sabato 15 dicembre 2018

JFK, gli strani killer per Jim Garrison

Le immagini di un sogno. Poi «JFK» divenne un film diretto da Oliver Stone nel 1991. L’assassinio del Presidente Kennedy ricostruito sulle indagini del procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison. Qui di seguito il racconto delle indagini scritto dello stesso Garrison. La Cia ed i gay

Più di 20 anni fa un regista geniale come Oliver Stone girò un film bellissimo dal punto di vista cinematografico ma del tutto inattendibile come documento storico. Parliamo di “JFK”, il culmine filmico delle teorie del complotto elaborate in questi 50 anni negli Stati Uniti e nel mondo. L’eroe della pellicola era il Procuratore Distrettuale di New Orleans Jim Garrison, interpretato c dall’attore Kevin Coastner. A film visto c’è chi ha accusato Stone di aver messo in scena delle deliberate falsità. Significativo a questo proposito il documento che segue. La trama dei killer gay di Garrison

Il documento che segue, raccolto da Carmelo Pugliatti, è tratto dalla rivista “Tempo” del 25 Aprile 1967 che riporta un testo scritto dallo stesso Jim Garrison per la rivista “Quick”. Questo il sommario di 46 anni fa: “Jim Garrison, Procuratore Distrettuale della Louisiana rivela interamente per la prima volta la trama della congiura per l’assassinio del Presidente degli Stati Uniti. Gli uccisori di John Kennedy facevano parte di un gruppo di omosessuali che frequentavano il quartiere france se di New Orleans. Solo Per caso Lee Harvey Oswald venne coinvolto nella congiura”.

Nel pezzo precedente sul caso Kennedy, è stato postato un commento da Fiorenzo Senese, “Beh, non fa una piega, all’epoca, se non erano i comunisti, erano gli omosessuali!!!”. Credo meriti citazione e riflessione, soprattutto alla luce del linguaggio usato con malcelato imbarazzo del procuratore della Louisiana. La definizione degli omosessuali individuati da Garrison varia da “anormale” a “invertito”, da “abiette degenerazioni” a “perverse passioni”. Sodoma e Gomorra per il moralista Garrison. Scopriamo inoltre che Jack Ruby, l’assassino di Lee Oswald, era dichiaratamente gay e che forse lo stesso Lee non era insensibile a certe attrazioni sessuali.
Ma leggiamo.

Garrison_Jim_New-Orleans_1960s

«Io, Jim Garrison, ho lavorato per tre anni attorno al “caso Kennedy”.

Non ho speso 900 mila dollari, come ha fatto la Commissione Warren: ne ho spesi solo 4600. Sono sicuro però che, quando arriveremo al processo contro Clay Shaw, fra circa cinque mesi, sarò in condizioni di produrre le prove esaurienti che il Presidente John Kennedy è stato víttima di un complotto tra un gruppo di omosessuali.

Dimostrerò che Lee Harvey Oswald faceva effettivamente parte del complotto, ma dimostrerò anche che Lee Harvey Oswald non è stato il solo a sparare.

Il vero assassino si chiama Manuel Garcia Gonzales. E l’anima, il cervello del complotto è appunto Clay Shaw. I congiurati, tutti appartenenti alla schiera degli anormali, nella preparazione del loro misfatto hanno avuto un precedente molto noto nella storia criminale degli Stati Uniti: il caso Leopold e Loeb, accaduto a Chicago nella primavera del 1924.
Questa è la mia teoria.

Ma ecco gli elementi concreti i dati di fatto, che hanno portato a formarmi una teoria di questo genere. L’amico del cuore di Clay Shaw era un aviatore: il pilota David W. Ferrie. Ferrie conobbe per un caso Lee Oswald e si ínvaghì di lui. Era la primavera del 1962. In quell’epoca Shaw e Ferrie avevano certamente già deciso di assassinare il Presidente degli Stati Uniti. So benissimo che tutto questo si configura come una torbida e quasi incredibile vicenda. Ma io dimostrerò punto per punto come sono arrivato a convincermi che questa “torbida vicenda” è la sola verità possibile nell’assassinio del Presidente Kennedy. 

Tre anni fa la polizia federale mi diede l’incarico di interrogare David W. Ferríe. Gli uomini dell’ FBI, non so come né perché ritenevano che ci potesse essere una relazione tra l’assassinio di Kennedy e la persona di Ferrie. Dal mio colloquio con lui emersero subito alcuni elementi che richiamarono la mia attenzione e svegliarono i miei sospetti. Immediatamente dopo l’attentato, Ferrie partì in compagnia di due individui dei quali si rifiutò sempre di rivelare l’identìtà, da Nuova Orleans per Houston, nel Texas.

