• 28 Febbraio 2020

Gli Usa decidono:
i veleni di Assad
finiranno in mare

Consoliamoci facendo finta di crederci: le armi chimiche siriane per cui stava per scatenare una mezza guerra mondiale, basta lavorarle con un processo di elettrolisi e tornano innocue. Più o meno. Diciamo che forse vengono neutralizzate le componenti tossiche dei suoi agenti cimici. Forse non ammazzano più gli uomini (chi sa con gli animali, i pesci ad esempio) ma gli “agenti chimici” che quei veleni avevano creato, alla fine dell’elettrolisi dove li mettiamo? Ma dai, buttiamo tutto a mare!

 

Dopo settimane di trattative alla fine la comunità internazionale è arrivata alla conclusione più facile è assieme più folle. Eseguire in mare le operazioni di smaltimento delle armi chimiche siriane. Di fronte ai “no” da parte di diversi Paesi Onu, gli Stati Uniti hanno messo a disposizione una nave commerciale, la Cape Ray, che trasporterà il carico in mare dove verrà sottoposto ad idrolisi, processo che dicono neutralizza tutte le componenti tossiche dei suoi agenti chimici.

 

Nave veleni sito

 

Rischi praticamente pari allo zero dicono presunti “esperti”. Un sistema già utilizzato in America, collaudato e sicuro. Mentre Washington prepara per la missione la Cape Ray, attualmente attraccata a Portsmouth in Virginia, l’ONU e l’OPAC (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche) cercano di capire come fare a trasportare in maniera sicura il materiale dalla Siria a bordo della nave. Prima di tutto, arrivare attraverso la zone dei combattimenti al porto di Latakia.

Ma quel carico di armi micidiali ancora efficienti che ti passano accanto potrebbero attirare le voglia di molti falli. Quindi, non soltanto portarle via terra ad un porto, ma imbarcarle su una nave anonima per la successiva consegna alla “Cape Ray”. Il “passa veleni”, insomma, forse affidato alla fregata danese Esbern Snare. Ma l’incubo è il trasporto via terra fino a Latakia. L’esercito di Assad dovrebbe scortare la spedizione ma su quel territorio conteso, chi può garantire cosa?

 

Quadro sempre più allarmante della guerra in Siria. Il 2 dicembre, dodici suore ortodosse siriano libanesi sono state sequestrate da un gruppo di jihadisti forse appartenenti al Fronte Jabhat Al Nusra nei pressi di Maalula, centro cristiano a nord di Damasco. Il 3 dicembre un attentato suicida ha causato quattro morti e diciassette feriti nei pressi di un ufficio governativo nel centro della capitale. Pochi giorni fa il rapimento di una cinquantina di curdi nella provincia settentrionale di Aleppo.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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