Europa militare
nano spendaccione

L’Occidente tira la cinghia. La novità è che le quote di bilancio destinate alla difesa, negli stati dell’Occidente, sono nella maggior parte dei casi in flessione. Una inversione di tendenza nel decennio 2003-2012 dovuta in gran parte alla crisi economica ma anche al sempre minore impegno in Afghanistan, Iraq e Libia. Non a caso, anche negli Stati Uniti, riferimento mondiale per spesa militare e per compravendita di sistemi d’arma, le spese militari sono in flessione da due anni.

In ascesa, invece le quote di bilancio destinate alla spesa militare di Cina e Russia, impegnate in un processo di riforma dei sistemi di difesa nella volontà di conquistare (nel caso della Cina) e riconquistare (nel caso della Russia) una posizione privilegiata a livello strategico.

Sullo sfondo, la crescente importanza della Turchia, stato che approfitta della propria vivacità economica e della posizione geografica privilegiata per elevarsi ad attore regionale di primo piano e si propone come grande opportunità strategica per un’Unione Europea sempre più allargata e rivolta verso est.

La doppia Europa. I dati relativi all’Unione Europea sono volutamente doppi. Ci sono le cifre dell’Ue a 28 stati, ma vengono presentati anche dati relativi all’Ue con l’aggiunta di quei paesi la cui richiesta di adesione è al centro di negoziati (Turchia, Serbia, Montenegro, Islanda e Macedonia).

Questo, nella prospettiva di un’Unione Europea in allargamento, per avere la consistenza potenziale delle spese militari di un attore regionale di grande importanza che, con la possibile annessione di alcuni paesi balcanici e della Turchia, si apre sempre più verso Oriente, soprattutto quello islamico.

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Uno sguardo sul mondo. Le spese militari mondiali nel 2012, sono arrivate 1756 miliardi di dollari. Si tratta, secondo il Sipri, del 2,5% del prodotto interno lordo mondiale. Tuttavia, il totale della spesa militare mondiale è in flessione rispetto al 2011 (-0,4%) per la prima volta dal 1998, ma si tratta pur sempre della cifra più alta negli anni fra la fine della seconda guerra mondiale e il 2010.

Locomotive come Stati Uniti, paesi dell’Europa centrale e occidentale e altri paesi sviluppati fanno segnare una flessione delle cifre stanziate, mentre i paesi dell’Europa orientale e la maggioranza dei paesi in via di sviluppo aumentano progressivamente i fondi destinati al mondo militare.

In Asia e Oceania le spese militari sono in crescita nel 2012, ma in maniera minore rispetto agli anni precedenti a causa del rallentamento della crescita economica causato dalla crisi finanziaria del 2008.

In ascesa, invece, quelle della Federazione Russa. Il governo di Mosca sta attuando una imponente riforma per modernizzare le forze armate e i sistemi d’arma ancora legati a strutture e tecnologie dell’era sovietica. La riforma richiede un impegno talmente consistente a livello industriale e tecnologico che alcuni esperti ritengono che essa sarà portata a termine solo in modo parziale.

Le periferie armate. In Asia continuano gli incrementi in Cina, Indonesia e Vietnam, mentre in India sembra essere in atto un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni.

In Medio Oriente e Africa settentrionale gli aumenti delle quote di bilancio destinate alle spese militari sembrano consistenti, mentre nell’Africa subsahariana le spese sono in decremento.

L’America centrale, caratterizzata di solito da una crescita delle spese militari mai importante, si fa notare per gli incrementi repentini di quasi tutti i paesi, in particolare di Messico e Panama. Tali sforzi economici sono legati al continuo e spesso non decisivo impegno governativo contro le bande criminali e contro i cartelli della droga che imperversano nella zona.

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Stati Uniti Top Spender. Le spese militari degli Stati Uniti sono in flessione (poco più di 671  miliardi di dollari) rispetto ai tre anni precedenti. Il primo consistente decremento dal 2003. Il picco massimo è del 2010, anno in cui le spese militari statunitensi hanno superato i 720 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti rimangono, nonostante ciò, il paese con le spese militari più consistenti. Si tratta -va ricordato- del paese con il maggior potere militare sulla terra.

