mercoledì 17 luglio 2019

Groupon:
sconti o miraggi?
Si muove l’Antitrust

Federico Klausner aveva sollevato il problema più di 2 anni fa. Una proposta commerciale via Internet che più che uno sconto arrivava a proporre veri e propri miracoli. La prima denuncia su Latitudeslife.com Ora arriva anche l’Antitrust che probabilmente anticipa qualche intervento penale

Oltre 2 anni fa dalle pagine del nostro portale avevamo avanzato dubbi e perplessità sull’attività del sito che vende servizi a prezzi scontati attraverso il sistema dei coupon. In questi giorni Groupon è finito nel mirino dell’Antitrust, l’Authority garante della concorrenza e del libero mercato, che ha avviato una istruttoria per verificare eventuali comportamenti scorretti dopo la denuncia da diverse associazioni di consumatori e oltre 600 singoli cittadini. Orgogliosi di essere stati tra i primi a denunciare pubblicamente tali anomalie, riproponiamo la nostra inchiesta del settembre 2011.

 

Nato a Chicago (SA) nel 2008, Groupon ha totalizzato in poco tempo numeri da capogiro: 83 milioni di iscritti, alle newsletter, 30 milioni di coupon venduti nel 2009, 28 nel 2010, 7000 dipendenti, crescita in due anni del 2241%, valore iniziale della sua prossima quotazione in borsa, 750 milioni di US$, che hanno suscitato gli appetiti di giganti del web come Google. Sbarcato in Italia nel 2010 con grande battage pubblicitario sul web e qualche passaggio in tv, il social site per lo shopping on line a prezzi ribassati presente in 200 città di 20 Paesi, conta quest’anno in Italia 7.200.000 utenti unici.

Seguito da fratellini minori come Groupalia (1.854.000), LetsBonus (1.124.000), Poinx (950mila), Jumpin (di Telecom Italia, l’ultimo nato e già a quota 568mila), Prezzo Felice (511mila), Kgb Deals (438mila), CityDiscount (140mila), ChiliCoupon (91mila), Tuttodeal (79mila), Getbazza (75mila), CarpeDeal (68mila), Tuangon (61mila), DealCity (58mila) per stare solo a quelli con più di 50.000 utenti unici (fonte il Sole 24ORE).

 

Come funziona? Groupon propone ogni giorno via e-mail acquisti di diverso genere a prezzi scontati dal 50 al 90%: la cena in un ristorante, un trattamento di bellezza, una vacanza un hotel, o la pulizia dei denti, ecc. L’iscrizione è gratuita. Si indica la propria e-mail e la città di residenza per ricevere le offerte relative alla stessa. A quel punto si acquista il servizio, si paga (tramite carta di credito o PayPal) e si riceve un voucher da utilizzare entro 6 mesi dall’acquisto, previa prenotazione. Se non viene raggiunto un numero minimo di richieste, l’offerta viene annullata.

 

L’idea di Andrew Mason, studente e fondatore della società è semplice e geniale: Groupon guadagna il 50% del valore del prodotto già scontato. Chi vende il servizio fa promozione, a volte anche sottocosto, ma raggiunge coloro da cui non era conosciuto prima della proposta (87% di chi acquista), o chi non lo avrebbe mai provato (55%) senza buono sconto. Il 60,2% ha dichiarato che farà probabilmente ritorno o usufruirà di nuovo del servizio. Il consumatore risparmia. Se chi ha acquistato il coupon non usufruisce dell’offerta entro il termine stabilito, Groupon tiene il 100% del valore dell’acquisto. Se invece l’impedimento a usufruirne arriva da parte dell’azienda (questioni tecniche, un cambio di gestione o l’esaurimento dei posti disponibili, ad esempio) scatta il rimborso.

 

Tutto bene quindi? No.

A fronte di sconti attraenti c’è molta approssimazione e confusione di ruoli. Spesso i buoni acquistati per servizi attraverso Groupon non possono essere soddisfatti dall’esercente, che non ha pensato di metterne un tetto alla disponibilità ed è sopraffatto dalle richieste. Questo nel migliore dei casi. In altri si sfiora la truffa. Per esempio quando si chiede se c’è posto e la risposta affermativa si trasforma in un’attesa di mesi quando si comunica il possesso del coupon. O ancora quando i servizi prestati differiscono da quelli offerti, per ottenere i quali viene richiesta un’integrazione. Da questi inconvenienti Groupon, che pure in un tempo più o meno lungo restituisce il denaro, si chiama fuori, affermando di non avere potere di coercizione sull’esercente e lasciando molti dubbi su cosa in realtà venda (prodotti che non conosce?) e come selezioni i partner.

 

Atteggiamento oltre a tutto commercialmente non limpido, dato che a norma di codice civile l’acquisto è un contratto che si stipula tra chi vende qualcosa (Groupon e non l’esercente, tanto che è a Groupon che si paga) e chi compra e ha conclusione alla fornitura dell’oggetto acquistato. Un caso: mia moglie, e molti altri con lei ha comprato 3 coupon, relativi a massaggi, trattamenti di bellezza e parrucchiere. Non è stato possibile usufruire di nessuno: una risposta evasiva e impacciata, per le “troppe richieste ricevute” e due la cui disponibilità immediata in giugno è diventata a fine settembre una volta accertato che si trattava di coupon. I buoni sono stati rimborsati, dietro sollecitazione, un mese dopo, con un tentativo di negare di avere ricevuto la richiesta di rimborso.

 

Resta il sospetto che in tempi di crisi, molti esercizi usino questo mezzo per ottenere visibilità a buon mercato, e Groupon sfrutti sconti straordinari, ma non sempre veri, quale specchietto per aggiungere nuovi utenti aumentando il suo valore commerciale e pubblicitario. Una certezza è invece che dalla pagina Facebook è sparita ufficialmente “per rielaborazione e renderla ancora migliore” la pagina delle recensioni su cui si era accumulato un gran numero di lamentele e post negativi. E’ chiusa dal 30/6: chissà se riapparirà integra o “ripulita per motivi tecnici”. Chissà SE riapparirà!

 

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