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domenica 22 Settembre 2019

Parenti serpenti
ma in Corea
il Kim esagera

L’esecuzione dello zio e braccio destro del leader nordcoreano stupisce il mondo e colpisce per la ferocia. Dopo aver minacciato il mondo con la sua bomba atomica, ora i conti in casa. Jang Song-thaek, zio e tutore messo a morte per alto tradimento. Mesi prima aveva fatto fucilare l’ex fidanzata

In Italia già sarebbe stato ribattezzato Ciccio Bello o l’ancora meno reverente Meo Porcello. Il Kim ultimo di una famiglia di solidi dittatori orientali non può certo vantare le “physique du rôle”. Ma ben oltre l’aspetto cicciotello e scemotto, ha deciso di stupire il mondo a modo suo. S’era fatto conoscere per il minacciato lancio di ordigni nucleari contro il territorio nordamericano e la successiva conquista di Seoul. Balle troppo grosse per impaurire veramente il mondo. Allora.

 

Ma altri segnali interni avrebbero dovuto allarmare. Lo abbiamo visto, il Kim, mentre faceva giustiziare l’ex fidanzata Hyong Song-woi, fucilata insieme a undici colleghi d’orchestra mesi fa per “pornografia”. Ora l’esibizione di Jang Song-thaek che viene letteralmente trascinato via con la forza durante una riunione del partito, processato e fucilato nel giro di poche ore con tanto di dirette tv. Segnali preoccupanti o di una emergenza interna al regime o l’esplodere ossessivo della paranoia.

 

Jang Song-thaek aveva settantasette anni ed era marito della sorella di Kim Jong-il, il “Caro leader” morto nel 2011 e sostituito proprio dal figlio sanguinario. Lo zio del giovane despota è stato un riformatore e uno strettissimo collaboratore dell’ex presidente. Di fatto l’educatore e tutore del giovane Kim Jong-un lungo tutta la fase della successione al padre. Entrato nel 1970 nel Partito dei Lavoratori della Corea del Nord, Jang nel 1992 era diventato membro del Comitato Centrale.

 

Nella sua ascesa ai vertici dello Stato Jang Song-thaek c’è il misterioso precedente del 2004, quando scomparve dalla scena pubblica per un paio di anni, prima di essere reintegrato. Secondo alcuni osservatori, pare comunque che fosse stato costretto agli arresti domiciliari, mentre altri sostengono che fu spedito a espiare le proprie “colpe”, prima tra tutte l’ avere costumi troppo occidentali o troppo cinesi, o forse eccedere nell’alcool, in un centro di rieducazione in qualche regione remota.

 

La morte dopo l’umiliante rimozione in pubblico è certo la “purga” più eclatante in questi due anni di governo del giovane Kim Jong-un. E lancia un segnale terrorizzante ai potenziali nemici interni al regime. Nessuno, per quanto potente, è al riparo dalle ire di Kim Jong-un dice quella fucilazione in famiglia. Ma ammette contemporaneamente che un dissenso interno esiste, e forse non soltanto nella testa del giovane paranoico. Repubblica Popolare di Cina e Pechino sono vicini ingombranti.

 

Si sospetta che Jang Song-thaek gestisse troppo autonomamente i rapporti affaristici con la Cina con un coinvolgimento di Pechino negli affari interni della Corea. Feroci pulizie di casa volute da Kim per sostituire gli uomini della vecchia guardia fedeli al padre con uomini fedeli a lui soltanto. A rischio anche sua zia, la moglie di Jang Song Thaek, mentre è stato fatto rientrare in patria un altro membro ancora della famiglia, l’ambasciatore presso in Malesia, Jang Yong Chol, nipote di Jang.

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