Dopo l’impegno severo e prolungato delle due operazioni in Afghanistan e Iraq, ci si avvia a una riduzione del personale militare, anche se i vertici delle forze armate Usa sperano  che i tagli ai bilanci della difesa non mettano in pericolo gli investimenti.

Alcune importanti decisioni strategiche sono costantemente al vaglio dell’amministrazione in un clima di risparmi. In particolare, alcuni progetti relativi al corpo dei Marines sono ancora in fase di approvazione, così come la versione STOVL (Short Take-Off and Vertical Landing) dell’F35, alcuni veicoli tattici dell’Esercito e lo stesso progetto della Marina di mettere in campo una flotta da 313 navi.

La Russia insegue. I fondi destinati alle spese militari russe nel decennio 2003-2012 sono raddoppiati. Un aumento costante degli investimenti che va dai 42,6 miliardi di dollari nel 2003 ai 90,6 nel 2012. La Russia -va ricordato- rimane una delle potenze militari del globo con un importante arsenale nucleare.

L’esercito è sotto esame quanto a capacità “netcentrica” e di comunicazione digitale, mentre i progetti che riguardano l’aviazione sono finalizzati a ottenere armi aria-terra di maggiore raffinatezza e precisione.

Nel 2012 il sistema pensionistico militare è stato rivisto per renderlo più competitivo rispetto al civile e garantire più assunzioni e un trattamento economico più adeguato per il mantenimento del personale già facente parte delle forze armate.

Tuttavia, l’industria non è sempre competitiva e non sempre riesce a soddisfare la domanda pur consentendo alla Russia di mantenersi fra i maggiori produttori ed esportatori armamenti. Nello stesso tempo, la coscrizione obbligatoria rimane effettiva, l’addestramento del personale è costante e consente a Mosca di mantenere un numero altissimo di componenti delle forze armate con svariate capacità operative.

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In Cina sempre più vicina. Pechino ha praticamente triplicato la spesa in un decennio passando da 57,4 miliardi di dollari a ben 157,6. Un altro tassello alla politica di espansione e difesa dei propri interessi di cui la Cina è protagonista da anni. Nell’Esercito Popolare di Liberazione è in corso un processo di ammodernamento che va di pari passo con la crescita economica del colosso asiatico.

Con una flotta di sottomarini in via di sviluppo, con un supporto navale sempre più attento, aerei e veicoli corazzati più competitivi, le forze armate cinesi sono meglio equipaggiate di quelle dei meno sviluppati paesi del Sudest Asiatico.

Tuttavia, in un ipotetico scenario di guerra effettivo (la Cina non partecipa a un conflitto dalla guerra Cino-Vietnamita del 1979), gli esperti sono scettici sulle reali capacità e sull’esperienza delle forze armate cinesi.

Ritorna il Vietnam. Anche i paesi del Sudest asiatico sono protagonisti di consistenti incrementi nelle spese militari. Non si tratta minimamente di cifre paragonabili a quelle dei colossi visti prima, ma, in particolare Vietnam e Indonesia, sono protagonisti, nel 2012, di impennate significative delle spese militari.

Hanoi, nel decennio raddoppia le spese passando da 1,5 miliardi di dollari a 3,4.

Discorso analogo  per l’Indonesia. Giacarta ha destinato alle spese militari più di 7 miliardi di dollari nel 2012. Aumento deciso nel decennio 2003-2012 in cui si passa da 4 a 7 miliardi.

Infine, per concludere questa breve rassegna dei dati più significativi nello scacchiere globale, il Messico, le cui spese si sono incrementate di più di 3 miliardi di dollari dal 2003 al 2012. L’aumento è costante e progressivo nel decennio (da 3,9 miliardi di dollari a 7,1) e la dice lunga sugli sforzi del paese centramericano nella lotta dei cartelli della droga e della criminalità diffusa dalle parti di Città del Messico.

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