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giovedì 14 20 Novembre19

Perché l’Iran amico dell’Occidente
fa paura a destra

Gli accordi di Ginevra sul nucleare iraniano forse non saranno da manuale del perfetto diplomatico, ma arrivano -loro sì- come una bomba su prevenzioni trentennali che avevano imbalsamato le politiche mediorientali nel pianeta. Buoni e cattivi da ridiscutere nel processo di riavvicinamento tra Iran e Occidente. Con alcuni spunti di riflessione che vanno oltre l’apparenza […]

Gli accordi di Ginevra sul nucleare iraniano forse non saranno da manuale del perfetto diplomatico, ma arrivano -loro sì- come una bomba su prevenzioni trentennali che avevano imbalsamato le politiche mediorientali nel pianeta. Buoni e cattivi da ridiscutere nel processo di riavvicinamento tra Iran e Occidente. Con alcuni spunti di riflessione che vanno oltre l’apparenza di questo primo impatto alle notizie da Ginevra.

Già si litiga sulla solidità dell’accordo raggiunto e nessuno sembra prendere in considerazione quali sarebbero state le gravi conseguenze di un mancato accordo per la stabilità di tutto il Medio Oriente rappresentato non solo dal mondo arabo, ma anche da paesi come l’Afghanistan ed il Pakistan, nei quali l’Iran è particolarmente coinvolto. All’ultimo Atlantic Council, l’8 novembre a Washington, gli esperti hanno tracciato questo scenario su un eventuale -e allora temuto- mancato accordo con l’Iran.

1) Grave minaccia per il futuro dell’Afghanistan dopo il ritiro delle truppe statunitensi nel 2014;

2) Probabile presa di distanze e allontanamento politico da Israele della componente europea se saltasse l’accordo con Teheran a causa dell’opposizione di Gerusalemme.

Una rivoluzione strategica inimmaginabile sino a ieri, con l’occidente che potrebbe prendere le distanze da Israele. Da far riflettere Israele e, assieme, gli Stati Uniti.

Tra le possibili conseguenze dietro ad un mancato accordo, anche Iran e Afghanistan. Ma quale il nesso tra loro?

 

L’Iran e l’Afghanistan condividono un importante bagaglio culturale. In buona parte la lingua dari, la religione e la storia. Fattori che hanno contribuito negli ultimi decenni a creare un forte collegamento tra i due stati. E’ noto che l’Iran ha a sempre esercitato un’influenza diretta e forte su parte della popolazione afghana, “soft power” come si chiama oggi in occidente. Negli gli ultimi decenni, l’Iran ha accolto migliaia di profughi afghani che cercavano rifugio dal regime talebano.

Ciò che i politici iraniani e statunitensi non sono riusciti a riconoscere è che sia gli USA sia l’Iran condividono gli stessi interessi per quanto riguarda l’Afghanistan. Entrambi interessati ad un Afghanistan stabile, soprattutto dopo il ritiro delle truppe americane (e italiane) il prossimo anno.

Altri interessi Usa-Iran coincidenti?

Le elezioni afghane del prossimo aprile. Se gli Stati Uniti e l’Iran saranno ancora ostili tra di loro, entrambi i paesi potrebbero perdere la preziosa occasione di influenzare l’andamento delle elezioni, il cui risultato appare oggi tutt’altro che scontato. Ovviamente un futuro stabile in Afghanistan tra la potenza economico militare in parziale ritirata e la “soft power” regionale non poteva neppure essere ipotizzato senza l’accordo di Ginevra.

 

Ora vediamo che il Congresso Usa -l’ala estrema della destra repubblicana- è pronta a proporre una nuova serie di sanzioni che, se approvate, contribuiranno sicuramente ad alimentare il risentimento della componente più integralista della leadership iraniana. Ma soprattutto c’è il problema dalla posizione di Israele. Il Primo Ministro Netanyahu, leggiamo in cronaca, contesta duramente l’accordo raggiunto a Ginevra. Israele e, più importanti ancora per Obama, gli ebrei americani.

La Republican Jewish Coalition, una lobby molto influente all’interno del partito repubblicano, presieduta dal magnate Sheldon Adelson, ha recentemente esortato il Senato ad approvare una legge che vieterebbe alla comunità internazionale di vendere qualsiasi quantità di petrolio a Teheran.

Adelson si è addirittura spinto fino al punto di suggerire che gli Stati Uniti dovrebbero detonare

una testata nucleare in una regione deserta dell’Iran per lanciare un messaggio

chiaro alla leadership iraniana.

Colpisce come le tre destre di schieramenti formalmente nemici tra loro, si siano di fatto ritrovate su posizioni analoghe. Destra Usa, destra israeliana, destra iraniana. Ma c’è un quarto fattore di cui già abbiamo accennato, L’Europa che per una volte potrebbe decidere di voler dire la sua. Non accettare più le posizioni più dure e oltranziste di Israele. Sul nucleare iraniano ma non soltanto. Sui negoziati di pace con la Palestina, per toccare il punto chiave di ogni possibile pacificazione del Medio Oriente. La possibilità che l’Europa sempre incerta dell’Unione possa giungere a prendere la distanze da Israele apre uno scenario che dovrebbe inquietare sia Tel Aviv sia Washington.

 

 

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