Privacy Policy Trasporto urbano : l'ingorgo del debito -
sabato 7 Dicembre 2019

Trasporto urbano :
l’ingorgo del debito

Il 40% delle aziende è tecnicamente fallito. A Napoli debiti per 500 milioni. Ieri gli autobus sono rimasti in deposito senza benzina. A Genova la protesta dei lavoratori dell’Amt sta paralizzando la città. L’Atac di Roma ha un miliardo e 200 milioni di debiti, travolta da scandali e clientele

Metà di loro sono imprese in fallimento, ma fanno ancora finta di nulla. Servizi di Tpl, trasporto pubblico locale offronsi in liquidazione. Prezzi di vendita stracciati ma debiti da far paura. Ad esempio il miliardo e 200 milioni dell’Atac di Roma. Secondo il sottosegretario ai Trasporti Erasmo De Angelis, su 1140 aziende pubbliche e private di trasporto locale, «il 43-44% è tecnicamente fallito». Perché ora aziende e Comuni devono assolutamente raggiungere il pareggio di bilancio.

 

Pesano i tagli dei finanziamenti statali. Il Fondo unico nazionale è sceso da 6,4 a 4,9 miliardi. Le Regioni sono riuscite a riprogrammare qualcosa nei trasporti e a metterci per ora una pezza. Una sentenza della Corte costituzionale intanto ha stabilito che «la mobilità è finalmente riconosciuta servizio pubblico essenziale la cui garanzia deve essere lasciata allo Stato centrale». Ma i soldi  dello “Stato centrale” non ci sono o sono una goccia nel mare dei debiti e il crack è la prospettiva.

 

Su tutto questo incombe anche l’obbligo fissato dall’Europa di assegnare con gara la gestione dei trasporti pubblici locali entro il 2019. Ed è proprio questo ad aver scatenato le paure e le rabbie dei lavoratori Amt a Genova. Azienda municipale che -ha assicurato il sindaco Marco Doria- resterà pubblica fino al 31 dicembre 2014. Nel 2015, come prevede una legge regionale appena approvata, verrà fatta una gara per il trasporto unico regionale. Molti posti di lavoro (2300 a Genova) a rischio.

 

Il percorso del gambero negli anni, tra gomma e rotaia. Gli sforzi di investimento in mezzi e vetture/km (vetture in servizio per chilometro di percorso) nel corso dell’ultimo decennio sono serviti sostanzialmente per tornare alla situazione del 1995. I dati da “Il trasporto pubblico locale in Italia, prospettive e confronti internazionali”. Studio realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo in collaborazione col Dipartimento di Ingegneria dei Trasporti dell’Università Federico II di Napoli.

 

La crisi e la mobilità urbana. I numeri raccontano di una forte flessione della mobilità urbana negli anni 2005 e 2006. Eravamo ricchi. Poi l’uso del mezzo pubblico ha cominciato lentamente a risalire: dal 63% del 2006, al 65% del 2010. Tra il 2004 e il 2010 l’incidenza del “ferro” sulla mobilità nelle medie città (100.000-250.000 abitanti) e grandi città (>250.000 abitanti) è passata da poco più del 30% a poco meno del 40%; analogo il balzo in avanti della rotaia nelle sole grandi città al 43%.

 

I tagli nel settore gomma sono circa del 10%, ma disomogeneamente distribuiti nel territorio (- 23% Campania, – 41% Molise, 0% Lazio, Puglia, Marche, Friuli ecc.), mentre i tagli sui servizi ferroviari sono più generalizzati, anche se ci sono sempre diversità significative: dal – 20% Campania, allo 0% della Lombardia. Disparità anche nelle tariffe decise dalle Regioni per far fronte alla riduzione dei finanziamenti (+15% Veneto, + 20% Liguria e Abruzzo, + 23% Lombardia). Mancano dati generali.

 

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