Privacy Policy Serial killer in fuga le follie analogiche -
lunedì 9 Dicembre 2019

Serial killer in fuga
le follie analogiche

La vicenda del serial killer Gagliano evaso a Genova fa riflettere sull’uso di Internet e delle tecnologie digitali negli apparati dello Stato. Pino Bruno, un giornalista che sa tutto sull’ informatica fa il processo all’inefficienza anche tecnologica che si nasconde dietro al gravissimo episodio

Documenti, fascicoli, faldoni, le carpette. Una montagna di carta, un mix di burocrazia e inefficienza analogica che soffoca la Giustizia. La mancanza di una macchina organizzativa e amministrativa moderna, snella e “in rete” non è certo l’unica causa del collasso. Nel caso in questione, comunque, se per il detenuto Bartolomeo Gagliano fosse esistito il Fascicolo Elettronico, forse sarebbe andata diversamente. Il direttore del carcere e il magistrato di sorveglianza avrebbero potuto consultarlo online, per decidere diversamente.

 

Già, perché il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo, ha dichiarato al Secolo XIX: “…sapevamo dei precedenti per omicidio di Bartolomeo Gagliano ma non conoscevamo l’esatto contenuto del fascicolo sulle sue precedenti carcerazioni, quello rimasto all’ospedale giudiziario…No, la sua pericolosità, non era negli atti che sono a nostra disposizione. Non sapevamo che fosse pericoloso, questo no. Ripeto, per noi era un detenuto con il fine pena di un anno”. Esiste una Banca Dati del Ministero con informazioni aggiornate sui singoli detenuti?

 

“Nel sito ufficiale del Ministero c’è una pagina dedicata all’Anagrafe detenuti: il “registro delle persone detenute negli istituti penitenziari italiani. È una delle applicazioni del sistema informativo che consente la gestione automatizzata sul territorio nazionale di tutte le informazioni sulle persone in ‘esecuzione penale’. È uno strumento di conoscenza dei soggetti affidati all’Amministrazione penitenziaria e assicura un servizio di informazione agli uffici giudiziari ed alle Forze di Polizia, sia per esigenze processuali sia per esigenze di polizia giudiziaria”.

 

Stando a queste informazioni del sito del Ministero, lo strumento ci sarebbe. Bisognerebbe capire se funziona e in caso affermativo se è stato consultato. Qualcuno dirà che con le carceri che scoppiano, quello dell’informatizzazione capillare è l’ultimo dei problemi. Forse. Intanto ci sarebbe risparmiata quest’ennesima dimostrazione di presappochismo e inefficienza. E comunque anche quando gli strumenti sono disponibili e ci sono reti telematiche e computer, la differenza la fanno gli uomini. Come interpretare altrimenti la notizia sul Corriere del Mezzogiorno?

 

Corte di Appello di Bari. Scrive il quotidiano: “ci sono ancora giudici che si rifiutano di usare il computer e depositano in cancelleria le minute delle sentenze, ossia manoscritti che hanno bisogno di essere ricopiati in forma originale per avere valore giuridico. Ma in Corte d’Appello non ci sono nemmeno i dattilografi. Quindi i provvedimenti sono di fatto bloccati: alcuni risalgono ad aprile del 2011, ma ce ne sono altri ancora più datati”. Signor Giudice si vergogni! Per sapere di più: http://www.pinobruno.it/2013/12/io-serial-killer-ringrazio-la-burocrazia-analogica/

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