domenica 18 Agosto 2019

In Siria è fase tre :
guerra del terrore

La chiamano guerra psicologica per ammorbidirne il significato. Si tratta di rapimenti di massa, stupri e torture. E sembra essere così ora che l’esercito di Damasco e le forze ribelli si combattono in un conflitto sommerso che brucia ogni possibilità di riconciliazione politica tra le parti

Le Nazioni Unite denunciano la pratica ormai diffusissima delle “sparizioni” e dei rapimenti di massa. Un rapporto Onu, basato su testimonianze di disertori dell’esercito e di familiari di persone scomparse, accusa il governo di Damasco alcune fazioni del fronte dei ribelli di crimini contro l’umanità: rapimenti di massa, stupri e torture. Più feroci tra le formazioni ribelli soprattutto i gruppi jihadisti dell’Islamic State in Iraq (ISIL) e di Jabhat Al Nusra.   Opposizione colpevole quanto gli uomini di Assad dunque, avendo rapito in questi anni di conflitto giornalisti, esponenti religiosi, personale delle organizzazioni umanitarie e, più in generale, chiunque sia stato ritenuto vicino al regime o, più semplicemente, considerato utile per centrare obiettivi meno “nobili”, come dei corposi riscatti. Secondo fonti Onu, i miliziani jihadisti avrebbero costruito delle carceri segrete per torture ed esecuzioni sommarie.   La Coalizione Nazionale Siriana, espressione politica dell’opposizione al regime riconosciuta a livello internazionale, ha preso le distanze sia dall’ISIL che da Jabhat Al Nusra,. La politica dell’ “abduction”, dei rapimenti, è un’arma nella conduzione delle operazioni esattamente come lo stupro, altra violenza molto diffusa in tutte le guerre civili. “Espediente di carattere psicologico” lo chiamano cinicamente gli specialisti. La pratica del terrore come arma finale.

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