo si chiamava centrismo, ma era una cosa seria. Poi il dettaglio che La riguarda: «L’impeachment di Napolitano è una finzione politica. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione, però….». Tranquillo Presidente, era soltanto una parte in commedia. Certo che come rinnovamento puzza di vecchio.

 

Mi consola, confesso, l’aver trovato schierato con Grillo anche Brunetta e Forza Italia. So che forse risulterà infantile, ma nel’ incertezza dei tempi e delle ideologie, a volte la direzione da prendere ti viene indicata da chi non vuoi proprio avere accanto. Grillo parlante Brunetta afferma che Lei starebbe scardinando la Costituzione. Lei, dice sempre Brunetta, «non ha né poteri né competenze circa la legittimazione del Parlamento e non spetta al Quirinale interloquire sulla validazione degli eletti e la completa composizione delle Aule». Io non mi preoccuperei molto, fossi in Lei, signor Presidente. Primo, perché il genovese mio concittadino urla e strepita per “fare cassa” (diciamo così in quella città sparagnina). Cassa elettorale e, forse, non soltanto. Secondo, Brunetta: beh, lo sa perfettamente anche Lei. Il povero disgraziato deve barcamenarsi tra la libertà vigilata di Arcore e l’annaspare di Forza Italia di fronte alla follia crudele dell’accanimento terapeutico deciso dalla corte dei miracoli che si fa erede di una stagione ormai trapassata.

 

Adesso proverei, invece di ribattere ai suoi denigratori, a mettere in fila le ragioni per cui io ritengo di doverle gratitudine, per me e per i miei figli. 1) L’Italia di Berlusconi nel mondo. Molti fingono di dimenticare. Ho vissuto all’estero quell’epoca di etere, saltimbanchi e figuracce planetarie. Ed era quel vecchio signore tanto per bene che abitava al Quirinale a salvare la faccia di tutti noi. 2) Lei, nella fase di intemperanze massime del berlusconismo è riuscito a salvare la legalità costituzionale da numerose spallate, a tutela dal potere terzo della magistratura. 3) Lei ha redarguito i partiti quando debordavano dal loro ruolo costituzionale. 4) Lei ha sollecitato le riforme che ancora oggi mancano, a partire da una nuova legge elettorale. 5) Lei ha chiuso l’agonia dell’ultimo governo Berlusconi e i rischi di decesso per l’Italia. 6) Lei ha provato a farsi da parte ma qualcuno ha deciso di sparare alle spalle a Prodi. 7) Lei ha favorito la fuoruscita senza traumi insanabili del condannato dalle istituzioni. Signore Presidente, lasci frinire gli insetti. Il dramma è pensare ad un suo successore all’altezza. Auguri Presidente.

Potrebbe piacerti anche