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giovedì 19 Settembre 2019

Mandela se ne va
il razzismo resta

Il Consiglio d’Europa denuncia: “Aumentano razzismo e politici xenofobi”. Nel rapporto annuale della European Commission against Racism and Intolerance (ECRI) emerge come razzismo e intolleranza abbiano preso piede in Europa, di pari passo con la crisi economica che rafforza i messaggi estremisti

Il razzismo nascosto dei Non razzisti. Difficile difendersi, e forse neppure lo vogliamo sino in fondo. Perché è facile essere democraticamente anti razzisti finché qualche problema di multi etnicità non tocca il tuo quartiere, la tua scuola, i tuoi figli. Comprensibile quindi l’allarme lanciato della commissione del consiglio d’Europa che controlla la situazione nei 47 Paesi dell’organismo internazionale. La ricerca dell’Ecri sottolinea che il razzismo non è più limitato a frange della società e che anche politici moderati usano sempre più spesso argomenti xenofobi e antimusulmani e chiamano a referendum contro non cittadini o minoranze religiose. “Le leggi da sole non sono sufficienti a contrastare questa tendenza. Bisogna fare di più” dice il rapporto, chiedendo un giro di vite legislativo per un’azione più decisa contro i reati razzisti.

 

Mandela pugno chiuso sito

 

Nuovi razzismi. Il razzismo in Europa assume diverse forme, antiche e nuove. Negli ultimi anni è emersa una preoccupante forma di razzismo, che ricorre alla libertà di espressione e a una presunta “vittimizzazione dei bianchi” per giustificare e promuovere atteggiamenti di esclusione e discriminazione. Una sorta di “diritto all’offesa” verso le minoranze etniche e religiose o incitare l’odio verso il diverso, legittimando comportamenti razzisti. Contemporaneamente, si sta sviluppando un’ideologia di “vittimizzazione dei bianchi” o “razzismo al contrario”, per la quale le popolazioni di altre culture sono ritratte come minacce per le popolazioni “native”, che rischiano di diventare una minoranza nelle loro stesse società. Ragioni complesse insomma che molte volte pongono problemi gravi e di difficile soluzione alle società che si trovano ad affrontarli.

 

Diritto all’offesa. Risultato è che le manifestazioni di razzismo sono diventate sempre più accettate politicamente. Gli stati e i leader politici europei non si sono ancora assunti la responsabilità di rispondere a queste tendenze, per paura di perdere parte del proprio elettorato benché due terzi degli europei siano a favore di politiche di uguaglianza e giustizia. Oggi il razzismo e l’intolleranza non sono più limitati ai margini della società . Ciò è dimostrato dal elettorale successo dei partiti di estrema destra in un certo numero di Stati membri. La violenza razzista ha continuato ad affliggere le società europee nel corso del 2010 (i dati più aggiornati disponibili. NdR), che ha avuto inizio e si è conclusa con eventi che hanno coinvolto una vasta parte di migranti provenienti dall’Africa sub -sahariana e interetnica su larga scala in scontri fomentati da formazioni ultranazionaliste locali.

 

Internet razzista. Va denunciato un sempre crescente utilizzo di Internet da parte di gruppi razzista. Comunicazione per il reclutamento, la radicalizzazione, il comando, così come per l’intimidazione e molestie di avversari, denuncia ECRI. Alcuni dei siti più popolari, come Facebook e YouTube, sono ora luoghi privilegiati per la diffusione razzista soprattutto tra i giovani. Centrale tra i movimenti razzisti, il cosiddetto “Antiziganismo”: uno dei problemi più gravi per molte società europee. La questione Zingari attende ancora una esame e della proposte collettive da parte dei Paesi europei. Oltre alla necessità di creare consapevolezza tra le comunità Rom per i contributi che potrebbero dare per il successo dei progetti che in qualche modo li riguardano.

 

Anti migranti. Il Consiglio d’Europa denuncia un marcata aumento del sentimento anti- migranti, ora anche di seconda o terza generazione. Speciale ostilità è riservata a rifugiati e richiedenti asilo a causa delle percezioni su presunti benefici nella ricerca di lavoro. Poi le discriminazioni religiose. Persistenti i pregiudizi contro i musulmani, spesso espressi in dibattiti sui “valori”. Islamofobia che si materializza inevitabilmente in discriminazioni nella vita quotidiana e nei contatti con le autorità. Va rilevato che gruppi musulmani mirano per contro  a creare una società parallela, come rifiuto alla integrazione. L’ “alterità culturale” e le ideologie basate su incompatibilità etnica o religiosa sono pericolose per la coesione sociale come quelle basate sulla superiorità “razziale” .

 

Dettaglio razzismo. Il razzismo e la discriminazione razziale nel mondo del lavoro, ad esempio. Oppure la discriminazione razziale che si manifesta ad esempio nella lotta contro il terrorismo, nell’ istruzione, sport, salute, alloggio e l’accesso a beni e servizi. Su tema lavoro, un paragrafo della  Convenzione europea sui Diritti dell’uomo è stato ratificato solo da 18 dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. Sulla solerzia nei confronti dell’Anti discriminazione razziale Onu, sentite questa: data adozione1965, entrata in vigore1969. Ebbene, sapete quando è stata approvata come legge nazionale entrando in vigore a casa nostra? Il 4 febbraio 1976, dieci anni dopo l’approvazione  delle Nazioni Unite. Non rassicura ma aiuta a pensare. Comunque, per chi fosse interessato ai 25 articoli, testo integrale: http://www.ohchr.org/EN/ProfessionalInterest/Pages/CERD.aspx

 

La legge uguale per tutti. Art. 43 del d. lgs. n. 286/1998, «è considerato discriminatorio ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza, l’origine o la convinzione religiosa. In particolare, oltre a essere oggettivamente discriminatorio, il comportamento deve avere lo scopo o l’effetto di distruggere, o quantomeno di compromettere, il riconoscimento, il godimento o l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica. La definizione è comprensiva sia dei casi di discriminazione diretta, sia di quelli di discriminazione indiretta. Inoltre, non è richiesto lo scopo di perseguire il risultato discriminatorio, essendo sufficiente, per considerare illecito il comportamento, il fatto che questo abbia l’effetto di produrre la discriminazione».

 

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