Gerri copertina

A Houston, sempre in compagnia dei due individui rimasti ignoti, Ferrie si recò al campo di pattinaggio della città; si era piazzato accanto al posto telefonico pubblico e per due ore aveva atteso una chiamata. Dopo che Ferrie ebbe parlato al telefono, i tre uomini proseguirono il loro viaggio nella notte e raggiunsero Galveston. Qui si fermarono per attendere un altra telefonata. L’attesa, nei locali di un ristorante automatico, questa volta durò tre ore.

Quando domandai a Ferrie quale era stato lo scopo di quel suo viaggio così fuori dell’ordinario, il pilota mi rispose semplicemente: «Si trattava di una vacanza ». La risposta non era soddisfacente e valse soltanto a rafforzare i miei sospetti. Ordinai l’arresto di Ferrie e lo feci consegnare alla polizia federale. Ma dalla polizia federale non seppi più nulla. E poiché la faccenda aveva svegliato la mia curiosità decisi di proseguire le indagini per conto mio.

Potei appurare così che nella stessa notte in cuì Ferrie e i suoi compagni si erano fermati prima a Houston e poi a Galveston per attendere quelle telefonate, anche un certo Breck Wall, e proprio nelle stesse ore, si era fermato prima a Houston e poi a Galveston. Ora, qui la storia cominciava diventare interessante, risultava che Breck Wall era un amico molto stretto di Jack Ruby. E Jack Ruby, per quanto e stranamente della cosa finora non si sia parlato, era anche lui noto come anormale, tanto che i suoi “amici” nell’intímità lo chiamavano ‘Tinky”.

 

A questo punto avevo accertato due cose. Prima: l’ínvertito David W. Ferrie, subito dopo l’attentato a Kennedy, aveva intrapreso, in compagnia di due persone, un viaggio nella zona di Dallas per il quale non riusciva a dare una giustificazione plausibile. Seconda: si poteva legittimamente presumere che in quella notte l’omosessuale Ferrie si fosse messo in rapporto con un amico dell’omosessuale Jack Ruby. Non era molto, naturalmente.

 

Era tuttavia quanto bastava per incominciare. Subito dopo cercai di sapere esattamente che cosa aveva fatto Jack Ruby dal momento dell’assassìnio di Kennedy fino al momento in cui egli stesso aveva scaricato la sua pistola addosso all’uomo arrestato come l’assassino del Presidente, uccidendolo. Potei stabilire che Jack Ruby aveva fatto qualche cosa di estremamente insolito, per un uomo come lui: aveva pagato tutti i suoi debiti.

Garri Ruby ammazza Lee sito

Bisogna sapere che Ruby era stato afflitto dai debiti per tutta la sua vita, e che non era mai accaduto che facesse fronte ai suoi ímpegni di propria iniziativa. Questa volta invece aveva dato 25 dollari a una spogliarellista del suo locale notturno e si era procurato, svendendo alcune quote della sua partecipazione alla gestione del locale, altri duemíla dollari che aveva equamente distribuito tra i creditori che attendevano da mesi. Aveva fatto però anche un’altra cosa: un quarto d’ora prima di mezzanotte aveva parlato al telefono con Breck Wall, a Galveston. 

Oggi mi sembra chiaro che Jack Ruby aveva ricevuto da Ferrie, attraverso Breck Wall, l’ordine di uccidere Oswald. Dalla prima intuizione sull’esistenza di questo complotto tra omosessuali a quello che oggi conosco con certezza sull’argomento la strada è stata lunga. E non piacevole. Una strada che mi ha condotto attraverso le più abiette degenerazioni della natura umana, che mi ha obbligato a soffermarmi sulle passioni più perverse e a rimuovere una incredibile quantità di sudiciume. Non voglio dire con questo che la Commissione Warren e la polizia federale, nel corso della loro inchiesta, abbiano voluto evitare la sporcìzia.

Ma so oggí che, fino a quando si procede con i metodi convenzionali di indagine in un ambiente come quello in cui è stata organizzata e decisa l’uccisione di Kennedy, le probabilità di riuscita sono ridotte al minimo. Per indurre alle “confidenze” un criminale intelligente, e che sia anche un invertito, bisogna disporre di qualcuno capace di muoversi a suo agío tra gli scogli della particolare psicologia di chi è dedito all’omosessualità. Per la mia inchiesta ho avuto a disposizione un uomo di questo genere. Desidero che il suo nome non venga pubblicato, ma sono pronto a rivelarlo se dovesse essere necessario.

