sabato 20 luglio 2019

Il testamento
del porcellum

“Testamento del porcellino” di Anonimo, IV secolo d.C. parzialmente rivisitato. Marco Grunnio Corocotta detto Porcellum. Da documenti di età carolingia, secolo IX-XI , apprendiamo che l’abbattimento del maiale è d’obbligo avvenga in dicembre. E con luna calante. La Consulta deve darsi una mossa

Dunque, «Il porcellino Marco Grunnio Corocotta ha fatto testamento».

(Marco Grunio, per gli intimi è semplicemente Porcellum).

«Poiché non ho potuto scriverlo di mio pugno, l’ho dettato perché fosse scritto».

 

Il cuoco Magiro (detto il napolitano) ha detto: «Vieni qui, sovvertitore della casa, sconvolgitore dell’aia, porcellino che sempre fuggì, oggi ti tolgo la vita».

Il porcello Corocotta (Porcellum) disse: «Se ho fatto qualcosa, se ho rotto con i piedi qualche vasetto, ti prego, signor cuoco, ti chiedo la vita, concedila a me che ti prego».

Il cuoco Magiro chiamò: «Vieni, garzone, portami un coltello dalla cucina, affinché io possa sgozzare questo porcello».

 

Questo viene catturato dai servi, condotto verso il sedicesimo giorno prima delle Calende lucernine quando abbondano i cavoli, sotto il consolato di Clibanato e Piperato.

(La stagione era questa, e anche la luna coincideva).

E non appena capì che stava per morire, chiese un’ora di tempo e pregò il cuoco di poter fare testamento: fece chiamare a sé i suoi parenti, per lasciare a loro in eredità le sue parti da mangiare.

 

E così egli disse:

«A mio padre Verrino (detto Berluscia) dispongo siano lasciati trenta moggi di ghiande e a mia madre Veturina Scrofa (detta Lalega) quaranta moggi di fior di farina spartana, a mia sorella Quirina (l’A Enne), alle cui nozze non ho potuto partecipare, trenta moggi d’orzo.

(Per la parte che segue e per precisa anche se soltanto orale volontà testamentaria, non sono ammessi ulteriori identificativi per la evidente perigliosità dell’accostamento. Sono invece ammesse proposte da parte dei lettori).

 

E delle mie viscere donerò le setole ai calzolai, le mascelle ai litiganti, le orecchie ai sordi, la lingua agli avvocati e ai parolai, le budella ai salsicciai, le cosce ai rosticceri, i rognoni alle donne, la vescica ai bambini, i garretti agli schiavi cursori e ai cacciatori, le unghie ai ladroni e al cuoco innominabile lascio il mestello e il pestello che avevo rubato: da Tebeste fino a Trieste possa egli legarsi il collo con una fune.

 

 

E voglio che sul mio monumento sia scritto: «II porcello M. Grunnio Corocotta visse 999

anni e mezzo (dal dicembre 2005); se ne avesse vissuto ancora mezzo, avrebbe compiuto mille anni».

Miei ottimi estimatori e voi che vi prendete cura di me, vi chiedo di fare buone cose con il

mio corpo, che condiate bene con buoni condimenti di noce, pepe e miele, affinché il mio

nome sia ricordato in eterno.

Signori miei e miei cugini, che avete assistito al mio testamento, fate firmare».

 

Firmarono: Lardoso, Braciolino, Speziale, Salsicciotto, Prosciutto, Celsino e Nuziale.

Finisce qui il testamento del porcello verso il giorno sedicesimo delle Calende lucernine,

felicemente sotto i consoli Clibanato e Piperato

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