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mercoledì 16 Ottobre 2019

Coi curdi del Caucaso
Russia in medioriente

Pochi lo sanno ma la popolazione curda nella sua diaspora eterna in Stati non loro tra Turchia, Iraq, Siria e Iran, dopo aver realizzato un suo Kurdistan nel nord iracheno, ha una sua colonia in Caucaso. Intanto in Siria altri curdi filo governativi tengono a distanza i ribelli. Festeggia la Russia

Abu Omar al-Chechen
Abu Omar al-Chechen

Un favore non da poco fatto alla Russia. Il 27 settembre il YPG, la “Protezione Unità del Popolo”, milizia armata curda in Siria, ha rivendicato l’uccisione di Abu Omar al-Chechen. In italiano diventa il Ceceno ed è uno dei terroristi più ricercati al mondo: si chiama Tarkhan Batirashvili, noto come Abu Omar al-Shishani o Omar al-cecena, ed è un Mujahid Emir, un comandante, il responsabile del settore settentrionale della Siria da parte della formazione Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Tutto questa è accaduto in Siria, in Medio Oriente, ma le conseguenze arrivano sino nel Caucaso.

 

Più esattamente, Caucaso del nord. Conflitti, insurrezione e terrorismo affliggono la regione dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Aggravate da complesso mosaico etnico. Mentre i ceceni e circassi sono etnici più noti al di fuori della regione a causa delle loro grandi diaspore all’estero, nel Caucaso del Nord c’è un gruppo il cui profilo regionale è praticamente sconosciuto, un popolo che è in aumento e che può avere implicazioni sorprendenti per la politica mediorientale della Russia: i curdi del Caucaso. Certo la porzione più piccola nel suo cocktail etnico ma caucasici di vecchia data.

 

Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian del1990 ha provocato una fuga di profughi curdi nella vicina Russia, soprattutto verso le regioni meridionali e centrali. Il censimento del 2010 ha registrato circa 23.200 curdi e 40.600 Yezidi, che -auto identificati in Russia come un popolo separato- riconoscono le loro origini curde. Nel corso del tempo i curdi hanno istituito loro centri culturali a Mosca e San Pietroburgo pur rimanendo marginali nei processi socio-politici regionali. E’ stata la guerra in Siria, le tensioni in Turchia e le gravi divisioni in Iraq ad attirare l’attenzione russa sulla questione curda.

 

Ad esempio i curdi nel Caucaso hanno inviato molti aiuti umanitari ai curdi di Siria minacciati dalle formazioni ribelli. Contemporaneamente decine di volontari provenienti da Cecenia e Dagestan, si sono uniti alle forze anti-regime trovandosi dall’altra parte della barricata. I curdi siriani, da parte loro, hanno formato gruppi armati di difesa dei loro villaggi e sono noti per aver ucciso più di 80 militanti di ISIS e Jabhat al- Nusra. Altro applauso di gratitudine da parte dei russi che combattono la loro guerra contro il terrorismo dell’ “Emirato del Caucaso” e sono con fedeli alleati di al-Assad.

 

Non è che tra russi e curdi sia sempre stato amore. Anche i russi hanno avuto la loro fase di lotta contro gli estremisti curdi. Due sono statti uccisi in Cecenia nel 2011, identificati come autori di precedenti attentati in Turchia. Quesito per analisti di intelligence: terroristi anti Turchia in cerca di un rifugio sicuro nel Caucaso del Nord o terroristi in trasferta con una missione precisa? Quesito sul fronte opposto. Meglio spingere per una cooperazione più ampia tra curdi e russi nell’ interesse di sicurezza reciproca attuale, o l’agenda curda è troppo complicata per schierarsi con la Russia?

 

Il passato non aiuta alla fiducia. I russi che simpatizzavano col Partito dei lavoratori del Kurdistan, il Pkk, nel 1999 hanno tacitamente accettato -accusa di parte curda- l’arresto di Abdullah Ocalan da parte delle forze speciali turche. Conto pesante da saldare nell’interesse di ambedue la parti. Stabilitisi a piccole città e villaggi, i curdi in pochi anni si sono resi gruppo dominante in numerosi quartieri, stabilendo autonomia culturale e conquistando posizioni amministrative in diverse regioni. Ovviamente i nativi non gradiscono, e denunciano una riluttanza curda a fondersi nella società russa

 

Ovviamente sulla partita dei curdo-caucasici vorrebbero dire la loro anche altri attori. In primo luogo la Turchia. Mosca e Ankara hanno sono in disaccordo su Damasco ma hanno tra loro accordi energetici decisivi. Quindi, se la Russia iniziasse seriamente a flirtare con i curdi la Turchia certo non gradirebbe e difficilmente starebbe a guardare. Contemporaneamente il Cremlino vuole una maggiore influenza sui processi mediorientali. Avere rapporti privilegiati col quarto gruppo etnico della regione potrebbe essere un grande avallo alle iniziative russe sulla Siria. Turchia consentendo.

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