• 19 Febbraio 2020

2013 Top Secret. Il meglio e il peggio dei segreti violati

Negli Stati Uniti non esiste mai il tredicesimo piano o abitazione al numero 13. Nella sede centrale della Cia a Langley o alla Nsa di fort Meade non hanno certamente piani uffici o sezioni con quel numero, ma questa 2013 se lo ricorderà tutta l’intelligence Usa e per molto tempo. L’anno del Datagate che travolge la National Security Agency e l’intero governo degli Stati Uniti. Ma, andando in ordine cronologico, le premesse dell’anno “spionistico” americano sono decisamente sfortunate.

A maggio l’Associated Press accusa pubblicamente il Dipartimento di Giustizia USA, di aver intercettato segretamente e per un lungo periodo una ventina di giornalisti dell’agenzia stampa. Intrusioni “inaccettabili”, vengono definite, che il procuratore generale Eric Holder cercherà di giustificare con la necessità di indagare sulla fuga di notizie su un complotto terroristico contro un aereo di linea diretto negli Stati Uniti sventato dalla Cia in Yemen. Risultato di indagine zero.

Pochi giorni dopo ancora Langley sotto schiaffo. Ryan Fogle, agente Cia a Mosca sotto copertura diplomatica all’ambasciata Usa, è arrestato a Mosca mentre tenta di reclutare un agente russo con un milione di dollari. Trattenuto e interrogato dall’FSB, erede del KGB nel controspionaggio russo, l’agente americano viene riconsegnato all’ambasciata americana, dichiarato “persona non gradita” ed espulso dalla Russia con disonore, non prima di avergli “bruciato” la copertura nella vergogna.

Ma il caso dell’anno è certamente il Datagate. Il caso scoppia a giugno, quando il quotidiano britannico Guardian pubblica i primi documenti riservati forniti da Edward Snowden, informatico ed ex funzionario di Cia ed Nsa. Tutto il mondo è intercettato. Dalla cancelliera Merkel a Papa Francesco. Snowden fugge in Russia via Hong Kong e si fa beffa degli agenti americani che da allora tentano inutilmente di riportarlo in patria. La notizia fa il paio con lo scandalo Wikileaks.

In ottobre Cia e corpi speciali cercano di saldare qualche conto con passato. Forze d’élite della marina statunitense riescono ad arrestare a Tripoli, in Libia, Anas Al Liby, ritenuta una delle menti dietro gli attentati del 1998 in cui furono uccise più di 220 persone in Kenya e Tanzania. Non va bene in Somalia, dove nelle stesse ore un’altra squadra attacca una base della formazione jihadista di Al Shabaab, responsabile dell’attacco terroristico di Nairobi con 72 morti. Il capo Ikrimah fugge.

Intelligence muscolare, come quella degli attacchi con i droni. 4700 persone uccise da quei killer volanti dal 2004, prime prove di uso di velivoli senza pilota armati, e il 2012. Nel 2013 il numero di omicidi mirati non è certo calato, anche se mancano per il momento i numeri. A scegliere i bersagli e ad emettere spietate sentenze di morte è la Cia. Killer da molto lontano e molti, troppi “effetti collaterali”. Giorni fa un drone ha ucciso in Yemen 15 civili che si recavano a un banchetto nuziale.

Ai francesi in Mali va abbastanza bene. Gennaio 2013, operazione Serval. Una forza multinazionale guidata da Parigi interviene su mandato Onu, per ristabilire l’ordine dopo il colpo di stato del 2012 da parte di separatisti e islamisti. Il movimento Tuarg per l’indipendenza dell’Azawad ha buoni rapporti con i servizi francesi e grazie alla collaborazione e al loro reclutamento i francesi riescono a dividere il fronte dei ribelli, a catturare numerosi capi dell’opposizione e a isolare gli islamisti.

Infine l’eterna partita tra Iran e Israele, costellata di morti. L’omicidio di Mojtaba Ahmadi, capo del “Cyber Defense Command” delle Forze Armate dell’Iran. L’omicidio del generale Jamaa Jamaa, alto ufficiale dell’intelligence militare siriana. L’omicidio il 6 novembre in Siria di Jamali Paghal’e, Generale di Brigata dei Pasdaran. L’uccisione l’11 novembre a Teheran del vice ministro dell’Industria iraniana Rahmat Abadi. Infine la misteriosa esplosione al reattore nucleare di Arak, Iran.

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