Privacy Policy
domenica 17 20 Novembre19

In Sud Sudan
si salvi chi può
Italiani in fuga

Continua l’avanzata degli armati della tribù Nuer in Sud Sudan. Dopo aver preso Bor, i ribelli hanno attaccato la base della United Nations Mission di Akobo nello stato di Jonglei dove 30 civili avevano cercato rifugio. Almeno tre caschi blu su 50 sono tra le vittime. Rimpatriati 34 italiani

Al momento non è noto se ad assaltare il compound Onu siano stati i fedelissimi di Riek Machar l’ex vicepresidente, o le truppe della South Sudan Liberation Army di Peter Gadet, oppure gruppi autonomi di ribelli. Nel Sud Sudan ormai è guerra per bande apparentemente inarrestabile. Sconosciuto anche il numero delle vittime. Risulta certo, che tre caschi indiani dei circa 50 stanziati nella base sono stati uccisi. Assolutamente caotica e incontrollabile la situazione nel Paese

 

Entrambe le formazioni ribelli sono di etnia Nuer. Anzi, i due generali potrebbero anche aver accorpato le loro truppe in un’unica armata per dirigere le operazioni in aree diverse. Si registrano tensioni anche nei due stati dell’Alto Nilo e di Unity: si teme che, presa Bor, capitale dello Jonglei, l’avanzata Nuer si diriga verso questi territori dove si trovano le maggiori riserve petrolifere del Sud Sudan, e quindi i centri nevralgici dell’economia. Allarme internazionale generalizzato.

 

Barack Obama teme che la giovane nazione africana possa facilmente scivolare in un sanguinoso conflitto tra le sue diverse componenti etniche. Per garantire la sicurezza ai cittadini americani residenti nel Paese, già nei giorni scorsi Washington aveva inviato in Sud Sudan 45 soldati in equipaggiamento da guerra. Il dipartimento di Stato aveva comunque già provveduto in settimana a richiamare tutti i cittadini USA in patria. Idem per la Farnesina con 34 italiani sbarcati a Ciampino.

 

Potrebbe piacerti anche