Nei suoi anni giovanili, il mio uomo aveva frequentato tutta la gioventù corrotta del quartiere francese di Nuova Orleans. Era uno dei loro, in poche parole: tanto da sapere quali sono i loro pensieri, quali i loro sentimenti, di che genere di reazioni sono capaci. Anche se nel frattempo si è sposato tre volte, non ha dimenticato quello che era e per me ha fatto davvero un ottimo lavoro. E’ stato lui ad aprirmi la strada che mi ha portato fino a Clay Shaw. E nessuno ha detto ancora chiaramente che genere di omosessuale sia quest’uomo: Clay Shaw, voglio dire.

Gari Clay-Shaw sito

Nel suo appartamento abbiamo trovato fruste e catene, e sulle fruste e le catene sangue rappreso. Abbiamo trovato anche un paio di scarpe che erano appartenute a un carnefice cinese. Ma soprattutto abbiamo trovato un fucile. E’ stata una scoperta molto più importante di tutti gli arnesi a destinazione erotica. Il fucile infatti era dello stesso tipo di quello usato da Lee Harvey Oswald per sparare sul Presidente Kennedy. Personalmente potrei dire che non avevo nessun dubbio di trovare in casa di Shaw un’arma come quella.

Fin dall’ìnízio delle mie indagini mi ero procurato un elenco delle 1600 persone che erano in possesso di un fucile appartenente alla stessa serie dell’arma del delitto. Ero convinto fin dal prímo momento che in un “caso” come quello dell’assassínio di Kennedy, se si ha il proposito di distrarre le indagini della polizia mettendo nei guai una persona sola, è necessario che i “killer” usíno tutti un’arma di identico tipo. Alla lunga i periti riusciranno sempre a stabilire da quale arma sia uscito il proiettile che ha ucciso. E rimarrà in trappola il primo che verrà trovato in possesso dell’arma identificata: gli altri, i veri assassini in questo caso, avranno un margine di tempo sufficiente per fuggìre.

Il piano era appunto combínato così: Lee Oswald, che nella sparatoria aveva soltanto il compito di distrarre l’attenzione dei testímoni, era anche l’uomo destinato ad apparire come il vero colpevole. Sono del parere che Clay Shaw aveva assegnato all’infelice Oswald questo compìto dìsperato, di cui Oswald era naturalmente all’oscuro, perché lo odiava. Era geloso di lui a causa dell’affetto che Ferrie gli dimostrava.

A confermarmi nell’opinione che Clay Shaw deve essere considerato come il cervello del complotto ha contribuito la deposizione di James Dondson, un altro dei suoi “amici”. Nel momento in cui Kennedy venne ucciso, Shaw si trovava con Dondson in una camera d’albergo. Pochi minuti dopo l’attentato, squillò il telefono e un certo Richard Randoff informò Shaw che avevano sparato su Kennedy. Per quanto Randoff avesse detto semplicemente sparato su Kennedy, per Clay Shaw fu subito chiaro che il Presidente era stato ucciso. Appena abbassato il ricevitore Shaw infatti si rivolse a Dondson e disse: «Adesso bisogna che faccia un paio di telefonate ».

Garri foto shaw e lee sito

Ed ecco quello che io giudico l’anello destinato a saldare la catena delle prove contro Shaw. Proprio nel momento in cui, dalla camera d’albergo, Clay Shaw era impegnato con le sue telefonate, il telefono suonò in casa dell’avvocato Dean Andrews. Un tale, che si qualificò come Clay Bertrand, chiese all’avvocato se si voleva assumere la dífesa di Lee Oswald. La specialità di Andrews era appunto la difesa degli omosessuali, e l’avvocato conosceva Oswald. Alla polizia federale non è mai riuscito di stabilire l’identítà di questo Clay Bertrand, che aveva chiamato al telefono l’avvocato Andrews.

lo affermo che Clay Shaw e Clay Bertrand sono la stessa persona. E’ noto infatti che gli invertiti hanno l’abitudine, anche tra di loro, di non farsi conoscere mai con il loro cognome autentico. Estorsioni e ricatti sono sempre possibili, ed è indispensabile mantenere un certo incognito. Il nome di battesimo invece lo usano comunemente. Niente di più che un’intuizione, naturalmente, che i due Clay siano la stessa persona: ma un’intuizione così prepotente che mi ha indotto a spingere più a fondo le mie ricerche. E così, nell’ambiente degli anormali, ho trovato più di un testimonio che conosceva Shaw proprio e soltanto con il cognome di Bertrand.

