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sabato 7 Dicembre 2019

Caro Enrico Letta,
scusa il disturbo…

Caro Enrico, se ancora posso permettermi il tu confidenziale di una volta, non troppo tempo fa quando eri tu a menare rispetto nei confronti del vecchio e allora più o meno glorioso reporter. Ora io sono rottamato e tu ti sei iscritto tra i rottamatori. Come cambiano i tempi vero? Tu, caro Enrico, anche tu, […]

Caro Enrico,

se ancora posso permettermi il tu confidenziale di una volta, non troppo tempo fa quando eri tu a menare rispetto nei confronti del vecchio e allora più o meno glorioso reporter. Ora io sono rottamato e tu ti sei iscritto tra i rottamatori. Come cambiano i tempi vero? Tu, caro Enrico, anche tu, adesso parli di “svolta generazionale” e, con Matteo Renzi, prometti “gioco di squadra”, altro che dualismo. “Il 2013 sarà ricordato come l’anno della svolta generazionale, sarà l’anno della svolta dei quarantenni. Una svolta che non è un fatto individuale e di cui il Paese aveva bisogno”. Il tono che usi è quello giusto, enfasi moderata, senza declamare. Poi il passaggio politico che ti serviva: “Uno sforzo che poi si declina con l’attenzione a rompere il circolo vizioso della disoccupazione giovanile”. Oh perdicibacco, caro Presidente, il passaggio logico mi sfugge. Non è che stai facendo un po’ di confusione tra problemi? Adesso facciamo la rottamazione incentivata, come per le auto, per favorire nuovi impieghi parlamentari? Già mi vedo un’aula di Montecitorio colma di giovanotti/signorine grillescamente urlanti. Ma forse intendevi altro. Almeno spero.

 

“La svolta generazionale ci mette alla prova. La svolta l’abbiamo chiesta, ed è arrivata, in primis per merito della scelta del Presidente della Repubblica. Oggi questa generazione non può fallire, se fallisse vorrebbe dire che tutti gli auspìci di questi anni non sono andati nella giusta direzione. Come generazione non abbiamo possibilità di fallire e non abbiamo alibi. Io farò la mia parte perché questa svolta riesca. Coglieremo questa opportunità”. Bene, ora ragioniamo. Voi avete avuto l’opportunità e ora non potete fallire. Lo speriamo anche noi. Per la verità gran parte di noi avrebbe preferito forse fare prima, magari con un buon usato sicuro. Non voglio attaccar briga su chi ha fatto fuori Bersani o Prodi più che D’Alema. E’ accaduto e indietro non si torna. Ma anche in questo passaggio del tuo discorso colgo un inciampo logico. Scusa, caro Enrico, ma dal tuo ragionamento pare esista una vecchiaia di mezzo tra la saggezza espressa dal grande presidente Napolitano, chiamiamola la Vecchiaia di Eccellenza, e la mia vecchiaia di Sopravvivenza? Chiariamo meglio. Quale è la vecchiaia ancora fruibile e utile per il bene collettivo e quale quella da buttare?

 

Domande oziose, probabilmente. Ma in realtà, caro Enrico, lo sai che noi nati come frutto della Liberazione siamo tanti, e siamo anche gente abbastanza tosta, che le sue battaglie serie le ha fatte? Tu forse andavi allora alle medie, massimo al liceo. Ora siamo il vecchio che avanza, nel senso dialettale genovese del vecchio che ci cresce. La vecchiaia, nel suo procedere, produce malinconia di ricordi e astio nei confronti di chi ancora non vive la “malattia”. Ma il discorso generazionale è scemo in partenza. Farci un editoriale sopra diventa la sublimazione dell’inutile. Confesso e cambio rotta, anche se con qualche difficoltà. E’ dato oggettivo che lo scorrere del tempo (sempre lì attorno giro) sia una misura sempre eguale soltanto per la fisica. In realtà, caro Enrico e cari tutti i pochi che leggeranno, il tempo e il suo scorrere è un dato soggettivo. Relativo come dice Einstein. Personale e variabile. Pensaci e vedrai che in alcune fasi della vita il mondo ti corre accanto, in altre piacevolmente si muove a rallenty. Anche noi e la nostra vita ci muoviamo a velocità variabili. L’essere giovani o vecchi, già concetti indefiniti, si dilatano o si comprimono sulla base di fattori estranei ai fatti.

 

Un esempio che pare una battuta: il ricco in salute è più giovane del suo coetaneo povero e malaticcio. Catalano docet. Poi vale l’ondata culturale o di moda del momento. Se il mercato vincente è il giovanilismo, eccoti servito un Renzi, improponibile come fenomeno soltanto un po’ di anni fa. Se serve invece il soldo della solidità professionale, l’età media si dilata. Con Berlusconi ogni Ruby era allora possibile. Poi il berlusconismo morì per fallimento di sostanza e di decenza, anche se il decesso è avvenuto all’insaputa di Berlusconi e dei suoi cari. Nell’attesa che i fedeli attorno al Caro Estinto elaborino il lutto, ecco la spinta a buttare via tutto il vecchio, e in un colpo solo. Col rischio per il bambino di finire con l’acqua sporca, come da proverbio. Nel precedente editoriale sulla Quota Grigia arrabbiata, il collega e amico Paolo Aleotti ha replicato proponendo il “grigioarcobaleno”. La sintesi di valori, qualità e sapere tra generazioni. Splendido. Anch’io vorrei, ma se loro non ci vogliono? Chiedo a Paolo. Sinceramente sono rimasto molto deluso dalla scelta della nuova squadra Pd fatta da Renzi. Una autentica, totale e grave scemenza generazionale.

 

Essendo io un sincero (anche se astioso) democratico, concederò comunque una prova d’appello da cui, per età, noi siamo stati invece esclusi. A conclusione, caro Enrico e cari quarantenni arrembanti, un credito per il 2014. Bonus per UNA prova. Poi potremmo anche decidere che alcuni di noi sono desiderosi e capaci di tornare a fare.

Visto che non ho alcuna intenzione di demordere, questa “letterina di Natale” sarà soltanto la prima di q. b. quanto basta, come in cucina. Quindi per tua e nostra facilità, ho deciso di numerare le “Caro Enrico”. Questo panettone natalizio consideralo l’antipasto del 2014. che ti auguro pieno di successi. Più che altro per noi, ovviamente.

 

 

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