sabato 20 luglio 2019

Tutti assieme in tv
sfiduciati e scontenti

Sempre meno tv e per l’informazione più Internet. Questione di praticità ma anche di fiducia: solo due persone su dieci considerano l’informazione televisiva indipendente e libera. Gli approfondimenti annoiano, i telegiornali sono scelti per tifoseria e non per fiducia. Si salva soltanto la satira

L’indagine di Demos-Coop per Repubblica su “Gli italiani e l’informazione” parla chiaro e picchia duro. Per la tv che ancora c’è. Otto persone su dieci, affermano di informarsi quotidianamente in televisione, il 47% su Internet. Sei anni fa il seguito tv era sette punti sopra e internet era la metà di oggi. Due navigatori di Internet su tre legge regolarmente i quotidiani online. Giornali e i notiziari radio-tv si connettono alla Rete, attraverso edizioni online e digitalizzate. Questa evoluzione è favorita dalla rapida diffusione delle tecnologie di comunicazione. Nell’ultimo anno la quota di coloro che si collegano a Internet attraverso cellulari o tablet è cresciuta di ben 20 punti: dal 37% al 57%.

 

La tv resta ancora il riferimento più frequentato ma con un grado di fiducia peggiore degli ascolti. Solo due persone su dieci la considerano indipendente e libera. Calo di credibilità per tutta l’informazione. Tg3 e il Tg1 continuano ad essere i più accreditati, ma in declino. Calo di fiducia ancora più forte per le testate Mediaset. Il Tg di La7, dopo tanta crescita, per la prima volta arretra arretra rispetto al 2012. Gli unici tg che registrano una crescita costante, anche se minimale nei numeri, le reti all news. Brusco calo di fiducia anche per i talk show. Meno 4-5 punti per Ballarò, Servizio Pubblico, Otto e mezzo, In mezz’ora. Si potrebbe dire che troppa politica fa male alla tv.

 

Solo Report, un programma di inchiesta, e Piazza Pulita, un talk di battaglia, fanno registrare una crescita di consensi significativa. Perfino i talk satirici e l’infotainment suscitano minore confidenza. Striscia la Notizia scende di 5 punti e anche per Fazio è brutto tempo, con un meno 2. Tengono le Iene e Crozza salva Ballarò. È come se, in tivù -questo lo scrive Repubblica- l’informazione, l’approfondimento, la stessa satira, suscitassero anche stanchezza e fastidio. Probabilmente perché la crisi, economica e politica, è difficile per tutti. Sentirne parlare non conforta. Produce, anzi, un senso di malessere che ha contaminato anche i media che di mala politica alla fine campano.

 

Gli ascolti per tifoseria politica. Il pubblico di centrosinistra dimostra ancora fiducia (anche se calante) per il Tg3 e per La7. Mentana è anche il più apprezzato dagli elettori del M5S. Gli elettori di centrodestra guardano con fiducia i tg delle reti Mediaset. Gli elettori di centro si riconoscono nel Tg1 e in Rai News. Nello scambio tra pubblico e televisione, paura e sfiducia si rafforzano. L’Italia del disgusto politico e dei forconi. Un inseguimento perverso da interrompere presto, prima della catastrofe. Difficile che ciò avvenga per iniziativa della società o della stessa tivù che ancora, bene o male campa. Quindi continueremo -conclude Repubblica- «Tutti insieme, sfiduciati e scontenti».

 

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