Privacy Policy
giovedì 24 Ottobre 2019

Yemen dimenticato
un altro scannatoio

L’ultimo episodio, due alti ufficiali delle forze di sicurezza yemenite uccisi. Pochi giorni fa un’autobomba contro l’ospedale militare ha causato 52 morti e 167 feriti. Tecnica della doppia auto esplosiva dell’organizzazione Al Qaeda in the Arabian Peninsula. Vigilia di elezioni ma ora è guerra

Lo Yemen è il Paese più povero della Penisola Araba come avevano provato a raccontarlo al mondo le manifestazioni del febbraio 2011. Il progressivo calo delle scarse risorse naturali di acqua, prodotti agro-alimentari e petrolio peggiora sensibilmente l’ instabilità che deriva anche da fattori altrettanto problematici.

Al Nord si estende il conflitto con i ribelli sciiti Houthi che fanno parte degli 8,4 milioni di sciiti, e sono il 39% della popolazione di 23 milioni. Gli Houthi sono presenti soprattutto al Nord nelle città di Sa’da e di Asir, quest’ultima ricca di petrolio e confinante con l’Arabia Saudita.

Al Sud è sempre più attiva la spinta secessionista della maggioranza della popolazione annessa solo nel 1990 a Sana’a, dopo 20 anni di guerra civile.

Terzo ma non ultimo problema è costituito dalla crescente attività terroristica di “Al Qaeda in the Arabian Peninsula”, in forte espansione in tutto il Paese anche grazie all’afflusso di jihadisti dalle coste somale lungo la direttrice portuale Aden, Ahwar e Al Mutallah.

 

La deposizione del Presidente Alì Abdullah Saleh dopo 33 anni di potere assoluto e disordini che ne sono seguiti, con mille 500 morti, oltre 8 mila feriti e migliaia di arresti, è stata pilotata verso la soluzione attuale da Stati Uniti e Arabia Saudita.

La situazione yemenita si presentava peggiore rispetto a quelle presenti in Tunisia, Egitto e Libia per almeno due fattori.

Primo, l’attentato del giugno 2011 contro Alì Saleh, rimasto gravemente ferito nella Moschea all’interno del Palazzo Presidenziale. Il Presidente venne trasportato a Riyadh per i necessari interventi chirurgici, per poi terminare la degenza negli USA.

Secondo, il clima di guerra civile negli scontri fra manifestanti e regime per una più equa distribuzione delle risorse e all’interno della rivolta stessa tra AQAP e i salafiti jihadisti di Ansar al Shariah a carattere religioso e le formazioni tribali di matrice etnica.

 

La scelta statunitense-saudita è di carattere geo-strategico.

Gli Usa hanno stretti rapporti di collaborazione anti-terrorismo con lo Yemen specialmente dall’ottobre 2002 quando un natante kamikaze si fece esplodere nel Golfo di Aden contro la USS COLE uccidendo 12 marinai americani. Da allora nello Yemen c’è una base USA per i droni destinati agli attacchi selettivi, assassini mirati. Oltre 50 da allora con o senza “vittime collaterali”.

L’Arabia Saudita divide con lo Yemen 1.770 km di frontiera e teme l’influenza degli Houthi sciiti. Riyadh teme che i combattenti sciiti con l’appoggio iraniano possano contaminare la componente sciita interna che costituisce il 10% della popolazione nel Regno.

USA e Arabia Saudita, con la Gran Bretagna, sono inoltre interessati alla posizione geo-strategica dello Yemen che dal Golfo di Aden ha un accesso privilegiato alla base navale iraniana e allo Stretto di Bab El Mandeb, principale passaggio commerciale per la Cina nel Mar Rosso.

 

Le elezioni del febbraio 2012 imposto come Presidente Abd Rabbo Mansour Hadi.

Con scarso supporto dell’Esercito, per la gran parte rimasto fedele al predecessore Saleh, Hadi non è riuscito a risolvere nessuno dei problemi del Paese ed ha tentato nel marzo 2013 di avviare un confronto nazionale per dare vita a una Federazione con gli autonomisti del Nord e i secessionisti del Sud. Iniziativa senza risultati per l’opposizione del Sud che mantiene ferma la volontà di secessione da Sana’a.

In questo quadro è emerso l’allarme terroristico del luglio 2013 sul progetto qaedista di dar esplodere oleodotti e conquistare i principali porti petroliferi del Paese.

 

Secondo le informazioni intercettate da Sana’a vi sarebbero stati contatti telefonici diretti fra il leader dell’originaria Al Qaeda, Ayman Al Zahawiri, Nasser Al Wuhayshi responsabile di AQAP e membri delle formazioni armate Boko Haram della Nigeria, Taliban pakistani, islamisti uzbeki e militanti di Aqmi del Maghreb. Una Internazionale del Terrore per concordare una campagna planetaria.

Allarme colto dagli USA che hanno disposto la chiusura di 21 Ambasciate ritenute a rischio.

Gli attentati non si sono verificati ma ad agosto due droni USA hanno ucciso 7 sospetti terroristi.

 

La situazione yemenita appare persino peggiore di quella lasciata da Alì Saleh che -secondo l’opposizione- da Riyadh dove vive da quasi due anni, manovrerebbe il potere decisionale dei Vertici Yemeniti e non sarebbe estraneo ad alcuni attentati addebitati dai media governativi ad AQAP o agli Houthi.

Spinte secessioniste e crescente attivismo di formazioni armate, malumori in seno all’Esercito e disastrosa situazione socio-economica della stragrande maggioranza del Paese non renderanno facile la strada per le elezioni della primavera 2014.

Potrebbe piacerti anche