mercoledì 17 luglio 2019

L’Europa in divisa
spende più
di Russia e Cina

L’Ue con le stellette è il secondo ‘top spender’ dopo gli Stati Uniti. 285 miliardi di dollari anno contro i 671,6 miliardi degli Usa, davanti a Cina, Russia e Giappone a 157, 90 e 59 miliardi di dollari. Un po’ meno soldi per la crisi ma non riforme per spesa militare e sistemi d’arma

Se parliamo di Europa armata e in divisa, abbiamo a che fare con paesi che figurano tra i top spenders mondiali e fra i maggiori produttori ed esportatori di sistemi d’arma e tecnologie belliche al mondo. Alla Ue attuale a 28 -come detto nella prima puntata dell’inchiesta- aggiungiamo paesi come la Turchia, l’Islanda, la Serbia, la Macedonia e il Montenegro che hanno inoltrato richiesta di adesione. Questo per operare una sorta di analisi preventiva degli scenari di spesa che si presentano sulla strada di un’Ue sempre più estesa.

 

Nell’Unione Europea esiste un primo gruppo di stati che nel 2012 hanno speso più di 30 miliardi di dollari (Francia, Regno Unito, Germania e Italia) e un gruppo costituito dalla maggioranza degli stati dell’Unione che spende dai 56 milioni di dollari di Malta ai circa 12 miliardi della Spagna. Se poi si considerasse anche la ipotetica futura Ue, ad aprire il secondo gruppo troveremmo la Turchia, con una spesa militare di 17,9 miliardi di dollari nel 2012.

 

La somma delle cifre spese dai primi quattro stati (206,7 miliardi di dollari) è quasi il triplo della somma spesa dal secondo gruppo di stati europei (79,7 miliardi). E anche se aggiungessimo i cinque candidati all’annessione si arriverebbe a una cifra di 98,8 miliardi. Francia, Regno Unito, Germania e Italia spendono insieme poco meno del triplo della restante parte degli stati dell’Ue e spenderebbero comunque più del doppio se all’Ue aderissero oggi Turchia, Islanda, Serbia, Montenegro e Macedonia.

 

Weapons-trade-CS5

 

Secondo il SIPRI, lo Stockholm International Peace Research Institute, la cosiddetta “spesa militare” è la somma di una serie di dati riferiti alle spese in conto capitale riguardanti:

· Le forze armate, incluse le forze preposte alle operazioni di peacekeeping;

· I ministri della difesa e altre agenzie ingaggiate in progetti della difesa;

· Le forze paramilitari, quando si ritiene siano addestrate, equipaggiate e rese

disponibili per attività militari;

· Le attività militari legate allo spazio.

 

Tali macroaree di spesa dovrebbero comprendere:

· Spese per il personale (in servizio militare e civile, pensioni di vecchiaia,

servizi sociali);

· Operazioni e manutenzione;

· Ricerca e sviluppo militari;

· Costruzioni militari;

· Aiuti militari (nelle spese del paese che li fornisce).

 

Sono escluse invece:

· Difesa civile e spese militari pregresse (benefici ai veterani, smobilitazioni,

distruzione di armamenti e contributi per la riconversione produttiva).

 

Nelle prossime puntate i conti in tasca alle diverse forze armate statali. Ma tornando invece all’Europa e ai numeri, è il caso di fare alcuni chiarimenti.

La spesa militare pro capite dei paesi dell’Ue è disomogenea rispetto alle cifre di spesa che caratterizzano i dieci top spenders analizzati nella parte centrale del lavoro.

Si nota infatti che paesi come Danimarca, Finlandia, Lussemburgo e Cipro, i quali hanno quote di spesa militare più basse di quelle dei dieci top spenders, hanno spese pro capite evidentemente alte e superiori persino a quelle di Italia e Germania.

 

In base ai dati Sipri, infatti, un cittadino danese spende, nel 2012, 811 $, un finlandese 717 $, un cipriota 621 $ per sostenere le spese militari del proprio paese. Sono cifre che, senza considerare la situazione economica di tali paesi, sembrano molto alte. In questo senso vale ancora la prospettiva per cui un’Europa più “unita” in merito a tali questioni possa portare giovamento anche alle tasche dei cittadini.

 

Rimane comunque da considerare che l’Ue nella sua unità è il secondo attore mondiale in riferimento alle spese militari. Considerata nella sua attualità geografica, l’Ue ha una spesa militare complessiva di 285 miliardi di dollari (305,8 circa considerando anche Turchia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Islanda) e si piazza al secondo posto mondiale dietro gli Stati Uniti (671,6 mld $) e davanti a Cina, Russia e Giappone (rispettivamente 157,6 miliardi, 90,6 mld e 59,2 mld di $) che sono i top spenders mondiali.

 

 

 

 

Potrebbe piacerti anche