Non è stato facile farli parlare, e meno ancora indurli a dire la verità. Gli omosessuali, sia che vengano perseguiti penalmente sia che si parli con loro senza giudicarli colpevoli, sanno che la società considera le loro inclinazioni come qualche cosa di anormale. E poiché non vogliono essere completamente esclusi da questa società, fondano la loro vita sulla menzogna. Mentono così a lungo e per abitudine, che la bugia diventa per loro una seconda natura.Per costringerli a dire la verità non ci sono che due mezzi: l’ipnosi e il siero della verità. Mi sono servito di tutti e due. E così sono arrivato all’ultimo anello nella catena delle mie prove.

Quest’uomo, in compagnia del suo amico del cuore, il pilota David W. Ferrie, e in presenza di altri omosessuali, ha organizzato il complotto come Clay Shaw. Subito dopo l’attentato ha cercato, come Clay Bertrand, un difensore per Oswald. E’ ancora un indizio dell’ambiente. E dall’anormale Ferrie si arriva direttamente all’anormale Ruby. Le linee essenziali del complotto per me sono chiare. Oramai si tratta soltanto di dettagli. Non mi meraviglierei però se, attraverso uno di questi dettaglì le conclusioni del “rapporto Warren” si rivelassero niente altro che un mucchio di inutili carte.

Garrison tv

Certo la Commissione Warren e la polizia federale non sottovalutano la mia attività. Quando io ho reso pubblico per la prima volta il nome di Clay Shaw, la polizia federale ha fatto sapere di avere già da tempo interrogato Shaw e di non aver trovato nella sua situazione niente di sospetto. Ma poiché il “rapporto Warren” ha come allegati numerosi verbali di interrogatori della polizia federale e tra questi verbali non si trova traccia degli interrogatori di Shaw, si deve concludere che la polizia non ha ritenuto dì comunicare alla Commissione il contenuto di tali interrogatori.

A questo punto l’opinione pubblica si potrà domandare quali altri importanti documenti sono rimasti presso glì archivi della polizia. Se la Commissione non ha avuto a disposizione tutto ìl materiale delle indagini, appare chiaro che il rapporto conclusivo è privo di valore e che rimane aperta una porta per una nuova inchiesta ufficiale. Un’inchiesta che faccia luce definitiva sul mistero della morte del Presidente Kennedy. Io sono sicuro, attraverso le prove che ho raccolto per il processo contro Clay Shaw, di riuscire a convíncere la Corte dell’esistenza di un complotto tra omosessuali. Ma so anche che si attende da me la rivelazione dell’esistenza di una congiura di proporzioni molto più ampie.

Qualche settimana fa io stesso infatti ho accennato a un retroscena nel quale si muovevano esuli cubani. Posso dichiarare adesso che si trattava soltanto di una manovra diversiva. Dal momento che la stampa aveva svelato la vera natura della mia attività, era indispensabile che io non mi tagliassi la strada verso la verità e mascherassi quelli che erano i miei veri obiettivi. Era meglio che tuttì credessero nella mia convinzione che le mosse dell’attentato erano partite da Cuba. In realtà, nel complotto, vi sono anche alcune vaghe e sottili connessioni con gli estremisti cubani. Oswald, senza dubbio, era in rapporto anche con il loro ambiente. Io ho però abbastanza fondatí motivi per ritenere che Clay Shaw, dopo che ebbe notizia delle relazioni politiche di Oswald, pur essendo stato l’ideatore del complotto, abbia ridotto al minìmo la sua partecipazione alla realizzazione dell’impresa.

Nell’ultima fase dell’attentato, l’attività di Shaw è stata sicuramente molto limitata, non saprei se per ragioni politiche o semplicemente per il suo sentimento di gelosia nei confronti di Oswald. Il fatto dì essere stato, assieme a Ferrie, l’artefice del complotto, gli dovrebbe costare dieci anni di carcere. Ma io sono preparato a lasciarlo andare se egli sarà disposto a consegnarmi il vero assassino: Manuel Garcia Gonzales».

Garrison assassino sito

Jim Garrison, nome completo Earling Carothers Garrison, è morto nel ’92. Fu per molti versi una figura controversa. Svariate le opinioni su di lui che sono passate attraverso la stampa e il giudizio degli storici: secondo alcuni ebbe il merito di aver contribuito a far emergere un complotto che avrebbe portato all’uccisione di Kennedy. Secondo altri fu solo abile nello sfruttare l’intero caso per una promozione di carattere personale.

Clay Laverne Shaw, indicato come la “mente” del complotto “gay”, morto nel 1974, è stato un imprenditore statunitense, l’unico rinviato a giudizio – con l’accusa di cospirazione – nell’ inchiesta sull’assassinio di John F. Kennedy. Fu ritenuto non colpevole.

 

 

 

Potrebbe piacerti anche