lunedì 17 giugno 2019

L’Unione del Golfo come l’Ue poi la Nato araba

34esimo summit del Consiglio di Cooperazione del Golfo in Kuwat. Approvata la formazione di un comando militare unificato, mentre fa discutere la proposta saudita di trasformare l’organizzazione in qualcosa di simile all’Unione Europea. L’eterno nemico sciita e le tifoserie sulla Siria

Consiglio di Cooperazione del Golfo, vertice numero 34. Ci sono Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi, Kuwait, Oman e Qatar, tutti a rigorosa maggioranza sunnita. Tutti nemici acerrimi dell’Iran sciita. Quasi tutti Regni forcaioli e dispotici di amicizia occidentale. Tutti a discutere e non decidere sul diventare una vera e propria unione economica, monetaria, di sicurezza e politica, simile al modello europeo sostenuta fortemente dall’Arabia Saudita e bloccata dall’Oman. Non ci sarà per ora una UA, ma forse nascerà una piccola Nato araba.

Dal 1984 il Consiglio di Cooperazione del Golfo ha una forza militare congiunta chiamata “Scudo della Penisola” e utilizzata di recente per reprimere le proteste del 2011 in Bahrain. Non molto nobile, ma quegli Stati dispotici vogliono andare oltre: la formazione di una forza di polizia unificata, mentre il prossimo obiettivo sostenuto soprattutto dai sauditi è di creare un organismo di sicurezza su larga scala che dovrebbe funzionare da deterrente contro le intimidazioni sempre da parte dell’Iran. Sempre il fantasma sciita.

Gran finale, la “Recita” sulla Siria. Il Consiglio ha diramato un invocato il ritiro delle forze straniere che hanno preso parte ai combattimenti a fianco del regime di Bashar Assad. Il riferimento era agli Hezbollah e alle milizie sciite irachene. Tutti zitti sulle fazioni islamiste e jihadiste sostenute da Arabia Saudita e Qatar che si sono unite ai miliziani ribelli e che stanno dominando l’opposizione armata. La risposta del governo siriano con il ministro degli Esteri di Damasco, Walid Muallem, che ha definito tutto pura “retorica provocatoria”.

 

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